Università degli Studi di Palermo


Newsletter a cura del

CENTRO PER LO STUDIO DELLE DISLIPIDEMIE GENETICHE E DELL'ATEROSCLEROSI


CATTEDRA DI MEDICINA INTERNA I
Direttore prof. A. Notarbartolo
UNIVERSITA' di PALERMO

DIRETTORE SCIENTIFICO
Alberto Notarbartolo

VICEDIRETTORE
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DIRETTORE RESPONSABILE
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COMITATO DI REDAZIONE
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HELIX MEDIA EDITORE
NEWSLETTER quadrimestrale - Anno V - Numero 24 - Settembre / Ottobre 2000
L'editoriale | archivio numeri precedenti
LA DISLIPIDEMIA DEL PAZIENTE IPOTIROIDEO
di Nicola Custro
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per alterazioni croniche della parete vasale e per gli eventi vascolari acuti collegati. Va, inoltre, sottolineato che esistono studi, in cui è stato documentato che l'ipotiroidismo franco costituisce di per sé, indipendentemente dai livelli delle frazioni lipidiche, fattore di rischio aggiuntivo, in termini di morbilità e mortalità, per il reinfarto del miocardio.L'eccessiva carenza di ormoni tiroidei può, poi, aggravare molte malattie cardiovascolari preesistenti. Gli ormoni tiroidei agiscono direttamente sul cuore e sul sistema vascolare periferico, incrementando l'inotropismo cardiaco e favorendo la dilatazione delle arteriole. La loro carenza comporta una sfavorevole evoluzione dell'insufficienza cardiaca. Inoltre, l'ipotiroidismo è anche una potenziale, quantunque poco nota, causa di ipertensione arteriosa, il cui meccanismo, non completamente chiarito, sicuramente non si avvantaggia dell'ipertono arteriolare . Per tutto quanto preso in esame, il trattamento dell'ipotiroidismo, indispensabile per un complessivo miglioramento dello stato di salute del paziente, si è dimostrato utile anche nella protezione dal rischio cardiocircolatorio. Notoriamente il paziente

ipotiroideo va trattato con L-tiroxina (LT4) a dosi adeguate a ristabilire una condizione eutiroidea. L'assetto lipidico dei pazienti con ipotiroidismo conclamato migliora caratteristicamente per effetto della terapia sostitutiva. L'entità delle riduzioni del CT e del C-LDL dipende ampiamente dai livelli pre-trattamento. In particolare, la terapia sostitutiva, che fa comunque decrescere il CT circolante, anche per valori medio-bassi, triplica i suoi effetti per livelli iniziali superiori a 8 mmoli/L. Il C-LDL, tuttavia, decresce in maniera meno significativa. Anche per tale ragione, dopo il ripristino di un pattern ormono-tiroideo normale, nei pazienti di sesso maschile il quadro lipidemico difficilmente assume un aspetto desiderabile. Da ciò consegue la necessità di riconsiderare, sotto il profilo lipidologico, ogni paziente che con la terapia sostitutiva abbia conseguito una condizione eutiroidea, al fine di valutare l'opportunità di introdurre restrizioni dietetiche e uno specifico trattamento ipolipemizzante.

Gli ormoni tiroidei notoriamente incrementano il consumo energetico basale, attivando alcune fra le più importanti vie metaboliche. Per quel che in particolare attiene al metabolismo lipidico, gli ormoni tiroidei influenzano tutta una serie di processi, i più noti dei quali sono riportati nella tabella 1.Non sorprende, pertanto, che l'ipotiroidismo franco costituisca una fra le più frequenti cause di dislipidemia secondaria, al pari forse della stessa sindrome nefrosica. Non sorprende, del pari, che la probabilità di identificare nuovi casi di ipotiroidismo in un centro lipidologico sia stata stimata essere circa doppia rispetto a quella di tutti i centri specialistici di altro tipo, globalmente considerati.
L'ipotiroidismo, nell'assoluta maggioranza dei casi, è l'esito di una primitiva malattia tiroidea (in generale, di una tiroidite cronica), raramente è secondario ad una malattia ipotalamo-ipofisaria. Il pattern dislipidemico più frequentemente associato a livelli subnormali di ormoni tiroidei circolanti è quello di tipo IIa, che sembra essere tipico dell'ipotiroidismo
primitivo, mentre nei rari casi di ipotiroidismo secondario il pattern dislipidemico più comune sembra essere invece quello, potenzialmente più aterogeno, di tipo IIb. Rimane il fatto, tuttavia, che, anche nel più frequente ipotiroidismo primitivo, i rapporti CT/C-HDL e C-LDL/C-HDL risultino comunque notevolmente più ampi di quanto desiderabile. Inoltre, significative correlazioni di tipo inverso sono state documentate tra gli elevati valori di CT e TG e i bassi valori di ormoni tiroidei circolanti, nonché di tipo diretto con gli elevati livelli di TSH.Anche nell'ipotiroidismo subclinico, che si caratterizza per TSH al di sopra del range di normalità in presenza di ormoni tiroidei ancora normali, i livelli di CT e di C-LDL,perquanto modicamente, sono risultati essere già significativamente più elevati rispetto alla popolazione di riferimento. Le caratteristiche del profilo lipidico nell'ipotiroidismo, pertanto, fanno a ragione considerare questa alterazione endocrina potenzialmente aterogena, e, inquanto tale, fattore di rischio