aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
Testata giornalistica dell'Università degli Studi di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella
Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it
Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458

Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001
quadratino quadratino ATENEONLINE
quadratino Ateneo
quadratino Giornalisti
cuneo
Intervista al sostituto procuratore Francesco Del Bene
"Carisma, militari e piccioli":
ecco l'identikit del capo di Cosa nostra

L'uomo che ha dato la caccia a Salvatore Lo Piccolo parla ad Ateneonline degli assetti mafiosi e dei possibili nuovi superboss. E si rivolge agli imprenditori taglieggiati: "Se venivano da noi - dice riferendosi ai quasi 500 trovati nei conti del 'barone' - ora saremmo più in là nelle indagini. Probabilmente da loro si sarà già presentato qualcun altro". In definitiva viene fuori una Cosa nostra federata che mantiene i contatti con le famiglie americane. "Ma che subirà ancora tanti arresti"

 “Sono persone di carisma i due Lo Piccolo (nella foto, ndr), compreso il giovane Sandro, che gli altri due boss arrestati guardavano con riverenza, pur trattandosi di un ragazzo. Anche i pizzini di Franzese facevano trapelare questa riverenza”. A parlare è uno che i Lo Piccolo li ha guardati negli occhi. È Francesco Del Bene, napoletano, sostituto procuratore della Dda di Palermo, che con i colleghi Paci e Gozzo, ha dato la caccia al ‘barone’ e suo figlio. Un colpo che ha azzoppato la Cosa nostra post-Provenzano, sempre più in difficoltà nella ricerca di un nuovo capo. “Dalle intercettazioni dell’operazione ‘Gotha’, si è compreso che la Cosa nostra palermitana si reggeva sul triumvirato Provenzano-Rotolo-Lo Piccolo (in un pizzino Provenzano scriveva a Rotolo sul ritorno degli ‘scappati’ dalla mattanza di Palermo degli anni ’80: “A decidere di questa cosa siamo rimasto io, tu e Lo Piccolo”, ndr): con il suo azzeramento Cosa nostra si trova in una situazione nuova, acefala, mai successa prima”. Ma non è tutto bene quel che finisce bene. “L'assenza di un soggetto carismatico da un lato è un fatto positivo, perché significa che le indagini sono efficaci. Dall'altro è negativo perché lascia la situazione aperta a ogni scenario, nell'immediatezza Cosa nostra si profila come un organizzazione orizzontale, federata”.

I nuovi capi
 Ma il moto naturale di Cosa nostra, a differenza delle altre organizzazioni criminali, porta sempre verso la costruzione di una struttura verticistico-piramidale. Il bisogno di un capo, in grado di mettere tutti d’accordo, di dirimere le questioni interne, di rappresentare tutti, come faceva Provenzano, è funzionale al potere di Cosa nostra. Chi sarebbero i capi potenziali? “Matteo Messina Denaro (nella foto un identikit, ndr) no – sostiene il procuratore Del Bene - perché è trapanese è probabilmente non gli è neanche conveniente provare a  imporsi a Palermo. Nel suo territorio è difeso, non esiste neanche un collaboratore di giustizia. Magari l'idea ce l'ha, ma, razionalmente, è un po' azzardato”. Ma ci sono gli altri. “Gianni Nicchi (nella foto a sinistra, ndr) è un killer, ancora deve emergere, ma è rimasto l'ultimo della fazione dei corleonesi”. Ancora: “Raccuglia (nella foto a destra, ndr) è un altro killer, il Nicchi degli anni 90, che domina la provincia. È cresciuto, è diventato molto abile, ha stretto una serie di alleanze. Era un 'bruschiano', un altro modo di fare rispetto a Provenzano, con cui, comunque, era alleato. Ma non può emergere a capo, non ne ha la forza militare né economica. Resta Pietro Tagliavia, famiglia di corso dei Mille, classe '78”, probabilmente il reggente del mandamento di B rancaccio, zona industriale di Palermo, uno di quelli storicamente più importanti. “Per questo si va verso una stagione federativa – spiega Del Bene - c'è troppa gente allo stesso livello carismatico e per diventare capi bisogna anche avere altro: piccioli e potere”. In ogni caso, tutti loro, dovranno passare al vaglio. “Il territorio elegge un capo che passa dalla ratifica del carcere ed è nominato dai più anziani. Ma ora cominceranno a uscire tutti quelli condannati per associazione mafiosa e magari si aspetta loro”.

