aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Ospiti due dei giornalisti francesi che curano il sito
"Bondyblog": dalle Banlieue al Web
Dibattito alla scuola "Mario Francese"

Il sito nasce nel 2005 durante i tumulti nelle periferie parigine, grazie all'intuizione di un gruppo di reporter del quotidiano svizzero "L'Hebdo", che dopo tre mesi lasciano tutto in mano ai ragazzi nati e vissuti in quei quartieri. "Il problema delle periferie - ha spiegato Idir Hocini - è uguale in tutte le metropoli: deriva da gravi disagi sociali e dal senso di esclusione, oltre che da una componente etnica assai differenziata”

 Dalle Banlieue al web. La storia del “Bondyblog” potrebbe essere tutta qui. Nato grazie all’intuizione di un gruppo di giornalisti svizzeri, il sito oggi è curato e gestito da giovani reporter originari delle periferie francesi.
Caso raro se non unico di un mass media nato davvero dal basso. E che oggi suscita l’ammirazione e la curiosità dei mezzi d’informazione tradizionali. Due dei giornalisti francesi che curano il sito, Idir Hocini e Axelle Adjnohoun, sono stati ospiti questa mattina della Scuola Mario Francese, dove hanno preso parte a un dibattito insieme agli allievi praticanti della Scuola.
L’incontro, dal titolo "Le Periferie francesi tra proteste e proposte" è stato organizzato dal Centro Culturale Francese di Palermo insieme con l'Università degli Studi del capoluogo siciliano.


 Il dibattito con gli allievi della Scuola Mario Francese, ha sollevato numerose domande e curiosità, dal problema-immigrazione in Francia alle potenzialità di un mezzo di informazione come il blog.
Dall’incontro sono emerse, ad esempio, le differenze con alcune periferie palermitane: “Il tasso di disoccupazione è molto alto anche da noi – ha detto Idir Hocini – ma l’aspetto culturale è molto ricco, al punto da affascinare molto chi non vive nelle Banlieue. Ovviamente c’è anche criminalità e violenza, ma le tv esagerano nelle descrizioni. Per loro qui è c’è lo stesso clima rappresentato in Scarface”.
Ai giornalisti è stato anche chiesto dell’esistenza di divisioni tra coloro i quali hanno portato avanti le sommosse del 2005: “Molte persone erano contro – ha spiegato Axelle Adjnohoun – ma quella era più una rivolta contro se stessi, una rivolta da disperati. Certo, poi ognuno vive le Banlieue a modo proprio. C’è chi va a bruciare le macchine e chi prova a darsi da fare per uscirne”.
Un problema, quello delle periferie, che potrebbe coinvolgere tutta l’Europa: “I tumulti – ha detto Hocini - non sono una specificità francese. In Inghilterra accadono regolarmente. Il problema delle periferie è uguale in tutte le metropoli: deriva da gravi disagi sociali e dal senso di esclusione, oltre che da una componente etnica assai differenziata”.
A proposito del senso d’identità delle varie etnie con la cultura e la nazione francese: “Noi ci sentiamo francesi – hanno detto entrambi i giornalisti – il problema è che chi ci guarda ci considera diversi. E la cosa più grave è che questa stigmatizzazione ricade sulle possibilità di trovare un lavoro per chi viene dalle Banlieue”.
All’interno dei quartieri, invece, queste differenze sono assai meno avvertite: “Il problema non è etnico – ha detto Idir Hocini – ma sociale. Gli scontri semmai sono tra una periferia e l’altra. Nel campo culturale invece c’è un grande miscuglio”.
Tornando al blog, è stato chiesto ai giornalisti se i loro articoli vengono letti da chi vive nelle Banlieus: “Un terzo dei nostri lettori proviene da lì. Il resto da tutta la Francia”.

 Davvero curiosa è la storia della nascita del Bondyblog, un esempio di come dalle macerie e dalla disperazione possa venir fuori qualcosa di buono. Siamo nel 2005 quando le periferie francesi sono incendiate da ribellioni e tumulti. Le immagini fanno il giro del mondo, e l’effetto Banlieue preoccupa tutta l’Europa. In quei giorni giungono a Parigi alcuni reporter del giornale svizzero “L’Hebdo” per raccontare gli scontri “dall’interno” delle periferie, dove restano per circa tre mesi. Dopo quel periodo decidono di “lasciare il testimone" ad alcuni ragazzi originari di quei quartieri. Per una settimana li ospitano nella redazione del quotidiano dove forniscono alcune nozioni sul mestiere. Quindi lasciano carta bianca. Il Bondyblog diventa una creatura dei “figli della Banlieue” (Bondy è una delle zona periferiche di Parigi).
“Il blog – racconta Axelle Adjnohoun – si occupa anche di fatti nazionali o internazionali, ma visti attraverso gli occhi di chi vive nelle Banlieue. Quest’anno abbiamo anche creato una scuola aperta a tutti, che ospita personalità del giornalismo e ogni sabato teniamo le lezioni”.
“Non abbiamo finanziamenti pubblici – ha precisato Idir Hocini – e siamo una struttura di circa 15 giornalisti che lavora come una redazione tradizionale. Ci riuniamo ogni settimana per decidere l’argomento da trattare. E i temi di solito sono quelli che non vengono affrontati dai quotidiani tradizionali. Adesso stiamo creando altri Bondyblog a Lione, Marsiglia e Dakar”.

Accursio Sabella (14 maggio 2008)
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