aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
Testata giornalistica dell'Università degli Studi di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella
Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it
Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458

Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001
quadratino quadratino ATENEONLINE
quadratino Ateneo
quadratino Giornalisti
cuneo
Palermo. Concluso il processo durato un anno e mezzo
Racket alla Focacceria, tre condanne
Quarant'anni per estorsione aggravata

La giuria dà ragione alle tesi dell’accusa. Sedici anni a Francolino Spadaro, 14 a Di Salvo e 10 anni e mezzo a D’Aleo: pene maggiori di quelle chieste dai pm. In aula il procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone e i sostituti De Lucia e Sava, oltre a una folta rappresentanza di Addiopizzo e una selva di fotografi e video operatori. Riconosciuti risarcimenti per complessivi 160 mila euro alle parti civili: Confesercenti, Sos Impresa e Fai. La difesa ha già annunciato il ricorso in appello

 Colpevoli. Di estorsione e tentata estorsione, aggravata dal favore a Cosa Nostra, ai danni della “Antica Focacceria San Francesco”. Dopo due ore di camera di consiglio Raimondo Lo Forti, presidente della terza sezione del tribunale di Palermo, ha letto il dispositivo della sentenza di fronte a una selva di fotografi e telecamere. In aula anche una folta rappresentanza degli attivisti del comitato Addiopizzo, i parenti degli imputati, defilati in un angolo, e le facce impietrite dei tre imputati, nella cella di sicurezza.

Condanne pesanti.
Francolino Spadaro, figlio di Masino il ‘re’ della Kalsa, ha avuto 16 anni di reclusione; Giovanni Di Salvo, l’esattore del pizzo, 14 anni, e Lorenzo D’Aleo, messo di Spadaro, 10 anni e 6 mesi. Più di quanto prospettato nella requisitoria del pm Lia Sava, che aveva chiesto, rispettivamente, 16, 13 e 10 anni. Gli imputati sono stati anche condannati al pagamento di pene pecuniarie e delle spese processuali oltre il risarcimento delle parti civile costituitesi in giudizio: 50 mila euro a Vincenzo Conticello, 50 mila alla Focacceria, 20 mila ciascuno per Confesercenti, Sos Impresa e Federazione nazionale delle associazioni antiracket (Fai).

Parla di “sentenza importante” il pm antimafia Maurizio De Lucia, uno dei coordinatori delle indagini, “che dimostra come, quando ci sono le denunce, la polizia giudiziaria sa fare il suo dovere, i processi si fanno e arrivano le condanne”. Non commenta la sentenza, incvece, il procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone, ma sottolinea come questa sia “solo l’ultima delle condanne in processi in cui gli imprenditori hanno denunciato o hanno collaborato con i magistrati". Ma, aggiunge, "è importante che accanto all’attività repressiva ci sia l’attività della società civile: negli occhi ho ancora l’immagine di sabato scorso del teatro Biondo pieno di gente per la nascita dell’associazione antiracket”.

Soddisfatto anche il legale che in giudizio rappresentava Vincenzo Conticello e la Focacceria. Un processo, per lui, ancora più difficile per via degli atti intimidatori che ha dovuto subire. In fase di requisitoria, Stefano Giordano, aveva chiesto di aggravare i capi di imputazione, chiedendo alla Corte di riconoscere l’associazione mafiosa a Spadaro, D’Aleo e Di Salvo. “Ho fatto una proposizione che andava oltre – commenta Stefano Giordano, visibilmente emozionato - Capisco che fatta all’ultimo è suonata un po’ stonata, ma non dobbiamo perdere di vista il ruolo della parte civile e, essendo stata pienamente risarcita, possiamo dire di essere soddisfatti”.

Si conclude così un processo che lascerà sicuramente traccia nella storia contemporanea della città di Palermo. Per la storia della Focacceria, per la pervasività adottata dagli imputati che dopo essere riusciti a ‘inserirsi’ nell’attività, miravano a prenderne il possesso, per le presenze registrate in aula di pezzi di istituzioni e di movimenti cittadini, per il gesto di Vincenzo Conticello che ha additato il suo estorsore pubblicamente, diventando punto di riferimento per tutti quegli esercenti che vogliono liberarsi dal giogo del 'pizzo'. Di certo questa sentenza non metterà la parola fine alla vicenda giudiziaria. Dopo la lettura della sentenza, mentre il pubblico defluisce, l’avvocato Rosanna Vella, legale di due dei tre imputati, alla domanda se farà ricorso in appello, risponde lapidaria: “Certamente”.

Andrea Cottone (16 nov 2007)
Ateneonline - viale delle Scienze - Ed. 15 - 90128 Palermo - mail: ateneonline@unipa.it - Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458