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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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Ma per l’Ocse il fenomeno è in calo Scappano dalla loro terra per motivi politici o perché c’è la guerra e vedono nel Belpaese la porta verso l’Europa. Sono i clandestini, alcuni dei quali fanno richiesta per diventare rifugiati. Alla fine dell’anno scorso le istanze ricevute in Italia erano 31.097, di cui 21.933 valutate e solo 1.695 accettate. Intanto, un rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico rivela che per la prima volta dal 1987 il numero delle istanze negli stati membri è sceso sotto i 300 mila. E in questi giorni il Senato ha approvato il ddl Sicurezza che prevede, tra l'altro, una tassa tra gli 80 ai 200 euro per il permesso di soggiorno Le loro sono storie di disperati. Spesso storie di violenza, di guerre e intolleranza, che li hanno costretti a scappare dalla terra dove sono nati e a prendere il largo verso l’Europa. Per sfuggire alle persecuzioni sono spesso costretti a ricorrere a vie illegali. Le rotte principali attraverso cui giungono nel Belpaese sono tre: dalle coste albanesi e montenegrine a quelle della Puglia; da Turchia, Grecia e Albania alle sponde ioniche calabresi; attraverso la frontiera italo-slovena. L’ultimo episodio risale al 2 febbraio, quando in provincia di Ferrara i carabinieri hanno identificato cinque persone in fuga dall’Afghanistan e dall’Iraq, che hanno subito richiesto asilo politico alla Penisola per motivi umanitari. Ed è solo uno dei tanti fatti di cronaca che hanno come protagonisti uomini e donne che vedono nell’Italia la porta verso un futuro diverso e che chiedono asilo qui. Un fenomeno che fino al 2008 è stato in crescita ma le cui proporzioni cominciano a ridimensionarsi. Secondo i dati dell’International Migration Outlook 2008, il rapporto annuale in materia di migrazioni stilato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo Economico (Ocse), per la prima volta dal 1987 il numero dei richiedenti asilo è sceso sotto i 300 mila. Gli Stati Uniti continuano a essere il principale Paese di arrivo nel mondo, con 41 mila richiedenti asilo, seguiti da Canada, Francia, Germania e Regno Unito (tutti tra i 20 e 30 mila). Il rapporto osserva come l’asilo sia sempre meno una fonte d’immigrazione permanente nei Paesi Ocse, dato che le istanze diminuiscono e i tassi di accettazione delle stesse raramente superano il 20 per cento. Anche se con evidenti diversità dovute alla morfologia del territorio e al continuo arrivo di “carrette del mare” a Lampedusa, il fenomeno riguarda anche l’Italia. Alla fine dell’anno scorso, infatti, le commissioni territoriali per il diritto d'asilo in Italia avevano ricevuto 31.097 richieste di cui ben 21.933 sono state valutate. Il governo italiano ha riconosciuto lo status di rifugiato però solo a 1.695 richiedenti, e ha accordato forme di protezione sussidiaria o umanitaria in altre 9.154 occasioni. Facendo qualche conto e analizzando i dati dell’Unhcr, l'Alto commissariato Onu per i rifugiati, ne esce fuori che a chiedere lo status di rifugiato in Italia è il 75 per cento di chi arriva per mare. Un dato tutto nostrano che sembra discostarsi dai risultati del rapporto dell’Ocse. E nonostante le proporzioni del fenomeno in Italia, il Belpaese continua ad affrontare il problema come un’emergenza. “Stupisce vedere come, di fronte a cifre simili a quelle di dieci fa, la situazione sia sempre di affanno — dice Laura Boldrini, portavoce dell'Unhcr —. Non si è riusciti a prevedere il fenomeno e inserirlo in termini di risorse nel budget dello Stato. La mancanza di programmazione ha impedito che si creasse un sistema adeguato. Così ogni anno si finisce per dichiarare lo stato di emergenza a livello regionale o nazionale perché servono più fondi per offrire accoglienza alle persone. Questo crea confusione nell'opinione pubblica, come se il Paese dovesse difendersi da un'invasione. Non è così”. Senza contare che un fattore che distorce la percezione è che sempre più spesso la strada di chi chiede asilo passa per Lampedusa. Quella che ormai nell'immaginario comune rimane “l'isola dei clandestini”. Secondo i dati ufficiali del Viminale nel 2008 sono sbarcate sulle coste italiane 36.952 persone e di queste 30.657 hanno preso terra a Lampedusa. “Dal mare, però, arriva solo il 15% dei clandestini presenti sul territorio nazionale — ha