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La condizione di gay e lesbiche
nei due continenti è diversa
Omosessuali e politica in America e in Europa
Se n’è parlato a Scienze
Politiche durante un seminario di studio svoltosi alla presenza,
tra gli altri, del sociologo statunitense Steve Seidman e di quelli
palermitani Antonio La Spina e Salvatore Costantino. Tra i relatori
anche il docente di Diritto Penale, Giovanni Fiandaca
La condizione
degli omosessuali in America ed Europa: su questo argomento che
si è tenuto il seminario di studio, svoltosi alla facoltà
di Scienze Politiche, dal titolo “Politiche pubbliche e omosessualità”.
Alla presenza di un eminente studioso americano come Steven Seidman,
sociologo della “University at Albany” di New York,
si è sviluppato un dibattito sulla storia dei movimenti omosessuali
nei due diversi continenti.
“Alla fine degli anni sessanta, gay e lesbiche si concentrarono
maggiormente nelle grandi città statunitensi creando così
delle vere e proprie organizzazioni - afferma Seidman -. Negli anni
settanta nacque, quindi, una sub-cultura omosessuale in tutti gli
Stati Uniti che portò infine, negli anni ottanta e novanta,
alla diffusione della stessa sotto ogni aspetto della vita comunitaria:
sociale, culturale, politico, istituzionale”.
In America, infatti, a dispetto dell’apparente razzismo nei
confronti del diverso (di qualunque tipo di diversità si
tratti), la sfida che i movimenti omosessuali hanno lanciato ai
mass-media, all’università e ai luoghi di lavoro è
stata vinta da gay e lesbiche, che hanno avuto il merito di lottare
compatti.
Barbara Giangravè (segue)
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| Allo
Steri e a Scienze politiche l'VII convegno Aispe
Pensiero
economico e istituzioni a confronto a Palermo
"In Sicilia sistema produttivo lento ma genuino"
Lo dice Alberto Tulumello, docente
di Sociologia economica alla facoltà di Scienze politiche,
tra i relatori del convegno incentrato sul ruolo del mondo accademico
nelle scelte economiche di un Paese. Raddoppiati gli iscritti fra
relatori e partecipanti alla tre giorni organizzata dell'Associazione
italiana per la storia del pensiero economico e dalla facoltà
di Scienze politiche. Il rettore Silvestri: "Importante che
un incontro così importante si svolga a Palermo"
Il ruolo che il mondo accademico può svolgere nelle istituzioni
è da sempre un tema delicato. Lo è particolarmente
in un settore -l’economia - in cui il rapporto tra università
e centri decisionali spesso è molto stretto. “Economia
e istituzioni, contributi dalla storia del pensiero economico”
è il titolo dell’VIII convegno dell’Associazione
italiana per la storia del pensiero economico (Aispe), che si svolgerà
per tre giorni a Palermo.
Il congresso, inaugurato stamattina allo Steri, vedrà protagonisti
economisti e studiosi provenienti dagli atenei italiani, ma anche
europei e americani. I lavori proseguiranno nel pomeriggio e domani
a Scienze politiche, e sabato si concluderanno alla Fondazione Banco
di Sicilia. Il programma è disponibile al sito www.unipa.it/aispe.
“Sono molto soddisfatto di questa edizione del convegno –
ha detto Pier Francesco Asso, docente di Storia del pensiero economico
e presidente del comitato organizzatore dell’evento -, in
genere all’incontro annuale Aispe si iscrivono 60 relatori
e 80 partecipanti, quest’anno sono il doppio”.
Il tema del convegno sarà “l’analisi di argomenti
economici, per come sono stati studiati ai tempi di Smith o di Ricardo,
ma anche in tempi più recenti. Gran parte degli interventi
riguarda il modo in cui gli studiosi e gli economisti hanno influenzato,
dirette o gestito le istituzioni economiche”. Spesso le teorie
economiche nascono all’interno dei centri decisionali. “Istituzioni
come le banche centrali, o il Fondo monetario internazionale –
spiega Asso - lanciano nuove idee, danno suggestioni che il mondo
accademico e della ricerca cerca di approfondire e di recepire”.