Possibilità di pentimento? Forse
Per i Lo Piccolo sembra finita. Ora sono in carcere e, probabilmente, ci resteranno per sempre. C'è qualche spiraglio per un pentimento, almeno per il più giovane dei due boss? “Hanno sempre vissuto fuori dal carcere e ora ci entrano col 41-bis. Una cosa è entrare in carcere nutrendo speranze in appelli, cavilli, sconti di pena, un'altra è essere 'murati vivi'. Solo il tempo ce lo dirà. Già alle prossime udienze rivedranno altre persone e questo allontana la possibilità di un pentimento. Ma, come appare dal gesto di Sandro al momento dell'arresto (l'aver detto 'papà ti voglio bene'), i due erano consci che era l'ultima volta che si vedevano".

Ma, nonostante il carisma riconosciuto ai due boss di Tommaso Natale, secondo Del Bene, non gli si possono attribuire gli ultimi omicidi in provincia (Partinico e Borgetto), da tutti letti come la loro strategia espansionistica. “In realtà ci sono sempre lotte intestine. Quando si nomina un capo – dice - c'è chi si lamenta. Gli ultimi omicidi nella zona Partinico-Borgetto e una mera lotta intestina. Lo Piccolo sarebbe folle a compiere omicidi nello stesso territorio in cui si nasconde”. Un "repulisti" di Raccuglia, capo mandamento dell’area.

La nuova Cosa nostra di Lo Piccolo stava riconvertendo l’economia dagli appalti al traffico di droga. Una nuova ‘pizza connection’ stava partendo alla grande grazie alle connessioni fra gli ‘scappati’ tornati in città e le famiglie americane, con la benedizione dei Lo Piccolo. Ora i contatti con gli americani “resteranno in mano a quelli tornati a Palermo, ai capimafia anziani che posso fare da garanti, agli Inzerillo. Si sta cercando di far tornare centrale il ruolo di Cosa nostra nel traffico di droga. Per quest’attività non hanno bisogno di nessun contatto, al contrario di quanto avviene con gli appalti in cui servono i contatti politici e nella pubblica amministrazione".

La classe imprenditoriale
In molti aspettano al vaglio i commercianti inseriti nel libro mastro. Sembra che da loro molto dipenda nella lotta al racket. Ne è convinto anche Del Bene: “Se loro non ci aiutano, noi gli estorsori non li troveremo mai. A loro si sarà già presentato qualcun altro perché da noi non è venuto nessuno. É inutile fare proclami, come quello di Confindustria, quando poi un'azienda come Livorsi, condannata, non è mai stata espulsa. Pensa i più piccoli... Se il giorno dopo gli si manda una lettera annunciando l'espulsione allora ha senso. Il processo Conticello – sostiene - dovrebbe aver dato un segnale importante. Se venivano, noi eravamo già più in là nelle indagini, ma invece è sempre qualcosa che se avviene, succede solo a posteriori, dopo gli atti di repressione.

Saranno arrestate ancora altre persone con gli sviluppi delle indagini cha hanno portato alla cattura di Franzese prima e Lo Piccolo poi?
“Tante, tante...”
Andrea Cottone (ha collaborato Laura Nicastro) (23 nov 2007)
Ateneonline - viale delle Scienze - Ed. 15 - 90128 Palermo - mail: ateneonline@unipa.it - Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458