spiegato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, pochi giorni fa —. Anche trovando la soluzione alla questione-Lampedusa risolveremmo solo parte del problema: l'85% degli immigrati giunge nel nostro Paese con visti turistici, poi li fa scadere e rimane”. Altri perdono il lavoro, non ne trovano uno entro 6 mesi ed entrano in clandestinità.Chi richiede asilo politico non può essere respinto, a meno di violare la Convenzione di Ginevra. Lo status di rifugiato è concesso valutando bene le singole situazioni, perché accordarlo a chi non ne ha diritto indebolirebbe lo strumento di protezione concesso a chi è davvero un perseguitato nel proprio Paese. L'Ue a fine 2007 dava asilo a 1 milione e 400 mila persone. In Italia i rifugiati sono 38 mila, uno ogni 1.500. Non sono molti considerando che Norvegia, Germania e Svezia ospitano oltre 7 rifugiati ogni mille abitanti. Nel nostro Paese la procedura standard funziona così: i funzionari dell'Unhcr comunicano a ogni persona che arriva le informazioni in materia di asilo, illustra le regole, spiega che non tutti hanno titolo per fare domanda. Chi vuole chiedere asilo viene indicato alle autorità, è fotosegnalato, gli prendono le impronte digitali e le generalità. Poi, se privo di documenti, parte per un “Cara”, Centro di accoglienza per richiedenti asilo, mentre se ha soldi e passaporto è libero di spostarsi dove vuole. I Cara sono aperti, di giorno le persone entrano ed escono a piacimento, perché chi chiede protezione non ha interesse a scappare. Il passo successivo è compilare un modulo con il quale chi ha lasciato il suo Paese e non può tornarci comincia a raccontare alle forze di polizia italiane la sua storia. A quel punto inizia l'attesa. Dall'arrivo nel “Cara” all'audizione si aspetta, in media, circa 4 mesi. E sono molte le storie di questi immigrati che rimangono mesi e mesi in questi centri. Dipende dall'arretrato che le commissioni devono smaltire. E se in Italia fino a pochi mesi fa operavano 10 commissioni, a novembre 2008 un decreto ha istituito altre 5 sottosezioni composte da un prefetto, un rappresentante della polizia, uno dell'Anci e uno dell'Unhcr. Se il caso che esaminano è di semplice risoluzione il colloquio con il richiedente asilo può risolversi in 45 minuti. Altre volte si parla per ore. L'intervistato deve spiegare perché è fuggito da casa sua, meglio se fornisce delle prove come tesserini di appartenenza a partiti di opposizione, articoli di giornale che hanno scritto o documenti che dimostrano la residenza in un luogo dove c'è guerra. In caso di rifiuto della richiesta e del conseguente decreto di espulsione, lo sfortunato ha cinque giorni per lasciare l'Italia oppure può decidere di fare ricorso. I tempi per il ricorso sono di 15 giorni se si è ospitati all'interno di un Cara e di 30 se si vive fuori dal centro. Sull'asilo, l'Italia ha recepito le normative europee con standard superiori a quelli minimi stabiliti da Bruxelles: i richiedenti possono avere un avvocato durante l'audizione e chi ottiene lo status di rifugiato non deve indicare requisiti di reddito per il ricongiungimento familiare. Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), garantisce ospitalità ad alcune di queste persone in strutture messe a disposizione da più di 100 comuni italiani, che costano circa 25 euro al giorno: il grosso lo paga il Viminale, ma negli anni altri soldi sono venuti dall'8 per mille, da fondi europei, in piccola parte dalle casse dei Comuni. I posti a regime, però, sono pochi: 2.600 l'anno scorso, 3 mila in quello appena iniziato. Insomma, la maggioranza rimane fuori. E l'accoglienza ha un termine massimo di sei mesi, che servono da “accompagnamento verso l'autonomia”. Poi, di solito, nessuno si occupa più di loro.Intanto, per gli altri immigrati, quelli che non scelgono o non possono scegliere la via dell’asilo, l'Aula di Palazzo Madama ha approvato il disegno di legge Sicurezza e il testo, che ora dovrà passare all'esame della Camera, prevede, tra l'altro, la tassa per il permesso di soggiorno da fissare in una cifra che potrà andare dagli 80 ai 200 euro. Il disegno di legge prevede anche l’istituzione del “Fondo rimpatri” per far tornare stranieri a paesi di origine. un “Accordo di integrazione” che impone crediti e obiettivi da raggiungere e che dovrà essere firmato dagli stranieri che voglio ottenere il permesso di soggiorno. Junio Tumbarello (6 febbraio 2009) |
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