aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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In Italia un'azienda su quattro è gestita dal gentil sesso
Lo scettro di comando si tinge di rosa
Aumentano le manager del Belpaese

Sono sempre di più le figure femminili che ricoprono ruoli chiave nell'economia della Penisola. Un trend che ha preso piede nell'ultimo decennio e che, secondo diversi studi, è destinato a crescere. L'anno scorso è stata eletta alla presidenza di Confindustria Emma Marcegaglia, prima donna a raggiungere tale carica in 98 anni di storia. E sono diverse le dirigenti alla testa di importanti realtà del mercato nazionale. Anche in Sicilia, prime fra tutte nelle dinastie del vino, non mancano le signore in carriera

 Non solo madri premurose o cuoche sopraffine. Le donne del Belpaese sono anche imprenditrici di successo. In Italia, infatti, un'azienda su quattro è gestita dal gentil sesso. Questo almeno secondo un’indagine relativa al triennio 2005-2008 svolta dalla rivista “Donna in impresa”, che ha puntato i riflettori sull'importanza dell'imprenditoria femminile per la cultura d'impresa. È stato evidenziato che, nel triennio 2005-2008, nelle aziende a struttura familiare le donne sono state protagoniste.

Le manager del Belpaese hanno assolto funzioni fondamentali tanto nella divisione e nell’assegnazione di mansioni di responsabilità, quanto nei meccanismi di finanziamento delle aziende. Secondo l’indagine, le imprenditrici italiane hanno dimostrato di saper utilizzare risorse, conoscenze e specializzazioni alla testa di società affermatesi in settori produttivi diversi, dalla metalmeccanica alla moda, dalla chimica ai servizi, fino all’agricoltura.

 Tenuto conto dello scenario di crisi che ha caratterizzato l'anno appena concluso e le previsioni di recessione per quello in corso, il periodo che va del 2003 al 2008 ha rivelato un trend “rosa” significativo per le imprese: cioè sempre più donne ai vertici aziendali, ma anche in ruoli chiave dell’economia. In tutto, le manager del Belpaese sarebbero oltre 70 mila, che equivale a una crescita di più del 9 per cento in cinque anni.

Una tendenza già consolidata che ha preso piede negli ultimi decenni, durante i quali figure di manager e d'imprenditrici di successo, nonché le associazioni professionali e in particolare quelle dichiaratamente femminili, hanno dato un apporto determinante all'affermazione di una nuova e moderna identità imprenditoriale delle donne. Un dato rilevante quello dell’ultimo quinquennio, considerato che il numero di donne che fino a dieci anni fa erano imprenditrici nell'Unione Europea era molto ridotto rispetto a quello degli uomini: circa l’otto per cento del numero totale dei dirigenti aziendali delle imprese europee.

Dal 2001 una rete europea, ProWomEn, si occupa di imprenditoria femminile per individuare schemi promozionali innovativi e ideare nuovi modelli di sostegno. Il network coinvolge 16 regioni dell'Ue, tra cui alcune che già hanno creato strutture per promuovere l'attività imprenditoriale delle donne e altre che non hanno molta esperienza in merito, ma ne hanno riconosciuto l’esigenza. I membri di ProWomEn diffondono le idee, le informazioni e i consigli pratici per il supporto specifico allo start-up dell’imprenditoria femminile nelle loro regioni.

 È importante ricordare che l'anno scorso è stata eletta alla guida di Confindustria per il quadriennio 2008-2012 Emma Marcegaglia (nella foto a sinistra), prima donna a ricoprire tale carica in 98 anni di storia. L'azienda di famiglia fondata 49 anni fa, di cui è amministratore delegato, opera nel settore metallurgico, con un fatturato annuo superiore ai 4 miliardi di euro. E' il decimo gruppo nella classifica delle maggiori industrie in Italia.

