aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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PALERMO IN CODA. Il reportage, ultima puntata
In fila all'ufficio ticket tra liti
e imprecazioni contro il malgoverno

È uno degli sportelli più temuti dagli utenti dove, come accade ad esempio al Policlinico Giaccone, l'assenza del distributore dei numeri elimina code fa sì che l'attesa sia stabilita dall'arrivo. Ma le code più lunghe le fa chi è esente dal pagamento delle prestazioni sanitarie, segno di un impoverimento sociale sempre più forte. E l'attesa passa tra discussioni animate tra chi viene prima e chi viene dopo e i giudizi negativi sui politici. E all'uscita? Ci si imbatte sempre in un volantino che informa su prestiti e finanziamenti o un cinese che vuole rifilarti un gadget

 A volte per capire e conoscere le reali condizioni economico-sociali di un paese non sono necessari i numeri delle inchieste Istat o chissà quali grafici e tabelle a torta di studiosi, basta semplicemente mettersi in fila, per esempio in fila all’ufficio ticket.
Scoprire dove si trova questo ufficio per il pagmento del ticket, all'interno di ogni ospedale, non è affatto difficile: a indicarlo è quasi sempre una fiumana di persone che esce dalla sala, fino ad arrivare per strada. Uomini e donne, giovani e anziani che si accalcano e chiedono informazioni per sapere quale è lo sportello giusto a cui rivolgersi, perché chi è esente dal pagamento in quanto ha un reddito basso, non vuole sbagliare posto.

Accade così - ad esempio - all’ufficio ticket del Policlinico Giaccone di Palermo, dove come ogni giorno sono in tanti ad attendere il proprio turno in una fila più o meno ordinata e stabilita solo in base all’ordine di arrivo. Quattro gli sportelli aperti: due dedicati a chi paga le prestazioni sanitarie e a chi, invece, è esente. E sono proprio questi ultimi due a risultare i più affollati. La coda davanti gli sportelli può durare ore o anche diverse decine di minuti. È solo il caso o la fortuna a stabilire se si è scelto l'orario giusto. Anche perché al Policlinico Giaccone non c’è un distributore di numeri eliminacode, quindi chi arriva davanti l’ufficio ha come primo obiettivo sapere, conoscere chi è l’ultimo della coda, ovviamente una volta stabilita quale è la fila giusta da seguire. “L’ultima è una signora che era qui un momento fa – risponde un giovane signore con accanto la moglie incinta a un anziano appena arrivato – ma ora non so se ne è pentita o se torna”. “Ma non importa, diciamo che se lei non è l’ultimo, sarà il penultimo, d'altronde siamo qui per aspettare, ma prima o poi ne usciamo – ribatte l’anziano che nel frattempo tira fuori dalla tasca della giacca la richiesta del medico per essere subito pronto all’arrivo davanti lo sportello. Ma non sempre le conversazioni sono così pacifiche, perché quando la confusione è tanta, c’è sempre chi cerca di dichiarare un turno più basso di quello che deve realmente fare. “Ma che sta dicendo, prima di lei c’ero io, l’ultima è lei" – dice ad alta voce una signora corpulenta che interviene rivolgendosi a una ragazza che spiegava l’ordine della fila a un ragazzo appena arrivato.

Ma l’attesa è fatta anche e principlamente di conversazioni sull’economia e sul governo, considerazioni fatte alla spicciolata di chi la crisi la vive ogni giono andando a fare la spesa più al mercato che non al supermercato. “Io sono mesi che non vado più al supermercato – dice una signora anziana mentre si appoggia alla porta d’ingresso dell’ufficio a un'altra signora che le sta vicino – perché anche quando fanno le offerte, le cose costano troppo, allora meglio il mercato, lì si risparmia di più, ma non è che si può comprare tutto anche lì. Io ormai compro lo stretto necessario”. "Ma anche io signora – controbatte subito la vicina di attesa – e poi meno male che le visite in ospedale non le pago, anche se preferivo pagare e avere uno stipendio. Ma poi ci sono le medicine e lì, dipende quello che ti danno, c’è poco che fare”. “È tutta colpa del governo – interviene subito un anziano con il bastone – ma non è solo quello di ora. Pensano tutti ai loro comodi, a prendere i soldi, e di noi cittadini se ne fregano. Una volta che arrivano lì, al Parlamento, se ne stanno fregando”, conclude l’anziano.

Così tra imprecazioni contro il malgoverno e accenni di liti tra chi cerca di fare il furbo e chi vuol fare rispettare l’ordine della fila, il tempo passa e finalmente arriva il momento di mettere la firma sulla ricetta, che è ormai stropicciata per il lungo tempo tenuta in mano.
“Eh signorina! la vita è dura, è troppo dura – commenta sconsolata un’anziana mentre esce dall’ufficio ticket, rivolgendosi a una ragazza che distribuisce volantini che pubblicizzano finaziamenti – Non se ne può più. Ma lei lo sa dov’è radiologia? Ora mi tocca arrivare chissà dove e aspettare ancora delle ore”.

A fare da sottofondo in una mattinata di pioggia la voce cantilenante di un cinese che vende ombrelli “Omblelli, omblelli, ieli otto eulo, oggi cinque, glande, glande, buono, automatico. E di tanto in tanto qualche signore si avvicina apre e chiude gli ombrelli per verificarne la qualità e poi, scelto il colore paga. “Cinque eulo, oggi cinque eulo”.
Elisabetta Cannone (23 gen 09)
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