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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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di commercianti di Addiopizzo" Trovato il carteggio con Provenzano Il procuratore di Palermo definisce "falsa" la notizia pubblicata dalla stampa locale secondo cui nella villetta è stato trovato tra le carte del superboss l’elenco dei 20 imprenditori che hanno avuto il coraggio di ribellarsi al racket delle estorsioni. Intanto sono stati depositati i documenti sequestrati in seguito al blitz: ci sono anche i pizzini di Binnu Il procuratore aggiunto di Palermo, Alfredo Morvillo, smentisce seccamente la notizia che tra le carte sequestrate nel covo di Giardinello ci sia un elenco scritto a mano da Sandro Lo Piccolo con i nomi di 20 commercianti aderenti alle lista del comitato Addiopizzo. “Non c’è nessun elenco manoscritto legato alla lista di Addiopizzo. Fra le carte ritrovate nella villa di Giardinello – ha detto Morvillo - ci sono alcuni ritagli di giornali e in uno di questi si parla, ma in maniera generica, del comitato”. Nei quotidiani locali, invece, è stata riportata stamani la notizia del “pizzino” nel quale, sotto l’intestazione “Addiopizzo”, c’era l’elenco dei 20 imprenditori che hanno avuto il coraggio di ribellarsi al racket delle estorsioni. E anche tra i corridoi del tribunale circola questa voce. I ragazzi del comitato, però, hanno dato subito la smentita, precisando che “come è già fatto noto, i boss tendevano a escludere dalla riscossione del pizzo, ad esempio, gli esercenti che avevano parentele con le forze dell'ordine. Alla stessa maniera, facendo questo 'lavoro', gli estrorsori si tenevano informati sugli esercizi commerciali da evitare, da cui non andare. Sin dalla prima compilazione della lista “pizzo-free”, non di rado, chi chiedeva di entrare in lista lo faceva per una sorta di denuncia preventiva”. Questa mattina sono state depositate in procura le carte sequestrate nella villa di Giardinello dopo il blitz di lunedì. Si tratta di due grossi scatoloni, pieni di fogli e fascicolatori, che adesso saranno studiati dai sostituti Nico Gozzo, Gaetano Paci e Francesco Del Bene. Ma già da un primo controllo sono emersi alcuni aspetti che riguardano le abitudini dei boss di Tommaso Natale. Salvatore e Sandro Lo Piccolo erano più meticolosi e ordinati di Bernardo Provenzano. Conservavano infatti i “pizzini”, che usavano per impartire gli ordini e tenere la contabilità, in alcuni catalogatori con colori diversi. In uno, in particolare, il “Barone” aveva custodito tutta la corrispondenza avuta con Provenzano. Si tratta di una trentina di fogli, dove sono stati annotati tutti gli affari e gli interessi in comune con l’ex primula rossa di Corleone. Secondo gli investigatori, a Lo Piccolo i pizzini ricevuti dal boss, e risalenti a prima dell’arresto di Provenzano, servivano proprio per la necessità di continuare a utilizzare i riferimenti contenuti negli stessi. Affari, dunque, ma non solo. Nel personale archivio del “Barone” sono stati ritrovati numerosi fogli e bloc notes, prevalentemente scritti a mano, che riguardano raccomandazioni o richieste di favori, ma anche corrispondenza personale. Lettere indirizzate alla moglie e ai figli e quelle di Sandro per alcune donne. Tra le carte ritrovate a Giardinello c’erano però anche numerosi ritagli di giornale. Sono prevalentemente articoli, presi da quotidiani e settimanali, che riguardano le “gesta” dei due latitanti, anche in questo caso conservati con cura in un apposito fascicolatore. Tra gli articoli, alcuni erano stati fotocopiati dalla rivista “Saranno mafiosi”, testata di cui non si conosce però l’editore. Nei prossimi giorni la procura convocherà i commercianti e gli imprenditori risultati scritti nel libro-mastro dei Lo Piccolo. Si tratta di decine di titolari di esercizi commerciali che verranno prima identificati e successivamente chiamati in procura per rendere informazioni utili agli investigatori. Gli inquirenti, infatti, hanno definito i due boss dei veri e propri “ragionieri” delle estorsioni. Padre e figlio hanno appuntato meticolosamente gli affari della famiglia. Il libro-mastro, che i sostituti stanno vagliando foglio per foglio, contiene elementi importantissimi. Da un lato, sono indicati gli estortori, a volte con il nome altre con un soprannome o una sigla, e le cifre incassate o da riscuotere. Dall’altro, il nome della vittima o l’indicazione dell’esercizio commerciale. Una contabilità minuziosa e scrupolosa per evitare di essere accusati di una gestione non trasparente agli occhi degli affiliati. Si prevedono, insomma, tempi di duro lavoro per la Procura. Per questo motivo Francesco Messineo, il procuratore capo di Palermo, ha deciso di convocare una riunione per lunedì prossimo. L’ordine del giorno è costituito da un solo punto: “Valutazioni e programmi di attività conseguenti alla cattura di Salvatore Lo Piccolo”. Laura Nicastro (9 nov 2007) |
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