aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Protagonista di importanti provvedimenti contro il racket
'Vincere Cosa nostra? Arresti e lavoro'
Intervista al magistrato De Lucia

Auspica che i 500 imprenditori iscritti nel libro mastro di Lo Piccolo denuncino i taglieggiatori. Plaude alla creazione di nuovi posti d'impiego a Termini Imerese. Disegna gli scenari futuri della mafia facendo i nomi dei candidati al comando. Il sostituto procuratore della Dda di Palermo parla della sua battaglia
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“Se i cinquecento imprenditori iscritti nel ‘libro mastro’ dei Lo Piccolo si decidessero a collaborare e a denunciare, la mafia non ci sarebbe più”. Non ha dubbi in merito il sostituto procuratore della Dda di Palermo, Maurizio De Lucia, perché “se denunciano è perché non hanno più paura” e Cosa nostra si fonda su questa. Il magistrato, da anni in prima fila nella lotta alla mafia, protagonista dei più importanti procedimenti per racket, ha le idee chiare sui potenziali scenari, all’indomani della cattura dei Lo Piccolo, e sulle strategie per contrastare lo strapotere mafioso.

“Sicuramente è stato arrestato un personaggio importante, con un suo esercito, che controllava la parte occidentale di Palermo, fino a Carini. Un punto di riferimento con una forte capacità di affermarsi nella sua zona”. Cosa nostra, infatti, si distingue dalle altre organizzazioni criminali per la sua struttura verticistica. Dopo l’arresto di Provenzano, i suoi eredi più accreditati erano Matteo Messina Denaro e Salvatore Lo Piccolo. Con la cattura di quest’ultimo resta solo Denaro ad aspirare al ruolo di capo? “Per Matteo Messina Denaro l’ostacolo principale è essere trapanese. Ma per il resto ha tutte le carte in regola”. È difficile trovarlo perché la provincia di Trapani, storicamente, è più impermeabile alle indagini, “ma ha il pedigree di corleonese vero – spiega De Lucia -, ha il suo peso anche agli occhi di quelli in carcere e in collaborazione con Riina e Provenzano, ha partecipato alle stragi”, il vero valore aggiunto per aspirare al ruolo di capo: quello che Lo Piccolo non aveva. Ma non c’è solo Denaro a mirare ai vertici. “Gianni Nicchi, nonostante la giovane età (26 anni, ndr) ha già dimostrato capacità di espandersi”. Anche lui è un corleonese doc, uomo di Nino Rotolo, era stato designato da questi per far fuori i Lo Piccolo che, venuti a conoscenza del piano di morte, progettavano a loro volta la sua eliminazione. “Ai Lo Piccolo è stato trovato un cd con gli atti dell’operazione ‘Gotha’, figuriamoci… ”. Altri aspiranti sono “Mimmo Raccuglia, classe ’64, latitante da 12 anni, molto forte nella cintura di Palermo”. Poi “Salvo Riina, quello che diceva (intercettato, ndr) ‘un colonnello deve sempre decidere lui e avere sempre la responsabilità lui’. Infine Pietro Tagliavia”, classe ’78, rampollo della famiglia di corso dei Mille. A decidere sul nuovo capo sono i boss carcerati e gli anziani. “Sono loro ad avere la memoria storica – continua De Lucia - senza la quale si rischia di perdere il patrimonio di conoscenze e sono loro ad avallare il nuovo capo e le regole”. Per questo c’è la necessità di un ritorno alla “costituzione formale contro quella materiale. È il bagaglio di conoscenze che riesce a tenerli insieme anche nei momenti di difficoltà”.

“Siamo al punto di non ritorno” della lotta alla mafia, secondo De Lucia, “non basta la repressione, ma ci vuole una strategia di resistenza alla mafia attraverso una buona politica economica e culturale. Ad esempio la presa di posizione di Confindustria, che prima aveva grandi infiltrazioni al suo interno. Lo Bello (presidente di Sicindustria, ndr) rappresenta il cambio generazionale e culturale. S’incontra con il mondo ed è stanco di vedere rappresentata la Sicilia solo come terra di mafia”. Ma non solo. “La migliore notizia – sostiene De Lucia - nel fronte antimafia, ad esempio, non è soltanto la cattura di Nicchi, ma la creazione di 2 mila 500 posti di lavoro alla Fiat Termini Imerese. Perché si crea indotto, quindi altri posti di lavoro, ma anche dinamiche sindacali e quindi diritti”. Quei diritti che troppo spesso, in questa terra, vengono scambiati con i ‘favori’. Una nuova politica economica che dovrebbe anche puntare sulle nuove tecnologie. “E’ dimostrato – dice De Lucia - come sul ‘mattone’ Cosa nostra sia fortemente infiltrata mentre è fuori mercato sull’alta tecnologia, a vantaggio della legalità”. Ma la rivoluzione passa anche dagli architetti. “In quartieri dormitorio come il Cep, non c’è un’attività economica. Un negozio non è solo fonte di guadagno ma anche mezzo per diffondere cultura”.

In definitiva “Cosa nostra non è la ‘ndrangheta o la camorra, per adesso ci sarà un momento federativo ma il suo movimento naturale la porterà a ricostruire una cupola. È questo il momento – conclude De Lucia – di puntare sugli unici attori che hanno veramente contribuito al cambio di mentalità”. Fra questi la scuola e la società civile. Unico grande assente: la politica.
Andrea Cottone e Laura Nicastro (20 nov 2007)
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