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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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Dalle ormai star agli astri nascenti Dagli apripista Ficarra e Picone agli esordienti che stanno muovendo i primi passi nel mondo della risata e sperano di essere scoperti, i cabarettisti siciliani dimostrano sui palchi nazionali di avere quella marcia in più che li porta alle luci della ribalta o l'attaccamento all'Isola, i suoi usi e costumi e il dialetto taglia loro le ali? Qual è il segreto per diventare comici di successo? Chi ce l'ha fatta ce lo ha raccontato I siciliani piacciono e conquistano il pubblico. Sembra che sia l'anno d'oro per i comici della nostra isola che spopolano nei palchi palermitani e non solo, con spettacoli reputati di ottima qualità. Qualcuno di loro è già considerato un professionista e ha preso il volo per il continente, altri sono già delle vere star, altri stanno ancora muovendo i loro primi passi nel mondo della risata, ma tutti sono stati riscaldati dal sole siciliano e sono attaccatissimi alla loro terra. Gli apripista di questo grande fermento sono stati sicuramente Ficarra e Picone: una lunga gavetta alle spalle, un grande successo televisivo tra Zelig e Striscia la notizia e al loro secondo film. È la televisione, infatti, quella che apre alla notorietà nazionale e trasforma in star i professionisti, basti pensare agli innumerevoli sketch tratti da Zelig dei siciliani Teresa Mannino, Fabio Cacioppo e Ivan Fiore postati su Facebook. "Calchiamo i palchi da dieci anni - racconta Rosario Terranova, membro de "Il gruppetto" - ma solo da quando abbiamo cominciato a lavorare a Zelig hanno cominciato a cercarci". La visibilità aiuterà ad avere successo, ma secondo Rosario non è una garanzia. Lui infatti è l'unico membro del quartetto palermitano a non essersi trasferito a Roma: "Per me non è cambiato nulla, la gente pensa che basta apparire in tv per avere la sicurezza economica e professionale, io continuo a mantenere il mio lavoro alla Fiat (che amo molto) e riesco a malapena a coprire le spese per le trasferte e tutto il resto, anche se adesso abbiamo cominciato a collaborare anche con il Maurizio Costanzo Show". Il legame di questi artisti con la loro terra viene spesso visto come il tallone d'Achille per avere successo. Roberto Bonanno dell'agenzia Trump fa la distinzione tra i comici siciliani e quelli nazionali spiegando che i nostri esperti della risata "hanno un modo di lavorare particolare". La maggior parte di loro, infatti, pecca proprio nelle radici, "si fossilizzano in Sicilia, molti di loro riescono a fare ridere solo attraverso l'uso di un dialetto stretto - spiega Bonanno - mentre il segreto per raggiungere la popolarità nazionale è proprio quello di staccarsi e investire per emergere, anche rischiando". E il rischio è alto, perché non basta solo emigrare per diventare famosi e riuscire nella propria arte. "Anche la fortuna ha il suo ruolo determinante, ma è necessario che si uniscano tanti elementi - continua Bonanno - Ficarra e Picone ad esempio sono arrivati al loro grande successo perché sono stati in grado di fare le giuste scelte, ma anche perché alla base c'era un gran determinazione, un eccellente preparazione. La fortuna può solo aiutare chi l'arte ce l'ha, ma per arrivare da qualche parte il segreto è solo uno: non scoraggiarsi mai, insistere e partire. Per chi si scoraggia è finita". Ernesto Maria Ponte non la pensa esattamente così. Autore (insieme al giornalista Filippo D'Arpa ultimamente) oltre che interprete dei suoi spettacoli, per lui il dialetto "ha un'importanza fondamentale nella comicità perché serve a dare spontaneità a un personaggio o a sottolineare e rafforzare le sue caratteristiche, certo - continua l'attore - è necessario utilizzarlo usando termini comprensibili, il problema di molti cabarettisti del passato era l'uso di argomentazioni troppo radicate agli usi e costumi siciliani difficili da esportare". Ponte è uno di quegli artisti che ha trovato il successo nella sua terra e che potrebbe essere etichettato come un "fossilizzato", ma in realtà il comico confessa: "lavorare a Palermo per me è stato un caso, dopo la scuola di Proietti a Roma non pensavo sarei tornato e paradossalmente mi si sono aperte un sacco di porte proprio in Sicilia". Con tanto coraggio Ernesto ci confida anche che, nonostante la sua professione, non ama trasmissioni come Zelig né Colorado Café perché "la comicità televisiva rasenta non la stupidità, ma la "coglionaggine", che è peggio". Attore formatosi sul palcoscenico (anche se la notorietà nazionale gli deriva dalla soap Agrodolce) per lui "è la strada più lunga quella che non ti brucia, tanti comici dopo la televisione sono tornati indietro o si sono fermati al cabaret, io preferisco salire un gradino alla volta, magari fermarmi, ma mi terrorizza l'idea di tornare indietro nella vita". Insomma mai cadere nell'errore dei luoghi comuni. Comici professionisti e affermati come Sergio Vespertino (che abbiamo visto anche in qualche puntata del Commissario Montalbano); Francesco Rizzuto (anche lui ospite a Zelig) e Paride Benassai (che ha fatto un po' tutto dalla fiction al cabaret) e tanti altri, lavorano in Sicilia più per scelta che non per mancanza di coraggio. Forse sono loro i veri apripista per tutti i futuri comici o aspiranti tali che pian piano cercano di affermarsi sui palchi del capoluogo siciliano. È significativo lo slogan con cui gli emergenti Angelo Duro, Luigi Nanfa e Tiziana Martilotti in questi giorni pubblicizzino il loro spettacolo: "Non aspettate che diventino famosi, andate a vederli adesso!". Anche Duro, avendo maturato un'esperienza fuori ha detto: "di certo bisogna pur partire", ma poi ha aggiunto "anni fa vivevo fuori e concludevo meno di adesso, io parto spesso per serate o laboratori, ma la mia base rimarrà per sempre la mia città, diciamo allora - conclude Angelo - che vivere la realtà di casa mia mi rende più produttivo". Insomma la caccia ai nuovi talenti è aperta, basta non lasciarsi andare a pregiudizi chiudendo a priori la porta del successo a tutti i cabarettisti in scena in città. L'ondata dei comici palermitani è arrivata. Laura Maggiore (6 feb 09) |
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