aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
Testata giornalistica dell'Università degli Studi di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella
Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it
Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458

Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001
quadratino quadratino ATENEONLINE
quadratino Ateneo
quadratino Giornalisti
cuneo
I dati nelle relazioni d'apertura dell'anno giudiziario
Reati prescritti: il 'vano' lavoro dei pm
A Palermo persi 3.282 procedimenti

Scarsità di mezzi e risorse, e riduzione dei termini prescrittivi rendono la giustizia inefficace e senza senso il lavoro dei magistrati almeno nel 50 per cento dei casi. Un allarme lanciato dai giudici subito dopo l’approvazione della legge Cirielli, che ha tagliato ulteriormente il limite entro il quale i processi dovrebbero giungere a una sentenza definitiva, e che è stato confermato da tutti i presidenti di Corti d'Appello dei tribunali italiani

 Molto rumore per nulla. È quello che accade nella giustizia siciliana e di tutta Italia. Processi, costose intercettazioni, lunghe indagini, magistrati che scartabellano faldoni su faldoni e poi? Risultato: pochissime condanne. Perché il limite entro il quale il procedimento dovrebbe essere definito viene spesso oltrepassato e i reati cadono in prescrizione. E nonostante la gente vorrebbe vedere i colpevoli scontare le proprie pene, pm e giudici continuano a lavorare inutilmente. Solo nel foro palermitano sono più di tremila (esattamente 3.282) i processi resi 'inutili' dallo scadere dei termini prescrittivi.

Un allarme lanciato l’anno scorso dai magistrati e confermato quest’anno dopo l’approvazione della legge Cirielli che ha tagliato ulteriormente il limite entro il quale i processi dovrebbero giungere a una sentenza definitiva. In modo particolare la legge del 2005 dice che la prescrizione estinguerà il reato trascorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge. E comunque il termine di tale data non potrà avvenire prima di sei anni, se si tratta di pena di delitto e quattro anni se si tratta di contravvenzione, in tale caso si sarà puniti con la sola pena pecuniaria. Il risultato è stato che il numero dei processi caduti in prescrizione è aumentato del cinquanta per cento.

Secondo il procuratore generale Luigi Croce, “il processo deve tornare a essere celebrato per tutelare la funzione giudiziaria e assicurare i colpevoli alla giustizia, evitando gli interventi legislativi tampone”. Nella relazione d’inizio dell’anno giudiziario, il presidente della Corte d’Appello ha segnalato che la riduzione dei termini di prescrizione inficia l’efficacia dei processi che spesso vengono fatti ritardare strumentalmente. Mentre per Armando D’Agati, presidente della corte d'Appello di Palermo “ in aree geografiche caratterizzate dalla forte presenza della criminalità organizzata, la prospettiva dell’impunità per molti reati ne alimenterà la moltiplicazione, con conseguenze prevedibili anche per la credibilità del nostro Paese nel rapporto con i partner europei”.

Una fotografia del sistema giudiziario siciliano abbastanza tragica se si aggiungono le scarse risorse economiche e gli organici insufficienti. Tutti motivi che non fanno altro che peggiorare la situazione e allungare i tempi della giustizia. “Spero che all’impegno dei magistrati, si sommi anche quello dei politici e della pubblica amministrazione - dice il neoprocuratore aggiunto di Palermo, Antonio Igroia – non abbiamo i fax, talvolta la carta e mancano i soldi per gli straordinari”. Condizioni difficili quindi quelle del distretto giudiziario di Palermo. E tutto questo implica difficoltà anche nel perseguimento dei reati. Quelli contro la P.A. hanno letteralmente subìto un’impennata del 26% e in particolare le corruzioni sono tornate ad aumentare. Anche la criminalità informatica è in crescita, senza contare l’aumento esponenziale dei reati a sfondo sessuale e a danni di minori. E lo stato della giustizia in Sicilia è reso ancora più disastroso anche dalle ingenti spese per le microspie e le intercettazioni.

 Nel 2008 i costi per l’ascolto delle telefonate e il noleggio di apparecchiature audiovisive e microspie sono aumentate del 17% arrivando a superare la soglia record dei 47 milioni di euro. Intanto, il Guardasigilli Angelino Alfano, alla tradizionale cerimonia alla suprema Corte di Cassazione, nella relazione sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2008 ha voluto sottolinerare l’intenzione del governo di “procedere, alle riforme ordinamentali e processuali che sono necessarie per restituire efficienza e celerità al sistema, effettiva parità tra accusa e difesa nel processo penale e concreta effettività ai principi del giusto processo che, consacrati solennemente nella nostra Costituzione, non sono ancora entrati a pieno titolo nel quotidiano esercizio della giurisdizione”. L’obiettivo - si legge sempre nella relazione – “è quello di ridare con urgenza dignità alla giustizia civile, individuando le opportune soluzioni per eliminare il gigantesco macigno dei procedimenti arretrati, oltre 5 milioni di cause, per poi avviarsi ad un regime di ragionevole durata che non può più attendere oltre”. E speriamo che al più presto giustizia sarà fatta.
Junio Tumbarello (13 febbraio 2009)
Ateneonline - viale delle Scienze - Ed. 15 - 90128 Palermo - mail: ateneonline@unipa.it - Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458