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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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dedicato a Mario Francese
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Ecco le foto di Ateneonline che mostrano il luogo in cui è finita la latitanza del 'Barone' Totuccio Lo Piccolo, di suo figlio, Sandro, e dei mafiosi di Brancaccio e Carini, Adamo e Pulizzi. Un'abitazione come tante costruite nella zona alle porte di Palermo, con tanto di piano abusivo, ma che dentro rivela una totale assenza di vita, segno evidente che era usata per le "riunioni" di lavoro degli esponenti di spicco di Cosa nostra (foto Cottone-Lombardi / clicca sulle immagini per ingrandirle) Si raggiunge il covo da una traversa della SP1, da Partinico in direzione Montelepre, superato il secondo ponte, a sinistra. Una 'trazzera' che porta ad altre ville di campagna del tutto uguali alla casa di Piffero, dove i boss si riunivano per le loro 'riunioni di lavoro'. La strada, in salita, che dalla traversa porta al covo, è sorvegliata giorno e notte dalle forze di polizia. Intorno è tutta campagna con piantagioni di ulivi. Piffero è stato visto dagli investigatori raccogliere olive nei giorni precedenti il blitz. Anche vigneti ben curati nel covo di Giardinello. Salendo verso la casa, sulla sinistra, si può vedere una coltivazione ben tenuta. Sullo sfondo le montagne e altri edifici. In cima alla salita il prospetto della casa di Piffero. Una tipica casa di campagna come tante altre se ne trovano da queste parti. Le mura sono in cemento grezzo, senza intonaco. C'è una cantina, un piano terra (quello dove si trovavano i boss quando è scattato il blitz) e un primo piano con mansarda, abusivi. La casa è sorvegliata dalla polizia e dai mezzi dei vigili del fuoco. La cucina. Entrando dalla porta a sinistra del prospetto (foto sopra), si accede a una stanza, visibilmente messa a soqquadro dalle perquisizioni. Un piano cottura, un lavello, bottiglie di salsa, bustine di digestivo, altri alimenti e una macchina per il caffé espresso. Appesi a una delle pareti grezze della cucina un calendario, fermo al mese di aprile del 2007, e un'immagine sacra rappresentante la Madonna e Gesù Cristo. Oltre il richiamo al sacro, anche un evidente segno che la casa non fosse utilizzata dalla famiglia di Piffero. Il calendario fermo ad aprile può fare supporre che l'ultima volta in cui la casa è stata abitata risale al periodo di pasqua, quando, per tradizione, le famiglie si riuniscono per fare le grigliate. Il luogo topico. Il tavolo in cui, con ogni probabilità, stavano discutendo i boss quando sono stati sorpresi dall'accerchiamento dei quaranta uomini della polizia. Sul tavolo gli stereotipi dei 'goodfellas' americani. Una bottiglia di bourbon, una bottiglia di whiskey e i sigari cubani, alcuni spenti sui portaceneri , altri ancora inutilizzati sul tavolo. Insieme a questi elementi anche un po' di italianità nella grande moka. Sui tavoli, sparsi, i bicchieri per prendere il caffé che era già stato evidentemente consumato dai boss. Infine nella stanza adiacente, il calcio balilla. Un passatempo, uno svago, per trascorrere il tempo durante i meeting degli uomini di Cosa nostra. Tutto l'ambiente è privo di mobili e appare inabitato se non fosse per questi elementi. Segno, ancora, che la casa era adibita alle riunioni del clan di Lo Piccolo. Procedendo nella visita della casa si arriva a un pianerottolo che dà sul bagno. Questa è l'unica stanza rifinita della casa. Si nota, comunque, un grande accumulo di polvere, come se da molto tempo nessuno vi ha messo piede. La cassetta dello sciacquone è ancora aperta dal tentativo di Salvatore Lo Piccolo di liberarsi dei pizzini. Alcuni pezzi sanitari sono rotti, per terra, segno, probabilmente, della concitazione del momento. Dallo stesso pianerottolo dal quale si accede al bagno, si entra in una stanza da letto con vecchi mobili anni '70, un mobile-bar, con sopra degli alcolici. Alcune delle bottiglie, nonostante fossero chiuse, presentavano una quantità inferiore di liquido al suo interno, segno che si trovavano lì da tempo, tanto da far evapore parte del contenuto. Nel comodino della camera da letto anche un mazzo di carte, cadute a terra a seguito della perquisizione. Nella stanza, infatti, c'era anche un armadio con dentro vecchi indumenti invernali, alcuni dei quali riversati sopra il letto. In un altro comodino, dentro un cassetto, un vecchio certificato di pensione. In evidenza le scritte a penna: "Mesi dispari" e "Giorno 8". All'esterno della villa, uno spiazzale, ben tenuto e illuminato. Questa è la parte dell'abitazione che comunica con la dependance, dove vivono parenti di Piffero. Quando cala il sole i mezzi dei vigili del fuoco accendono i fari per illuminare la casa, per migliorare la sorveglianza. Tutt'intorno spiccano gli ulivi.Come detto, una casa come tutte le altre, se non fosse che lì dentro si decideva della vita sociale, economica e personale dei cittadini di Palermo e provincia. Andrea Cottone (08 nov 2007) |
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