|
|||||||||
|
Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
|||||||||
|
› Home ›
Seconda pagina › Sport
› Cultura e spettacoli
› I nostri seminari ›
I nostri servizi › Chi
siamo › Speciale
dedicato a Mario Francese
|
150 aziende fanno ricorso alla Cig La debacle finanziaria americana comincia a farsi sentire sull’economia reale italiana. E nell'Isola si affianca alle tante questioni locali, aggravando la situazione: in quest’ultimo scorcio di 2008 sono state 90 le società che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione ordinaria, motivando la richiesta per la mancanza di commesse, mentre 50 hanno utilizzato gli ammortizzatori sociali per eventi meteorologici. Emblematico il caso della Metalmeccanica Meridionale, che ha chiuso lasciando 40 operai senza salario. La ricetta di Confindustria Sembrano le ultime battute di un dramma ormai all'ultimo atto. Parliamo della bufera che si è abbattuta sull’economia siciliana e di tutto il Sud in generale, mentre per i lavoratori e per le imprese della nostra regione, continua a piovere incessantemente sul bagnato. I NUMERI DELLA CIG. Negli ultimi due mesi, 150 aziende sono state costrette a ricorrere alla cassa integrazione guadagni per il proprio personale e all’avvio di procedure di mobilità, anticamera dei licenziamenti. Confindustria Palermo e la Piccola industria lanciano l'allarme. Il caso della Metalmeccanica Meridionale - un'azienda che ha fatto la storia dell'economia palermitana - è emblematico. "E’ illusorio – scrivono in una nota congiunta i presidenti Nino Salerno e Giuseppe Seminara - pensare che la crisi non sta investendo e non investirà le imprese. I dati attualmente a nostra disposizione sono molto più che allarmanti: da settembre a oggi, in circa due mesi, sono circa 150 le aziende che sono state costrette a chiedere la cassa integrazione guadagni. Un numero più che raddoppiato rispetto al 2007. Di queste aziende, molte hanno già chiesto l'acconto perché non hanno neanche la liquidità necessaria per affrontare le spese per il personale". Ma il caso della Metalmeccanica Meridionale di Palermo, dove 40 operai sono rimasti senza salario, non è l’unico in Sicilia. Sono circa 90 le imprese in Sicilia che hanno motivato la richiesta di cassa integrazione guadagni per mancanza di commesse. Una cinquantina le imprese che sono state costrette a far uso degli ammortizzatori sociali, invece, per eventi meteorologici (l'anno scorso per questo motivo erano state meno di 20 richieste).A Siracusa 160 operai sono coinvolti nella mobilità, a Catania i fari sono puntati su StMicroelectronics e Numonyx, a Ragusa il gruppo bresciano metro ha messo alla porta trenta tute blu. A fotografare la situazione di estrema difficoltà della metalmeccanica siciliana è la segreteria regionale della Fiom-Cgil. A Siracusa - la provincia a più alta densità meccanica - la Fiom registra un boom della cassa integrazione: dall’inizio dell’anno a luglio la Cig ordinaria è aumentata del 57,28% rispetto all’intero 2007 e quella straordinaria del 29,7%. “Numeri purtroppo destinati a crescere entro la fine dell’anno”, dice Giovanna Marano, segretaria siciliana della Fiom. Sono 162 gli operai alla prese con procedure di mobilità e si guarda con preoccupazione al blocco degli investimenti da parte dei grandi gruppi come la Erg e l’Eni. A Messina (+18,9% di Cig nei primi sette mesi) la misura della crisi sta nella decisione di ricorrere alla cassa integrazione da parte del gruppo Duferdofin, le acciaierie di Giammoro, che si rifugiano negli ammortizzatori sociali dopo gli investimenti e le assunzioni fatte nella prima metà dell’anno: due le settimane di Cig previste per fine novembre e altre due, secondo la Fiom, potrebbero essere chieste per dicembre. A Catania la cassa integrazione è cresciuta, da gennaio a luglio, del 35% e ne hanno fatto ricorso la Medimpianti, la Rametal, le acciaierie di Sicilia, la E.T.C., la Cable factory. A Ragusa la Metro ha dismesso un’unità produttiva, avviando la mobilità per 30 operai. per quanto riguarda i grandi gruppi, la Fiom manifesta preoccupazione per la Fiat a Termini Imerese e la Stmicroelectronics-Numonyx a Catania, dove qualche giorno fa i lavoratori hanno scioperato chiedendo certezze sul futuro industriale dello stabilimento e degli oltre 4 mila addetti. Dall’inizio dell’anno la Fiat ha già richiesto sei settimane di cassa integrazione, mentre nell’indotto le settimane di Cig sono nove e a dicembre scadranno i contratti per 23 lavoratori (tra cui 19 donne) alla Ergom, fabbrica controllata dalla Fiat. POSSIBILI SOLUZIONI. “Il ricorso agli ammortizzatori sociali – spiega Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia in un’intervista del 12 novembre scorso pubblicata sul Sole 24ore Sud - aumenta in maniera sensibile su tutto il territorio meridionale”. “In Sicilia occorre un piano – continua Lo Bello – articolato su tre punti: innanzitutto serve garantire l’accesso al credito per tutti i soggetti imprenditoriali, magari istituendo fondi di garanzia regionali rivolti ai confidi e accelerare i pagamenti degli enti pubblici, perché è inammissibile che i ritardi della Pa danneggino le aziende”. “Infine – conclude il presidente degli industriali siciliani – serve mettere in campo importanti investimenti per l’approvvigionamento energetico, affinché sia soddisfatto il bisogno di chi produce”. Il ricorso al credito, infatti, non è così semplice. Mentre nel resto dell’Italia, gli imprenditori fanno sempre più ricorso a fondi chiusi e private equity – secondo quanto si apprende da Confindustria Palermo -, le aziende siciliane preferiscono il ricorso al credito ordinario. quest'ultimo, sebbene sia molto più oneroso finanziariamente, garantisce agli imprenditori una risposta immediata. Le piccole e medie imprese siciliane, infatti, spesso si rivolgono agli istituti di credito per necessità che si presentano a breve. Il sistema imprenditoriale siciliano insomma ha un canale di finanziamento principale, quello del credito a breve termine erogato dal sistema bancario. Secondo i dati di Confindustria Palermo per molte aziende siciliane il ritardo tollerato di 180 giorni nel pagamento può rappresentare una mera utopia. Per le imprese che operano con le pubbliche amministrazioni si registrano, talvolta, ritardi medi di 10 mesi o addirittura di anni per talune imprese, come quelle che operano nei settori della sanità e dei lavori pubblici. In conclusione la ricetta degli industriali palermitani sarebbe quella di organizzare e gestire nuovi processi, cercando di minimizzare i costi, di ridurre i rischi operativi ma soprattutto di sfruttare le opportunità e le potenzialità che i nuovi metodi e gli strumenti di risk management consentono. “Proprio per tale motivo - spiegano il presidente di Confindustria Palermo, Nino Salerno e il presidente della Piccola industria, Giuseppe Seminara - le imprese hanno già chiesto un incontro con tutti gli istituti di credito, non un convegno, ma una riunione operativa per tentare di far fronte alla crisi”. Junio Tumbarello (18 novembre 2008) |
||||||||
Ateneonline
- viale delle Scienze - Ed. 15 - 90128 Palermo - mail: ateneonline@unipa.it
- Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore:
Tel. 091/6528458 |