aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Palermo. Ultime udienze, domani la sentenza
Processo Focacceria, parola alle difese
"Di Salvo non conosceva Conticello"

La prima posizione difesa è quella di Giovanni Di Salvo. Per l'accusa l'esecutore materiale della richiesta di pizzo, per la difesa il capro espiatorio dei guai di Conticello. "Il suo unico torto è quello di essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato - spiega l'avvocato Candiotta - nessuno conosce il contenuto del colloquio fra Di Salvo e Conticello"

 "Di Salvo non conosceva Conticello. Appare logico che chi va compiere un’estorsione non conosce nemmeno la sua vittima al punto di chiedere alla cassiera di indicargli la persona?". Questo il leit motiv della difesa condotta da Giuseppina Candiotta. Stamattina, di fronte la terza sezione penale del Tribunale di Palermo, sono cominciate le arringhe delle difese dei tre imputati al processo sulle presunte estorsioni ai danni della "Antica focacceria San Francesco": Giovanni Di Salvo, Lorenzo D’Aleo e Francesco Spadaro.

Si parte proprio dalla posizione di Giovanni Di Salvo, accusato di estorsione e tentata estorsione. Sarebbe lui l'uomo che, secondo il racconto di Vincenzo Conticello, si sarebbe recato, il 25 novembre 2005, alla Focacceria chiedendo di pagare a lui 500 euro come pizzo. "Io sono quello a cui devi pagare invece di Nino 'U Scintilluni' (Antonino Lauricella, boss della Kalsa, ancora latitante, ndr)", ha raccontato Vincenzo Conticello nell’udienza del 18 settembre scorso . "Ma Conticello non conosceva Di Salvo – dice l’avvocato Candiotta in aula -, è stato il maresciallo Goscia ad allertarlo della sua presenza". La versione fornita da Giovanni Di Salvo, quando è stato esaminato , è che lui quel 25 novembre si fosse recato alla Focacceria per chiedere un lavoro, dietro consiglio di Ettore Seidita. E ancora una volta viene fuori il nome di 'Ettore', col quale di Salvo si era presentato ("mi manda Ettore") e che Vincenzo Conticello continua a negare di conoscere. Per la difesa, invece, lo conoscerebbe certamente e con questo proposito era stata chiesta l’audizione di Arianna Ferrante, poi negata dalla Corte.

"Solo Di Salvo e Conticello sanno quello che si sono detti in quella conversazione - torna l’avvocato sull’episodio del 25 novembre 2005 – e dopo questa apparizione (il colloquio è stato ripreso dal cellulare del tenente Bolis, ndr) Di Salvo sparisce da tutta la vicenda. Non c’è alcuna relazione fra lui e gli altri imputati e, in definitiva, Conticello ha trovato in Di Salvo la persona su cui scaricare tutti i suoi problemi precedenti legati a Vito Seidita e Maurizio La Corte. Lui ha avuto la sola colpa di trovarsi nel posto sbagliato, al momento sbagliato".

Vengono anche passati in rassegna i legami parentali di Di Salvo, cugino acquisito di Tommaso Lo Presti, boss del mandamento Porta nuova-Palermo centro, ora in carcere. In più è cognato di Giovanni Gregorio, già accusato per associazione mafiosa e assolto e mantiene rapporti con Calcagno e Andronico, personaggi vicini alla famiglia di Porta nuova. Ma "l’interesse di Di Salvo era legato alla sua attività con gli stupefacenti, ma non era affiliato, non è collegato a fatti di mafia". L’imputato, infatti, ha già sulle spalle una condanna per spaccio di stupefacenti.

Quindi Di Salvo non aveva alcun interesse a far assumere Vito Seidita alla Focacceria e anche nel secondo tentativo d'estorsione, quello dei 50 mila euro poi scalati a 15 mila a rate, già Di Salvo è "fuori scena". La somma richiesta – l’avvocato cita fonti giornalistiche – è ritenuta molto al di sotto di quella che, verosimilmente, si sarebbe chiesta a Conticello per i tre locali che ha vicino a piazza San Francesco.

L'arringa difensiva dell’avvocato Candiotta si conclude lasciando un dubbio nella Corte. In una delle ultime intercettazioni fra Conticello e Seidita, il primo chiede al secondo di liberarlo dalla telecamera che riprende lo spiazzale di fronte al locale. "L’attegiamento di Conticello è sempre oscillante. Non denuncia la lettera minatoria. Dopo la presunta richiesta di pizzo aspetta cinque giorni prima di andare a denunciare e, poi, quest'ultimo episodio in cui appare chiaro che non voleva gli occhi addosso".

Andrea Cottone (15 nov 2007)
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