aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
Testata giornalistica dell'Università degli Studi di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella
Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it
Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458

Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001
quadratino quadratino ATENEONLINE
quadratino Ateneo
quadratino Giornalisti
cuneo
Palermo. A 30 anni dall'omicidio, tra giornalismo e teatro
Al Politeama il ricordo di Francese
"Un cronista libero e senza paura"

C'erano la famiglia, gli amici, i colleghi, e poi un video degli anni 70 a riportare alla mente la vita e la morte del cronista di giudiziaria del Giornale di Sicilia, ucciso da Cosa nostra il 26 gennaio 1979. Una serata che ha dato spazio anche ai monologhi di tre artisti siciliani. Un racconto a più voci di un professionista che nel fare il proprio lavoro ha sempre tenuto la schiena dritta

 Ricordi personali e professionali di colleghi-amici, filmati inediti e monologhi di artisti palermitani per discutere, ma anche ridere, della mafia, della mafiosità e dell’essere siciliani. Anche così si può ricordare chi ha perso la vita, anche e forse soprattutto se chi non c'è più è Mario Francese, il cronista del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia e in particolare dalla mano armata di Leoluca Bagarella che, su ordine di Provenzano e Riina, una notte di trenta anni fa, il 26 gennaio 1979, con quattro colpi di pistola freddò il giornalista sotto casa sua, in viale Campania.

E lunedì sera al teatro Politeama nella serata organizzata dall'Ordine regionale dei giornalisti in collaborazione con la società Zerotre, e condotta da Costanza Calabrese e Salvo Toscano, c’erano la famiglia, gli amici e i colleghi a rimembrare innanzitutto il lavoro coraggioso e senza guinzagli di un uomo che si è dedicato interamente alla professione pagando il proprio impegno con la vita.

“Mario era un giornalista di razza, uno che andava in giro a cercare la notizia senza essere schiavo delle fonti", ha detto Franco Nicastro, presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, introducendo la serata commemorativa, il primo di una serie di appuntamenti che culminerà nei prossimi mesi con l'assegnazione del premio Mario Francese. “Era un cronista libero, che ha capito ancora prima delle forze investigative i nuovi equilibri e i legami della mafia palermitana, scrivendone senza paura i nomi sul suo giornale”. Eppure, prima che si giungesse a delle risposte e a delle responsabilità giudiziarie ci sono voluti ben venti anni. Ma ora “il nostro dovere – continua Nicastro – è spiegare perché è stato ucciso: perché Mario Francese svolgeva il suo lavoro in maniera scrupolosa e metodica sapendo mettere in luce la strategia di sangue che Cosa nostra stava mettendo in atto in quegli anni”.

Ed è stato proprio questo suo modo di interpretare e fare il mestiere di cronista a firmare la sua condanna a morte, ben due anni prima che fosse messa in pratica. Perché Francese non aveva paura di far pubblicare le notizie di cui era a conoscenza e che riusciva ad ottenere trascorrendo le giornate tra i vicoli dei quartieri popolari e i corridoi del palazzo di giustizia. Una paura che non mostrava nemmeno davanti le telecamere, così come mostrato da un video d’epoca originale in cui il cronista del Giornale di Sicilia spiegava il nuovo organigramma della mafia, gli interessi economici che i nuovi boss stavano intraprendendo. Ma soprattutto designava Corleone come centro del nuovo potere di Cosa nostra.

“Mario non tralasciava e non mollava niente – racconta Francesco La Licata, amico e collega di Francese, oggi penna de La Stampa, intervenuto all'incontro -. Era anche uno che rompeva le regole, come quando al palazzo di giustizia corse dietro a Ninetta Bagarella, sorella di Leoluca e moglie di Riina, e la intervistò. Un gesto che all’epoca fece scalpore, perché vigeva ancora la prassi che le donne non 'vanno toccate', anche semplicemente con delle domande. E poi quella sua schiettezza, il suo sapersi prendere la responsabilità delle notizie che dava. Un gesto che oggi è quasi impossibile ripetere per la moda dell’equidistanza che deve mantenere il giornalista, e che alla fine gli fa fare qualcosa di diverso dal proprio mestiere. Ecco allora – continua La Licata – spiegata anche la proliferazione sempre più numerosa di libri di giornalisti che possono scrivere quello che i giornali non pubblicano”.

Anche il noto giornalista del Corriere della Sera, Gian Antonio Stella, coautore del bestseller La casta, è intervenuto parlando della figura di Francese. “La forza di Francese stava nel combattere il muro di gomma. E lo faceva andando sempre in giro alla ricerca della notizia. Quello che mi preme dire qui è sfatare un luogo comune stupido che vuole il giornalista ‘orfano, scapolo e bastardo’. Una grandissima scemenza – sentenzia con veemenza Stella -. Anzi, tutt’altro. Il cronista deve avere sempre coscienza di chi è e delle proprie radici, è ciò che lo rende partecipe della società di cui scrivere. E poi avere una famiglia, una compagna, una moglie, fosse anche un’amante con cui condividere la vita anche al di fuori del lavoro. E soprattutto non essere bastardo. Il senso di questo mestiere è anche avere la capacità di raccontare la vita delle persone e avere una valenza etica".

Ma la serata è stata anche spettacolo, con i monologhi di tre artisti siciliani. Davide Enia si è esibito portando in scena uno scritto inedito dal titolo “L’uccello grofone”, un misto di sentimenti e cattiveria amara, come una vecchia favola tradizionale. Ma siccome della mafia è anche lecito riderne (e forse anche deriderla), ecco allora sul palco un grande Ernesto Maria Ponte che con verve e forte capacità evocativa focalizza l’essenza della sicilianità, fatta a volte anche di una certa inconsapevole cultura mafiosa, come se fosse un elemento strutturale del nostro essere isolani.

E poi il pezzo più struggente, l’ultimo, quello di Salvo Piparo, scritto da Filippo D’Arpa, cronista del Giornale di Sicilia. Le ultime ore di vita e la morte di Mario Francese raccontate da colui che per primo è accorso sul posto dell’omicidio e ne ha visto il corpo coperto dal lenzuolo bianco: Giulio Francese, figlio e allora "biondino" di redazione al "Diario". Un racconto straziante tra vita privata e professionale, per ricordare e onorare un giornalista autentico, un uomo libero che sapeva andare fino in fondo alle cose, anche alla morte, senza paura. Un uomo che per tutti gli allievi della scuola di giornalismo dell'Ateneo di Palermo, che porta il suo nome, resterà sempre un esempio, nella vita e nella professione.

(nella foto uno dei pannelli della mostra permanente
nei locali della facoltà palermitana di Scienze della formazione)


Elisabetta Cannone (27 gen 09)
Ateneonline - viale delle Scienze - Ed. 15 - 90128 Palermo - mail: ateneonline@unipa.it - Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458