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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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dedicato a Mario Francese
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ma i siciliani vogliono sapere di più Su quale binario procede l'informazione sui fenomeni mafiosi in Sicilia? I cittadini sono soddisfatti del servizio offerto dai media? Questo il filo conduttore che ha spinto i redattori della scuola di giornalismo "Mario Francese" a sondare l'opinione pubblica per capire cosa resta nella memoria e nella coscienza dei siciliani sulle cronache di uomini e fatti di mafia e antimafia Mafia e informazione. Ogni giorno veniamo bombardati da migliaia di notizie su delitti, lupare bianche, estorsioni, affari e traffici di Cosa nostra. Ma cosa resta nella coscienza e nella memoria dei siciliani? Come percepiscono l’informazione sul fenomeno mafioso? Con quali mezzi si informano di più? Ne sono soddisfatti? E altrimenti quali approfondimenti chiedono? Al di là dei clamori suscitati dai grandi arresti come quelli dei boss Provenzano, Lo Piccolo ed Emmanuello, quotidianamente riportiamo notizie che ci mettono in guardia dall’affermare che la mafia è finita o che è stata battuta. La mafia esiste ed è ancora purtroppo drammaticamente presente nonostante i successi di magistratura, forze dell'ordine e la crescita lenta ma significativa dei cittadini e delle associazioni che si oppongono al racket del ‘pizzo’. Per capire meglio quale binario stia percorrendo l'informazione sull’emergenza del fenomeno criminale in Sicilia, i redattori della Scuola di giornalismo “Mario Francese” hanno posto dieci domande dal 7 al 14 dicembre a 250 persone di diversa età e professione. Il campione. Sono state prese in considerazione tre differenti fasce d'età: dai 20 ai 30 anni, dai 30 ai 50 anni e dai 50 anni in su. Gli intervistati appartengono a diversi strati sociali: dal disoccupato al funzionario pubblico, dallo studente all'impiegato, al libero professionista. Lo studio. I siciliani sono scarsamente informati sul fenomeno mafioso nonostante il numero sempre crescente di mezzi d’informazione. Pochissimi leggono i giornali o ascoltano la radio mentre ben il 60% degli intervistati apprendono le notizie dalla tv, come si evince anche dalle statistiche dell'istituto Demopolis. Lo stesso vale per la maggior parte dei giovani anche se una fetta sempre più consistente di ragazzi dai 20 ai 30 anni (18%) si serve di internet per accedere alle notizie in tempo reale. A sostegno di questa tesi i numeri rilevano che i siciliani ritengono di essere soddisfatti dell’informazione ricevuta e ben il 52% degli intervistati si ritiene aggiornato sul fenomeno mafioso, ma poi stenta a ricordare cifre, modalità e luoghi in cui questo si manifesta. Segno questo che quando si spegne il televisore la memoria tende a vacillare. Le catture dei boss. Il bombardamento mediatico sulla figura di Bernardo Provenzano durante i 43 anni di latitanza ne hanno fatto un personaggio che buca lo schermo e colpisce con forza l’immaginario dei siciliani. Ben l’80% dell’intero campione è rimasto colpito dalla sua cattura molto più che dell’arresto “inatteso” di Salvatore Lo Piccolo a quota 13% o dall’uccisione di Daniele Emmanuello avvenuta durante la cattura che si attesta al 7%. Ma cosa avrebbero voluto sapere di più i siciliani? Sicuramente di più sulle modalità degli arresti visto che la maggior parte le ricorda a malapena. Ma anche approfondimenti sull’attività investigativa o sulla vita dei boss durante la latitanza. Un dato che lascia un attimo perplessi riguarda il fatto che i siciliani fino ai 50 anni ricordano meglio le dichiarazioni dei giudici e degli investigatori ma per gli ultracinquantenni arrivano a pari merito (ahinoi) quelle rilasciate da giudici e mafiosi. Quanto davvero sanno i siciliani su cifre, luoghi e modalità dei fenomeni mafiosi? In generale il numero di persone contattate informate sui fatti, si attesta al 28 per cento, mentre sale a 52 per cento il dato di chi dichiara di sapere poco a riguardo. Dai 30 anni in su il quadro che emerge dal sondaggio è preoccupante. Il 60 per cento degli intervistati tra i 30 ed i 50 anni ed oltre il 50 per cento degli over 50 le ricorda poco, mentre solo un quinto di questi ultimi dichiara di conoscerle in maniera approfondita. Leggermente diversa la situazione per i siciliani dai 20 ai 30 anni che si dividono con un 33 per cento tra chi si sente preparato in materia e un 46 per cento chi invece stenta a ricordare date e modalità degli arresti dei boss. Fiction e docufiction. Su questa domanda l’opinione pubblica sembra divisa in due. La maggioranza degli intervistati, il 54 per cento, pensa che fiction e docufiction aiutino a diffondere la conoscenza del fenomeno mafioso per rompere il muro di omertà legato al costume mafioso. Ma ben il 46 per cento, anche a seguito della polemica scatenata nei giorni scorsi dalla trasmissione “Il Capo dei capi”, vede un rischio emulazione attraverso l’esaltazione del personaggio del mafioso di turno. Addiopizzo, associazioni antiracket e antiusura. I siciliani attribuiscono alla televisione un notevole contributo per la diffusione di notizie sul progressivo risveglio della società civile contro la mafia. Il mezzo televisivo è riuscito a raggiungere un gran numero di persone, ha raccontato, documentato e diffuso le iniziative sempre più numerose di coloro che si oppongono a Cosa Nostra. Al secondo posto i quotidiani al 23 per cento. Un dato di rilievo riguarda internet al 17 per cento, e forse un po’ di merito in questo, lo abbiamo anche noi. Stefania Brusca (21 dic 2007) |
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