Il convegno palermitano, che vedrà anche la partecipazione
di studiosi di istituzioni non accademiche, come la Banca d’Italia
e la Banca del Belgio, permetterà un confronto tra due realtà
che da sempre cercano un forte dialogo.
toti (segue)
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| An
nel mirino: motivi e rischi dietro gli attentati
Dalla
Sardegna a Livorno, fino all’intimidazione in diretta
televisiva a Bologna. L’ultima settimana di campagna
elettorale si sta caratterizzando per una serie di piccoli
ma efficaci attentati contro sedi e gazebi di Alleanza nazionale.
Chi sono i responsabili? Semplici antagonisti o ex militanti
contrari alle recenti svolte del partito di Gianfranco Fini?
SMartedì 8 giugno, ore 22, un boato immenso e improvviso
scuote piazza Maggiore a Bologna. La zona è gremita
di gente accorsa ad ascoltare il comizio elettorale di Gianfranco
Fini, in vista delle consultazioni europee. La gente grida,
c’è del sangue, una decina di persone sono ferite.
Un anziano di 93 anni non riesce più a muoversi. Il
leader di Alleanza Nazionale invita alla calma e prega la
platea di non farsi prendere dal panico.
Ad aver provocato lo scoppio è stata una bottiglia
contenente liquido infiammabile collegata a polvere pirica,
innescata da un congegno e fatta rotolare sotto un camper
vicino al palco poco prima della deflagrazione. Non un ordigno
da strage ma una provocazione, l’ennesima, contro Alleanza
Nazionale.
Vassily
Sortino (segue)
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La
Carta costituzionale dell'Ue firmata a Roma
"La Costituzione europea? Giuridicamente cambia
poco"
Abbiamo
chiesto ad Antonello Miranda, docente di Diritto privato comparato della
facoltà di Scienze politiche dell’Università di Palermo,
cosa cambierà a livello giuridico e politico per gli europei con
la sottoscrizione del nuovo trattato: "nella sostanza è stato
ribadito e consolidato ciò che già era garantito dai trattati
precedenti, e dalle stesse Costituzioni dei vari Stati-membri". Alla
cerimonia di Roma hanno partecipato, oltre ai 25 Stati già membri,
anche due nazioni che entreranno a far parte dell’Unione nel 2007:
Bulgaria e Romania. Era presente anche il rappresentante della Turchia,
il cui destino in Europa è ancora incerto
Il
29 ottobre del 2004 va considerata una data storica, una di quelle date
che entrano a pieno titolo nei libri di storia, per l’importanza
dell’evento che l’ha segnata. Infatti quel giorno a Roma è
stata sottoscritta la Costituzione europea, un documento che ha l’intento
di rendere ancora più solida l’Unione, soprattutto in vista
dell'ingresso di altri due stati-membri, Bulgaria e Romania. Ma adesso
che la Costituzione europea è stata sottoscritta, cosa cambierà
realmente sul piano giuridico e politico per i cittadini europei? Risponde
un esperto di diritto, il professor Antonello Miranda, docente di Diritto
privato comparato nella facoltà di Scienze politiche dell’Università
di Palermo.
La cerimonia per la sottoscrizione della Costituzione europea
resterà solo una cerimonia o quel che è successo cambierà
realmente l'assetto giuridico degli stati firmatari?
"Credo che occorra distinguere due piani, quello 'politico' e quello
'giuridico'. Che la cerimonia della firma della cosiddetta Costituzione
europea abbia avuto un peso politico è fuor di dubbio. Si è
trattato di un segnale più o meno forte della volontà di
continuare a sviluppare un cammino comune, che certo incontra ostacoli,
ma che comunque sembra sempre progredire. Resta da chiarire però
se l'intenzione è quella di dare vita ad uno stato federale come
gli Usa o continuare invece a realizzare parti di lavoro in comune (come
il mercato interno o l’euro), ma senza che i singoli stati dell'Unione
perdano la 'sovranità'. Da un punto di vista giuridico, allora,
visto che nessuno degli stati-membri ha mai abdicato alla propria sovranità
e che tale situazione non è per nulla toccata dalla Costituzione,
è facile affermare che fino a quando non si sarà deciso
politicamente cosa fare, ciascuno stato resterà sovrano. In pratica
con questa carta non è nato un nuovo stato. Dal punto di vista
delle garanzie e dei diritti, la Costituzione europea non fa altro che
ribadire e consolidare ciò che già era ampiamente garantito
dai trattati precedenti e dalle varie convenzioni internazionali e persino
dalle stesse costituzioni o leggi costituzionali dei vari stati-membri".
