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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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dedicato a Mario Francese
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posteggiati in attesa di "riciclo" Una strana scoperta quella fatta da Ateneonline. Negli ex magazzini Ducrot sono "conservati" alcuni carri trionfali di Santa Rosalia. Lasciati - transitoriamente - alla forza distruttiva delle intemperie, un giorno forse, torneranno a rivivere. Il Comune, a cui abbiamo chiesto il perché di questo scempio, ci ha detto che quelli sono i resti di strutture risalenti al Festino di due anni fa e che sarà l'Amia a smaltire gli ingobranti "rifiuti", salvando quello che è degno di attenzione. Ci è stato detto che i resti saranno affidati agli studenti delle Belle Arti e con essi potranno essere realizzate delle mostre. Intanto, chi volesse, può visitare questo "museo a cielo aperto": l'ingresso è gratuito e potete portar via ciò che volete Premessa necessaria: nell'ultima e austera edizione del Festino di Santa Rosalia, il carro di Swarovski disegnato da Jannis Kounellis è stato riciclato, nel senso che è stato utilizzato lo stesso carro dell'edizione 2007. Una scelta etica importante quella del Comune, dettata, probabilmente, dalla crisi di questi ultimi tempi e dalla necessità di non dar fondo alle casse pubbliche. E quindi, alla fine, ai portafogli dei contribuenti. Una volta i carri trionfali della Santuzza e i carri mobili che accompagnavano l’urna d’argento ed il corteo, erano costruiti con il massimo sfarzo per la grande occasione. Solitamente i carri raffiguravano Santa Rosalia trionfante, accompagnata perlopiù dal Genio di Palermo, dall’Aquila palermitana e dalla raffigurazione del sovrano di turno.La nostra, però, è un'altra storia, è la storia di una strana scoperta. Una scoperta che stride con la linea adottata da Palazzo delle Aquile per l'organizzazione del 384mo Festino e che non ha neanche nulla a che fare con la storia di sfarzo e di onori che venivano riservati alla Santa salvatrice di Palermo. Ma andiamo con ordine. Approfittando di una mattina illuminata dal sole siciliano d’ottobre, eravamo andati a fare un servizio fotografico ai Cantieri culturali della Zisa. Non avevamo preso appuntamenti e così, una volta dichiarata all’ingresso la nostra intenzione di scattare qualche foto, ed entrati in quelli che un tempo erano i magazzini Ducrot, abbiamo girovagato con estrema discrezione all’interno dei Cantieri della Zisa. È stato bello vedere come alcuni dei padiglioni di questa storica struttura in cui hanno visto la luce i mobili liberty tra i più belli d’Europa siano stati rimessi a nuovo e siano stati destinati ad ospitare importanti istituzioni come il Centro culturale francese o la Fondazione Centro sperimentale di Cinematografia. Certo, altri edifici all’interno dei Cantieri sono ancora completamente abbandonati ma, quelli rimessi a nuovo rappresentano un ottimo risultato, considerato che, secondo un vecchio piano regolatore, gli storici magazzini di via Paolo Gili n.4 sarebbero stati destinati alla demolizione, se non fosse stato per l’amministrazione comunale che nel 1995 li salvò dal loro infame destino. La vera scoperta è stata un’altra. Sapevate che all’interno dei Cantieri culturali della Zisa esiste un museo a cielo aperto? Lì, tra immondizia, detriti e grossi pezzi di eternit e qualche topo, sono conservati alcuni carri di Santa Rosalia, qualche bella statua di cartapesta che rappresenta la Santuzza e poi vecchi marchingegni che, una volta, venivano utilizzati per portare in processione carri sacri e profani. Per non parlare dell’eternit che, secondo una legge del ’94 non solo non può essere più utilizzato ma neanche smaltito, se non in particolari discariche autorizzate. Ma forse, una parte dei Cantieri culturali è stata destinata a discarica speciale. Abbiamo provato un po’ di vergogna per quelle belle statue di cartapesta e vetroresina della Santuzza che hanno fatto una fine ingloriosa. La cosa più bella di questo “museo” a cielo aperto è che non si paga, anzi se ci si organizza, ci si può portare a casa qualche pezzo di Santa Rosalia. Infatti, a una delle statue di vetroresina manca un braccio che qualcuno avrà portato via come souvenir. Chi un capitello di stucco, chi una nuvola di legno, chi un’onda dipinta a mano, chi un pezzo di vascello – fu nel 1701 che l'architetto Paolo Amato progettò per la prima volta il carro della Santuzza con la forma di imbarcazione – c’è da scegliere insomma nel museo dei carri della Zisa. Dal Comune, interlocutore naturale a cui abbiamo chiesto perché quei carri fossero lì, ci hanno spiegato - attraverso l'ufficio stampa - che quei carri risalgono ad un Festino di due anni fa.Per la precisione la risposta che ci è stata data è che quei carri, così come molti altri reduci da vecchie processioni della Santuzza, vengono solitamente "conservati" in alcuni padiglioni dei Cantieri Culturali. Quei resti proverrebbero da alcuni carri che erano tenuti dentro un padiglione che è stato distrutto dalle intemperie. Poichè questo padiglione stava per crollare, si è preferito portare fuori questi resti di carri e poi la pioggia e il maltempo hanno giocato il loro fatidico ruolo. Sempre dal Comune ci hanno detto che da poco è stata presentata rischiesta all'Amia perchè provvedesse a smaltire questi ingombranti "rifiuti", e che, tutto quello che sarà considerato riciclabile, sarà recuperato e affidato all'Accademia delle Belle Arti di Palermo. Ci hanno informato infatti che già da qualche anno (escludendo come per incanto l'anno dei carri in questione) gli studenti delle Belle Arti del capoluogo siciliano, recuperano i pezzi di carri riutilizzabili e con essi, organizzano mostre ed esposizioni. Aspettando con impazienza la prossima kermesse con i pezzi di carri dismessi, intanto chi volesse, potrebbe andar a far visita a questo spazio dentro i Cantieri Culturali della Zisa. A quello che più che un “museo” è un cimitero: il cimitero dei carri di Santa Rosalia. Junio Tumbarello (24 ottobre 2008) |
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