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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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dedicato a Mario Francese
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Ecco i quattro figli di Totò u curtu I maschi hanno seguito presto la strada del padre. Entrambi oggi si trovano in carcere per scontare le pene che gli sono state comminate dai giudici. Le femmine hanno mantenuto un profilo più basso. Lucia, la più piccola, è balzata agli onori della cronaca l'anno scorso in occasione del suo matrimonio con Vincenzo Bellomo, nome che il capo dei capi ha utilizzato per tutto il periodo della sua latitanza. Maria Concetta, la primogenita oggi 34enne, ha più volte conquistato le pagine dei giornali, sin da quando, appena maggiorenne, fu destituita dalla carica di rappresentante d'istituto nel suo liceo per lo scomodo cognome Totò Riina ha quattro figli: due maschi, Giovanni e Giuseppe Salvatore, e due femmine, la primogenita Maria Concetta e Lucia che si è sposata l’anno scorso a Corleone. Giovanni, 31 anni, è attualmente rinchiuso all'ergastolo. Giuseppe Salvatore, 30 anni, è entrato e riuscito dal carcere, finché è arrivata la condanna definitiva della Cassazione per associazione mafiosa. Ma vediamo i singoli profili di questi "bravi ragazzi", che il boss ha avuto dalla moglie Ninetta Bagarella, sorella del capomafia ergastolano Leoluca.Giuseppe Salvatore Riina sembrava davvero il volto diverso dalla famiglia: prima di finire in carcere, si era fatto persino intervistare da Speciale Tg1, per ribadire la sua voglia di "vita normale". E intanto, organizzava una cosca tutta sua per aggiustare appalti. Dopo le tante polemiche in seguito alla scarcerazione per scadenza dei termini, Giuseppe Salvatore Riina il 9 gennaio scorso è tornato in carcere. Attualmente si trova all’Ucciardone di Palermo. La Corte di Cassazione lo ha condannato in via definita per associazione mafiosa, confermando la sentenza d'appello. La “sua prima volta” risale al giugno del 2002, quando venne accusato di associazione mafiosa e di estorsione. Poi nel febbraio del 2008, mentre si trovava recluso a Sulmona con il regime di carcere duro, venne scarcerato, per scadenza dei termini di custodia cautelare. La sua uscita di galera scatenò numerose polemiche. Ora Giuseppe Salvatore Riina deve scontare una pena residua di 3 anni e 1 mese, visto che la Corte d’Appello di Palermo lo aveva condannato a 8 anni e 10 mesi. Al momento dell’arresto, Giuseppe Salvatore Riina si trovava a Corleone con la famiglia e la madre, Ninetta Bagarella. La Suprema Corte ha insomma fatto chiarezza, stabilendo che Giuseppe Salvatore Riina era uno dei capi nel suo territorio di Cosa nostra. Non solo, la pena per Riina potrebbe inasprirsi se eventualmente gli atti trasmessi alla Procura dovessero dare prove certe per procedere per i reati di riciclaggio. Giovanni Riina è accusato di quattro omicidi. Preparava il caffè quando, quel giorno di giugno del 1995, confidò a Enzo Brusca di avere ucciso un uomo: “Mi confermò - racconta Brusca da pentito - di aver personalmente strangolato Antonio Di Caro, chiamato ‘il dottore’". Un omicidio ordinato e commesso, tra gli altri, da Leoluca Bagarella, lo zio di Giovanni Riina che di lì a pochi giorni sarebbe stato arrestato. Il cadavere del malcapitato fu sciolto nell'acido, e un secondo pentito ha rivelato che un altro “uomo d'onore”, Francesco Di Piazza, “per accelerare la disintegrazione ha preso un bastone e ha girato nel fusto, tipo che mescolava il pomodoro con la salsa”. Giuseppe Giammona invece morì sotto una scarica di proiettili, nel suo negozio di abbigliamento a Corleone, il 28 gennaio 1995; e un mese dopo toccò a sua sorella Giovanna e al marito Francesco Saporito, uccisi in macchina a colpi di fucili a pallettoni e pistole a tamburo. Per questi quattro omicidi Riina jr. è stato condannato all'ergastolo. La sentenza della corte di Assise di Palermo ha inflitto il carcere a vita al figlio del boss Totò Riina, accusato di quattro omicidi che risalgono al 1995. Il primo è quello di Giuseppe Giammona, 22 anni, freddato con due colpi di pistola alla nuca il 28 gennaio mentre si trovava in auto in compagnia della fidanzata. Le altre vittime furono Giovanna Giammona e Francesco Saporito, marito e moglie, trucidati il 22 febbraio sotto gli occhi dei loro due figli. L'ultimo omicidio è quello di Antonio Di Caro, ammazzato a Corleone nel giugno del '95. Nello stesso processo furono accusati di omicidio, Giovanni Brusca e Giuseppe Monticciolo, entrambi collaboratori di giustizia e condannati a 12 anni e otto mesi di reclusione. Lucia Riina. Di lei abbiamo sentito parlare per le sue nozze, celebrate l’anno scorso, il 23 luglio del 2008 con Vincenzo Bellomo. Il matrimonio fu celebrato nella chiesa dell'Immacolata di Corleone. Vincenzo Bellomo, in quell’occasione ringraziò tutti i parenti che non avevano potuto partecipare alle nozze, a partire proprio dal suocero, detenuto dal '93, seguito dal fratello della sposa, Giovanni, che come detto adesso sconta in carcere 4 condanne all'ergastolo per omicidio. Proprio il nome di Vincenzo Bellomo era il nome che Totò Riina utilizzava durante la latitanza. “Salutiamo i giornalisti, dovranno pagarci i diritti”, aveva detto entrando in chiesa il fratello di Lucia, Giuseppe Salvatore, a quei tempi temporaneamente “fuori”, prima della condanna definitiva per associazione mafiosa. Era stato lui ad accompagnare la sorella all'altare. Nella chiesa un centinaio di persone e un gruppetto di turisti che avevano assistito, incuriositi, alla cerimonia. Per loro una specie di cerimonia da “Padrino” dal vivo. Anche Giuseppe Gentile, il frate celebrante, aveva voluto dire di non “far pagare ai figli colpe che non hanno”. Maria Concetta Riina. Di lei si è parlato sin da quando era giovanissima. La primogenita di Totò “u curtu”, all'età di 18 anni era stata eletta al consiglio di istituto del liceo che frequentava a Corleone e dopo un anno fu defenestrata dai compagni proprio per lo scomodo cognome che porta. In seguito, nel 1995, due anni dopo l’arresto del “capo dei capi”, il magistrato Ilda Bocassini le aveva chiesto pubblicamente di prendere le distanze dal padre assassino e non andare più in carcere per le visite. Ma lei si era rifiutata. E questo aveva suscitato scalpore e indignazione, specie per il fatto che allora – come oggi – si era detta stupita di ciò che giornali e opinione pubblica attribuivano al padre “amorevole e pieno di squisita tenerezza”. Oggi Maria Concetta ha 34 anni ed è sposata con Toni Ciavarello, con cui ha avuto tre figli: Gian Salvo, Maria Lucia e Gabriele. Vive a Corleone dal 16 gennaio del 1993, il giorno dopo che il boss delle stragi di Capaci e via d’Amelio è stato arrestato. Junio Tumbarello (30 gennaio 2009) |
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