 Ma sono tante le donne in carriera anche in Sicilia. Prime fra tutte le discendenti delle grandi famiglie del vino. Da aprile 2008 al consiglio di amministrazione del Banco di Sicilia, per la prima volta in 140 anni, siedono su nove componenti due donne siciliane: Jose Rallo (nella foto a destra), titolare dell’azienda “Donnafugata” e Maria Luisa Averna (nella foto in basso a sinistra), ai vertici dell'omonima e storica azienda dell'amaro conosciuta in tutto il mondo. Se c’è una cosa che inorgoglisce particolarmente Maria Luisa Averna è a ppartenere a una famiglia di imprenditori che da sempre ha riservato alle donne uno spazio tutto particolare. A partire dagli anni 20, quando la nonna Anna Maria, vedova e con sei figli, prese le redini del gruppo diventando una vera e propria icona di modernità nel cuore della Sicilia di inizio Novecento. Per la legge dei cicli e ricicli, due generazioni dopo il comando è ancora declinato al femminile, con Maria Luisa alla presidenza di un gruppo che nel corso degli anni è cresciuto per acquisizioni e diversificazione del business, raggiungendo un fatturato di 200 milioni di euro, con 350 dipendenti.

E quello di Bacco non è l’unico punto di forza delle donne nell’Isola.  La siciliana Marina Taglialavore (nella foto a destra) con la sua Jeppsen vende informatica persino a Taiwan e Singapore. La Jepssen nasce nel 1984 da un'idea rivoluzionaria della giovane e dinamica fondatrice, con un unico e importante obiettivo: creare una nuova tecnologia capace di estendere le potenzialità umane per migliorare la qualità della vita. Il Gruppo Jepssen oggi annovera diverse aziende operanti in Italia e all’estero. La ricerca e la progettazione è ancora tutta italiana, mentre la produzione (circa 85%, di cui il 60% in Cina) è stata delocalizzata nell’area asiatica (Taiwan, Hong Kong, Singapore, Corea, Cina). Scavando nel passato della giovane manager siciliana che ha deciso di mettere su la sua azienda ad Agira, un piccolissimo centro della provincia ennese, si scopre che la sua passione dei computer risale all’infanzia: suo padre, commerciante, la sognava impiegata in banca, ma lei, invece, mostrava tutt'altra vocazione.

Secondo un’altra ricerca condotta dal centro di ricerche e servizi la Iter di Napoli, il profilo delle manager italiane è molto preciso: giovani, determinate, assetate di successo e in molti casi single. Insomma tutte azienda e creatività. Molte hanno rinunciato al matrimonio e quelle sposate non sono propense ad avere figli. Grandi capacità organizzative, tante ore di lavoro al giorno, scarsa propensione al matrimonio. È il ritratto della maggioranza delle giovani imprenditrici al Sud: la metà non sono sposate e sacrificano la vita privata al lavoro. Altre, anche se coniugate, rinunciano a diventare madri, o perlomeno rimandano a tempo indeterminato il fastidioso periodo della gravidanza.

Intanto si moltiplicano le iniziative che studiano il fenomeno. A marzo 2008, "Donne impresa", il movimento di Confartigianato-Federimprese Bologna, ha organizzato un evento per celebrare l'imprenditoria femminile e per parlare di maternità e lavoro. In quell’occasione sono state premiate sette imprenditrici di successo. Le vincitrici sono tutte donne che hanno saputo tenere le redini del potere, ognuna nel proprio settore, e che hanno fatto del proprio appartenere al sesso debole, il loro punto di forza. Per quell’occasione sono state premiate Cristina Malferrari della Malferrari di Castiglione, Elisabetta Garuffi di Tosca Spose, Mammola Bertoni della Multicereals, Monica Cricca della Metanobo di Bologna, Wilma Tarozzi di Mythodea, Luisa Biagini di Bimac Italia e Monica Gualandi di Casanova Immobiliare.

Per sabato 17 gennaio a Torino è stato organizzato un convegno dal titolo “Eccellenze al femminile” per parlare di donne, scienza e lavoro
. Un momento di riflessione sull'importanza crescente che il pensiero femminile svolge nella nostra società. In un contesto socio-economico complesso, considerando i venti di crisi mondiale, il convegno si pone l'obiettivo di sottolineare il ruolo sempre più determinante della donna in ogni ambito: dall'imprenditoria alla ricerca, passando per la politica, l'arte, il cinema, la moda e la cultura.
Junio Tumbarello (16 gennaio 2009)
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