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Contrasto alla criminalità organizzata:
una storia di successo per l’ateneo di Palermo

L’Università di Palermo, grazie all’intraprendenza di un brillante docente del Dipartimento di Diritto Penale, Vincenzo Militello e al supporto del Comune di Palermo è stata protagonista di un importante progetto europeo di contrasto alla criminalità organizzata nell’ambito del programma “Giovanni Falcone” promosso dall’Unione Europea

Tutto è iniziato nel 1997 in Germania durante una delle frequenti visite del professore Vincenzo Militello, presso il prestigiosissimo Istituto Max Planck di Friburgo (nella foto), centro da altissima cultura dove gravitano i migliori talenti della dottrina giuridica internazionale oltre che di ogni altro ramo della ricerca, dalla Fisica all’Economia. Il professore Militello in quell’anno vinse una borsa di studio della Fondazione Alexander Von Humbolt dopo esser stato scelto da un comitato di selezione composto dai migliori studiosi in materia di Diritto Penale. Quel raffinatissimo ambiente culturale in una dimensione europea di collaborazione tra Istituti di ricerca ed Università internazionali, ha fatto si che il professor Militello, maturasse la consapevolezza di poter promuovere con un progetto comune per un programma di ricerca dell’Unione Europea “Giovanni Falcone” che finanziava studi, ricerche ed iniziative di contrasto della criminalità organizzata in ambito europeo. L’idea di fondo era quella di creare collaborazioni tra istituzioni diverse e figure professionali diverse come per esempio esponenti della dottrina, della giurisprudenza ed operatori del diritto i cui campi di intervento hanno particolare affinità con l’abito di questo progetto, quello cioè del contrasto alla criminalità organizzata. Ma la diversità delle figure professionali coinvolte è stata spinta volutamente anche a sul piano della nazionalità. Le istituzioni provengono infatti da 3 sistemi giuridici differenti (Italia, Germania e Spagna) proprio per sottolineare la prospettiva europeista dell’analisi e delle proposte operative del progetto stesso. Il primo interlocutore che ha dimostrato subito entusiasmo e disponibilità nel collaborare allo start-up del progetto è stato il professor Leoluca Orlando, allora Sindaco della Città di Palermo.
Rudy Belcastro (segue)

 

Elsa a Palermo, l’assemblea nazionale Bilancio di un anno di intensa attività
Tra il 19 ed il 22 dicembre 2002 centinaia di delegati da tutta Italia si sono riuniti nel capoluogo palermitano per l'annuale consesso sociale. Elsa Palermo ha dimostrato ottime capacità organizzative. Il risultato: un grande successo

L'Elsa ha scelto il magnifico scenario della città di Palermo, sede di una delle Università più prestigiose d'Italia, per organizzare l’assemblea nazionale per l'anno 2002. Tra il 19 ed il 22 dicembre 2002 come ogni anno i membri dei direttivi, i soci delle varie sedi Elsa italiane, ed ospiti delle sezioni internazionali si sono riuniti nel capoluogo palermitano in assemblea plenaria. La cerimonia d’ apertura è stata celebrata il 20 dicembre nell'Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza ed ha preceduto una conferenza alla quale hanno partecipato numerosi studenti e docenti della Facoltà. Sono seguiti in cui i membri dei Direttivi Nazionali si sono riuniti per ciascuna area di impegno nell’associazione, confrontandosi e coordinandosi per la realizzazione di progetti futuri relativi alle proprie aree di competenza. Le proposte e le relazioni finali di ciascun gruppo di lavoro sono state poi portate all’Assemblea Plenaria che, dopo aver rinnovato le cariche del Direttivo Nazionale, le ha approvate. L' Assemblea Nazionale non è stata comunque solo duro lavoro, infatti la puntuale organizzazione palermitana ha previsto feste, cocktail di benvenuto, visite turistiche ed una cena finale con la quale si è concluso l’evento in grande stile. Elsa Palermo ha dimostrato capacità organizzative di alto livello garantendo ai partecipanti un alto standard qualitativo dell’evento.
Rudy Belcastro (segue)

La biblioteca centrale di Giurisprudenza: patrimonio di tradizione, storia e cultura giuridica
Due secoli di storia, migliaia di preziosi volumi ed una struttura prestigiosa ed efficente, via Maqueda custodisce una delle più antiche biblioteche della città dove un ensamble di tecnologia, saperi antichi e moderni incontrano studenti e cultori del diritto

