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Editoriale


AP2Gisi - A proposito di valutazioni e di Censis

La valutazione, intesa non solo nella sua accezione più tradizionale relativa agli esami di profitto, ma soprattutto come sistema di accertamento della qualità e della quantità delle prestazioni e del loro variare nel tempo, del grado di soddisfazione dell'utenza, della capacità di darsi degli obiettivi e di raggiungerli, è entrata solo recentemente nel mondo universitario, e stenta ad affermarvisi. Paradossalmente rilevazioni statistiche e valutazioni come quelle del CENSIS, con le relative graduatorie presentate dalla stampa con stereotipi del lessico sportivo specialmente calcistico, rischiano di ostacolare invece di favorire l'acquisizione della cultura della valutazione da parte degli operatori universitari.
La valutazione di sistemi complessi, come sono le università e soprattutto quelle con molti e diversi ambiti scientifici e didattici, è un compito difficile che offre ampia discrezionalità agli operatori; questi, enfatizzando l'uno o l'altro aspetto, introducendo o omettendo l'uno o l'altro parametro, possono far variare drasticamente i risultati complessivi. E' per questo che i metodi di valutazione vengono di solito sviluppati dialetticamente tra il valutatore ed il valutato, e che in ogni caso il valutatore deve rendere noti i criteri utilizzati per le sue procedure, ed il modo in cui determina gli indicatori. Non è poi infrequente che al valutato venga richiesto un parere sui valutatori, utile alla valutazione dell'ente che ha svolto quella data procedura.
Il perché di queste precauzioni è evidente: quale che sia la natura dell'ente oggetto della valutazione, il processo valutativo svolto correttamente diventa un importante strumento di individuazione dei propri punti deboli e di verifica dell'efficacia delle misure adottate per rimediarvi. Valutazioni improprie, mal mirate o che privilegiano aspetti marginali, determinano invece sprechi di risorse e di energie, e soprattutto ostacolano la messa a fuoco dei veri obiettivi e la scelta degli interventi di rimedio. Inoltre l'ente oggetto della valutazione può subire un danno di immagine, particolarmente grave quando vengono stilate graduatorie in grado di influenzare l'utenza.
Se, alla luce di queste considerazioni, rileggessimo l'operazione CENSIS-la Repubblica vedremmo che la sua concreta utilità tanto per lo studente che deve immatricolarsi, quanto per la singola sede e per il sistema universitario italiano nel suo complesso, è pressoché zero: come è stato più volte lamentato sia dalla CRUI che da alcuni Collegi di Presidi di Facoltà, gli indicatori non sembrano adeguati ed è mancato qualunque contraddittorio con le sedi; inoltre, accanto ad una valutazione già poco chiara, sono state stilate classifiche "di facciata" che starebbero bene in una rubrica di pettegolezzi mondani (mi riferisco al cosiddetto "bacio" accademico), rese con quel vocabolario calcistico ("serie A", "un'altra batosta", e così via scrivendo) che denuncia al di là di ogni dubbio come la finalità prima di questa iniziativa non sia stata quella di offrire un'utile informazione ai lettori ma, sfruttando un sensazionalismo rivolto ad una utenza particolarmente esposta ed emotivamente fragile, di vendere qualche copia in più.
Come accennavo in apertura, l'attenzione dell'opinione pubblica, e di alcuni Colleghi dell'Ateneo, si è spostata, dai tanti problemi concreti e largamente noti, ai dati pubblicati da Repubblica. Invito i Colleghi, che con sicura buona fede valutano lo stato dell'Università di Palermo sulla base delle statistiche del CENSIS, a riflettere sul fatto che, se domani riuscissimo, come mi auguro, a risolvere alcuni dei nostri problemi storici (per citarne alcuni, scarsezza di aule e di laboratori, sovraffollamento, esiguità delle risorse dedicate alla ricerca e alla didattica) non avremmo la certezza di guadagnare posizioni migliori nelle classifiche di Repubblica.
Non è però di una polemica col CENSIS che abbiamo bisogno, come Università italiane, e come Ateneo palermitano in particolare, né di tenere vive polemiche interne. Dobbiamo invece utilizzare al meglio gli strumenti che la legge e lo Statuto mettono a nostra disposizione: il nucleo di valutazione e le commissioni interne di Corso di Laurea. Il colloquio dell'Ateneo col nucleo di valutazione è ancora in larga misura da sviluppare, innanzi tutto attraverso una migliore definizione dei parametri in base ai quali effettuare le valutazioni previste dalla legge (didattica, ricerca, amministrazione, diritto allo studio), e poi mettendo a punto un sistema efficiente di monitoraggio. Senato e Consiglio di Amministrazione, Facoltà e Corsi di Studio, Dipartimenti e Centri interdipartimentali devono individuare in modo immediato e puntuale i propri obiettivi, i percorsi per raggiungerli e gli strumenti della verifica in itinere. Al di là degli impegni che Rettore ed Amministrazione devono assumere e mantenere, come il completamento del piano edilizio ed il riordino amministrativo, larga parte degli operatori dell'Ateneo deve impegnarsi per l'attuazione di obiettivi urgenti come, ad esempio, rendere effettivamente operativa la "carta dei servizi" di Facoltà e Corsi di Studio, coinvolgere tutte le strutture nella formulazione di progetti comunitari, sviluppare ulteriori attività didattiche e di ricerca in collaborazione con Enti pubblici e privati, Associazioni industriali, Aziende, implementare la partecipazione dei nostri studenti ai programmi Socrates/Erasmus.
Nella formulazione di obiettivi realistici e commisurati alle nostre forze, nella coagulazione delle diverse competenze per il loro raggiungimento, nella disponibilità ad accettare valutazioni anche severe purché chiare e rigorose, si misura e si misurerà la qualità del nostro agire professionale nel contesto sempre più competitivo che dobbiamo oggi e che dovremo nel futuro fronteggiare. Auguro a me stesso ed ai lettori di Ateneo che questo mensile possa essere luogo privilegiato di elaborazione e analisi e che il dibattito, ed eventuali polemiche, non si svolgano solo sulle pagine dei quotidiani, sedi non sempre adatte alla responsabile riflessione di cui abbiamo bisogno.
Giuseppe Silvestri