Eleonora
Mannino (segue)
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Cosa
cambia con l'allargamento Ue
La
nuova Europa guarda a Est
Dal primo maggio l’Ue ha dieci nuovi stati membri. Un evento storico,
soprattutto per i Paesi che facevano parte del Patto di Varsavia. Ma si
aprono nuovi scenari anche per i “veterani” della comunità.
A spiegarli è il docente di diritto
comparato Antonello Miranda
L’ingresso
di altri dieci paesi nell’Unione europea è indubbiamente
un fatto storico. E non solo per i nuovi arrivati. Si apre per l’Europa
una fase nuova, in cui si possono ridisegnare gli equilibri politici del
vecchio continente, anche per quanto riguarda il rapporto con gli Stati
Uniti. Antonello Miranda, direttore del centro interdipartimentale di
Studi europei e comparatistici, spiega come è stato possibile l’allargamento
ad est e le prospettive che si aprono in politica estera con i nuovi membri.
Che percorso hanno dovuto seguire i paesi dell’ex blocco sovietico
per adeguare i loro ordinamenti giuridici a quelli dell’Unione europea?
Sul piano formale le costituzioni di quei paesi erano conformi a molti
principi adottati dall'occidente, ma in realtà la situazione era
ben diversa. Adeguarsi agli standard di democrazia dell’Ue è
stata una operazione complessa per l'adeguamento delle regole "privatistiche".
In questo campo ci sono stati cambiamenti davvero enormi. In molti di
questi paesi il sistema commerciale molto limitato e basato sulla proprietà
di Stato ha dovuto essere ripensato in modo totale per adeguarsi al primo
e più semplice principio comunitario che è quello della
libera concorrenza.
Si è trattato di ricreare norme in tema di proprietà privata
e di libertà economica che hanno influito sulla concezione del
contratto e della proprietà, della successione, e persino della
famiglia. Intere parti del diritto privato sono state letteralmente stravolte
dalla necessità di adeguamento alle regole comunitarie.
Salvatore Trapani (segue)

La Pira e il dialogo come
arma per la pace
Ricorrono
i cento anni della nascita del giurista di Pozzallo. L’impegno per
la pace nel mondo durante la guerra fredda e la difesa delle classi più
umili: Francesco Conigliaro, docente di Filosofia politica, ne ricorda
la figura
Un
personaggio moderno e al contempo irripetibile: questo era Giorgio La
Pira, uno dei principali protagonisti della storia civile della repubblica
italiana. A cento anni dalla nascita a Pozzallo, in provincia di Ragusa,
la sua figura è però, ancora oggi, molto interna al mondo
cattolico e non riesce ad emergere. “La Pira era anche un mistico
– spiega Francesco Conigliaro, docente di Filosofia politica presso
la facoltà di Scienze politiche – e legava quindi il suo
impegno pubblico alla sua esperienza religiosa. Questo può essere
causa di non accettazione da parte di chi non è vicino ai valori
cristiani, ma d’altra parte la sua esperienza spirituale lo portava
a essere anche molto radicale, creando sgomento anche in chi cristiano
lo è”. Il messaggio di La Pira può quindi essere compreso
solo “andando in profondità, riconoscendo il connubio tra
livello mistico- spirituale e impegno politico-sociale”.
Il punto fondamentale della riflessione socio-politica di La Pira era
comunque il tema della persona umana. “Dalla fede – continua
Conigliaro – egli attinge questo dato: l’uomo è, nella
creazione, l’elemento centrale del progetto divino.
giol(segue)
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