L’elegante e frequentatissima biblioteca Centrale - Circolo giuridico "L. Sampolo" della Facoltà di Giurisprudenza rivela origini antiche ed una storia appassionante che risale all’800. Lo rivela una interessante e dettagliata ricerca storiografica pubblicata dalla dottoressa Carmela Quartararo che passa in rassegna l’evoluzione di una struttura diventata oggi patrimonio inestimabile per migliaia di studenti e studiosi del diritto di tutto il mondo. La genesi dell’attuale biblioteca &endash; precisa la Quartararo - risale infatti alla nascita della biblioteca del "Circolo Giuridico Sampolo" fondata nel lontano 1868 da Luigi Sampolo, docente di diritto civile. Sampolo costitutì un’associazione di studiosi del diritto con lo scopo di estendere e promuovere lo studio del diritto. A tale scopo si impegnò nel creare una biblioteca giuridica quale centro gravitazionale delle attività della associazione oltre che tesoro bibliografico per tutti gli associati. La biblioteca insieme al circolo fu ospitata in una delle sale dell'Università di Palermo messa a disposizione da Salvatore. Cannizzaro, Rettore del tempo. In un solo anno si arricchì di migliaia di volumi acquistati dal circolo o donati dai cultori della materia. Nel primo decennio post bellico furono sospesi per mancanza di fondi il cambio delle riviste e l'acquisto delle pubblicazioni di diritto più importanti, fonti principali del patrimonio librario della struttura. Nel 1929 il circolo cessò di esistere come ente morale e fu acquisito dall'Università di Palermo. Ciò ridiede nuovo impulso all'attività del circolo e della biblioteca.
Rudy Belcastro (segue)

 
 
 

 

 



 

 

 

 

 

La rivoluzione
nella pubblica amministrazione

La riforma costituzionale dell'articolo 117 approvata nel 2001 darà vita a tante amministrazioni regionali dotate di caratteristiche proprie. Secondo il professore Giovanni Pitruzzella per dare maggiore efficienza alla burocrazia italiana servirebbero autorità regolative

"Ho paura che la politica sia cambiata radicalmente e nella impossibilità di stabilire grandi progetti e obiettivi razionali si concentri sull'immagine e sulla percezione immediata delle cose". E' solo uno dei tanti spunti venuti fuori allo Steri durante il convegno intitolato "La nuova riforma della dirigenza pubblica". L'iniziativa è stata organizzata dal dipartimento di Diritto privato generale della facoltà di Giurisprudenza e della facoltà di Scienze politiche.
Il professore Giovanni Pitruzzella, ordinario di Diritto costituzionale alla facoltà di Giurisprudenza, descrive il funzionamento della politica e dell'amministrazione pubblica in Italia alla luce delle riforme costituzionali. "Andiamo verso un sistema in cui avremo tante pubbliche amministrazioni regionali e locali con caratteristiche differenti. Perché il nuovo articolo 117 della Costituzione ha modificato i criteri di ripartizione della competenza legislativa e ha previsto un federalismo - o se preferite un regionalismo - di tipo legislativo". Secondo Pitruzzella alla base di questa riforma c'è l'idea secondo cui l'autonomia si basa sul fare le leggi. Lo Stato mantiene la competenza soltanto in poche materie.

Giuseppe Lipari (segue)
 
Amnistia-indulto
Sempre il solito vecchio problema
Secondo Silvana Giambruno, docente di procedura penale alla facoltà di Giurisprudenza, gli stati devono contrastare periodicamente il sovraffollamento delle carceri, dovendo tenere conto però anche delle esigenze dell'opinione pubblica, non molto propensa ad accettare questi nuovi orientamenti

L’amnistia e l’indulto sono tra i temi che provocano le discussioni più accese in sede parlamentare. Non sono le coalizioni sono in disaccordo tra di loro, ma anche all’interno dei vari schieramenti ci sono divisioni. Abbiamo affrontato l’argomento con Silvana Giambruno, docente di procedura penale alla facoltà di Giurisprudenza: “il problema del sovraffollamento delle carceri coinvolge tutti gli ordinamenti moderni, e quindi anche l’Italia”, dice Giambruno, “ci troviamo di fronte a due esigenze che cozzano e cozzeranno sempre. L’articolo 27 della Costituzione prevede che la pena debba tendere alla rieducazione del condannato. Abbiamo quindi da un lato l’esigenza della collettività, che vuole essere tutelata; dall’altro quella di chi commette il reato, che ha il dovere di essere punito ma ha anche il diritto di essere rieducato, il che non significa tenerlo in carcere per sempre senza un vero scopo: sarebbe un investimento sbagliato, anche perché un detenuto costa.

Daniele Sabatucci
(segue)
 

 

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