aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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PALERMO IN CODA. Il reportage, prima puntata
Poste, una giornata di ordinaria 'fila' tra fatalismo, liti e tanta confusione
Inizia negli uffici centrali di via Roma e in quelli di Cruillas e della Stazione centrale il "viaggio" di Ateneonline tra i cittadini che ogni giorno affrontano lunghe attese prima di arrivare allo sportello per pagare una bolletta, ritirare la pensione o aprire un conto corrente. Così si scopre che c'è chi aspetta dalle 4 di mattina, chi invece è rassegnato e chi inveisce contro tutto e tutti

Comincia da uno dei luoghi simbolo delle attese: gli uffici postali, il tour della Palermo in coda, delle lunghe file per pagare le bollette, o aprire un conto o più semplicemente tentare di pagare il ticket per una visita medica in ospedale. Intere mattinate, o peggio ancora giornate, con un pezzettino di carta tra le dita in attesa di un turno che sembra non arrivare mai, accalcati in luoghi piccoli, super affollati di persone (spesso anche maleodoranti già alle 9 del mattino) e soprattutto agguerrite e pronte a lanciarsi in furibonde scenate contro tutto e tutti: dal sistema che non funziona, al governo (locale e nazionale) che non aiuta chi ha bisogno, e ingaggia battaglie personali sentendosi paladini e difensori dei propri diritti e anche di quelli altrui.
Ma con ogni probabilità tra gli uffici più temuti in termine di tempi di attesa, il primo posto spetta agli uffici postali. Perché tutti almeno una volta nella vita hanno dovuto pagare una bolletta, prelevare dei soldi, prendere la pensione o fare una raccomandata. E ogni volta, come la prima, il pensiero è sempre lo stesso “ecco, ci siamo, chissà quando uscirò da qui”.
Pensiero quanto mai veritiero, visto che in particolare nell’ultimo mese e mezzo gli uffici postali sono stati praticamente presi d’assalto da quanti richiedono la “social card”, aggiungendosi ai già tanti clienti abituali.

Tra gli uffici visitati, quello di Cruillas, noto alle cronache degli ultimi giorni per l’arresto di una donna che ha aggredito dipendenti e agenti esasperata per la lunga attesa, non è il più facile da raggiungere. Ma appena arrivati nelle vicinanze si capisce che si è nel posto giusto. A renderlo riconoscibile sono infatti le tante persone messe davanti l’ingresso che parlano tra loro dell’ora in cui sono arrivati e del numero che hanno, troppo alto per sperare di farcelo in tempo per la mattinata. L’ufficio infatti chiude alle 13.30 e non apre il pomeriggio, così c’è già chi è al suo secondo giorno di attesa. E le speranze di farcela sono poche visto che alle 11 il numero preso alla macchinetta è la serie A242, mentre l’ultima persona ad essere effettivamente allo sportello ha il numero A072. Ad aggravare una situazione già normalmente precaria ci sono i cittadini in attesa di ritirare la "social card", per i quali tutti gli uffici hanno predisposto uno sportello. A Cruillas si è scelto di adibire la lettera C, cioè quella per i pagamenti dei bollettini, affollando di fatto la serie A che è utilizzata anche per operazioni lunghe e complesse.
“Io sono qui già da due ore e mi sa che mi tocca aspettare ancora molto tempo - racconta una signora anziana seduta nella sala dell’ufficio -, ma so di persone che sono arrivate qui alle 4 di mattina”.
E la disperazione e la voglia di non voler sprecare una giornata in coda aguzza l’ingegno e l’inventiva. Scatta quindi l’operazione solidarietà mista a furbizia. Tra chi aspetta infatti c’è chi si organizza e, dopo una breve conversazione, alla persona che nel gruppetto ha il numero più basso si danno le bollette di tutti e i soldi necessari per il pagamento. Ma la chance di saltare qualche turno e uscire prima può arrivare anche all’improvviso dalle mani di chi si è stancato di aspettare o ha ricevuto un favore e regala il proprio numero.

La situazione non è migliore in altre due poste cittadine, quelle Centrali di via Roma e quelle della Stazione centrale. Nelle prime, arrivando anche solo alle dieci di mattina è quasi impossibile vedere gli sportelli aperti, talmente tanta è la gente stipata come le sardine nella sala. E dal fondo, o meglio davanti gli sportelli si sente la voce di una donna che inizia a inveire contro lo sportellista, a suo dire troppo lento. “Ma insomma, che fa stiamo ‘babbiando (scherzando, ndr) – dice la donna alzando sensibilmente la voce per farsi sentire anche dagli altri cercandone la complicità – qui c’è gente che aspetta da ore e che deve fare anche altro”.
Seduto su una sedia un signore anziano dice “Sono ore che aspettiamo per prendere la pensione, ma d’altronde l’Inps ci paga per stare seduti qui e aspettare…”.
Gli fa eco la vicina di sedia “Io sono qui per il secondo giorno consecutivo, ieri infatti non ci sono arrivata, lo sportello ha chiuso prima che arrivasse il mio turno”.

La storia si ripete alla Stazione centrale, dove la calca delle persone in attesa si vede in lontananza fuori dall’ufficio. Tra loro anche chi legge gli elenchi degli aventi diritto alla social card, stampati su un foglio con i relativi dati personali, con buona pace della privacy. Anche qui la direzione ha dedicato uno sportello per la social card. E tra chi la deve ritirare ancora sono molte le perplessità. “Ancora non funziona – racconta una signora – io già l’ho avuta e ho cercato di usarla al supermercato, ma non l’hanno accettata perché non era ancora attiva”. “Già – interviene un’altra donna – a me un’amica ha detto che devono passare almeno un paio di giorni prima di poterla utilizzare. Perché quando la danno – conclude – non è ancora attiva”.
Dentro l’ufficio postale l’aria è davvero “gonfia di odori” (per dirla alla De André) talmente tanta è la confusione. Ma di tanto in tanto regna più che altro la rassegnazione e tra chi aspetta a tenere banco sono i discorsi sulle ore di attese, almeno due, e ancora la social card.

Ma è uscendo dall’ufficio, intorno alle undici, che si ha il polso della situazione. Madre e figlia tentano di entrare e guardando l’interno dalla vetrata esclamano insieme “No, ma non ci penso nemmeno di restrare bloccata lì dentro una giornata solo per una bolletta. Ci riproviamo domani”.
Perché, chiamando in aiuto Rossella O’hara, “Domani è un altro giorno”, ma non è sempre detto che sia anche quello fortunato. Anche perché le file, come gli esami, non finiscono mai e ti aspettano ovunque. Magari la prossima potrebbe essere quella all’agenzia delle entrate.
Elisabetta Cannone (09 gen 09)
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