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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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dedicato a Mario Francese
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Giovani, siate curiosi e insoddisfatti" Il cronista di giudiziaria del Giornale di Sicilia fa il punto sul lavoro odierno in redazione: "Ai tempi di Mario era diverso. Ormai, nonostante la mafia continui ad avere le prime pagine, non c'è molto spazio per fare approndimento come faceva lui. E invece cresce il numero di chi è incollato al desk. Chi vuole intraprendere questo mestiere deve imparare a scavare sotto le verità ufficiali, e non essere mai pago di ciò che fa" Oggi al Giornale di Sicilia dire cronista di giudiziaria significa fare il nome di Riccardo Arena, un giornalista che trascorre la maggior parte della sua giornata tra le aule del tribunale di Palermo, "una vera e propira miniera d'oro di informazioni". Seduto alla poltrona della sua postazione, Arena parla del suo lavoro, di quello che un tempo è stato il posto di Mario Francese, il cronista ucciso dalla mafia il 26 genaio 1979. Così, schernendosi, ma anche avendo coscienza del lavoro che fa, osserva: “Anche a me oggi capita di uscire con otto pezzi al giorno scrivendo di mafia, o comunque di giudiziaria, così come faceva Mario Francese. E devo dire che mi sento onorato quando si accosta il mio nome a quello di Mario. Eppure oggi - aggiunge - l'informazione non è più la stessa. Nonostante la mafia continui ad avere le prime pagine, spesso non c'è molto spazio per fare approndimento così come faceva Francese. Tuttavia anche noi riusciamo, pur se con qualche difficoltà di spazio nella foliazione, a mettere insieme i pezzi del puzzle". Continuando poi a parlare della professione giornalistica odierna, Riccardo Arena non sembra essere molto ottimista, soprattutto perché “oggi in tutti i quotidiani, non solo in questo, il numero dei giornalisti che si occupano di cronaca è molto ridotto, e spesso si devono occupare anche di altro. Mentre invece è aumentato il numero di quelli che stanno al desk”. Il rischio, secondo Arena, è che il giornalista finisca per essere quello “telefonico”, seduto sempre alla “scrivania o che usa la pen drive, uno che non controlla e verifica i fatti, che non sta in mezzo alla gente e che non consuma le scarpe andando in giro" a cercare la notizia. "Io ad esempio – racconta Arena – seguo sempre i processi, e finché mi è possibile guardo in faccia il testimone, perché il viso dice molte più cose delle stesse parole”. Così per i ragazzi e ragazze che vogliono intraprendere questa professione, sono due i consigli che il cronista di giudiziaria del giornale di Sicilia si sente di dare: “Inanzitutto scegliersi un maestro, uno da seguire, da venerare quasi, da guardare come muove le dita sulla tastiera e come scrive. E poi, due caratteristiche che non possono mancare sono senza dubbio la curiosità e l’insoddisfazione. La prima oggi viene troppo spesso tralasciata, affidandosi invece alle fonti ufficiali. Ma è anche importante non essere mai soddisfatti di ciò che si è ottenuto. Bisogna scavare, andare sempre più a fondo. Solo così si possono evitare gli eventuali errori che ci sono sempre in questo mestiere”. Elisabetta Cannone (23 gen 09) |
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