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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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Chiesti 39 anni per gli imputati Il pm Lia Sava conclude la requisitoria del processo chiedendo 16 anni per Spadaro, 13 per Di Salvo e dieci per D'Aleo. Nella sua esposizione passata a rassegna tutta la vicenda e la rete di relazioni e simboli che avrebbero intrappolato nella paura la famiglia Conticello. Una paura costruita ad hoc dai solidali per mettere in collegamento l'imprenditore a Francolino Spadaro, presunto 'deus ex machina' della vicenda Sono complessivamente 39 gli anni di reclusione richiesti dal pm Lia Sava al processo per le presunte estorsioni alla Focacceria San Francesco di Palermo. Sedici gli anni per Francolino Spadaro (col pagamento di 8 mila 200 euro), per la recidività e per aver avuto un ruolo di coordinatore del sodalizio criminale che voleva impossessarsi della storica gastronomia palermitana. Tredici, invece, gli anni richiesti per Giovanni Di Salvo, anche lui recidivo, più il pagamento di 2 mila euro. Infine per Lorenzo D’Aleo, incensurato, la richiesta è di dieci anni e il pagamento di mille e 600 euro.Si è così conclusa la requisitoria del pm che nelle udienze del 5 e del 6 novembre ha ripercorso tutte le fasi della vicenda che ha coinvolto la famiglia Conticello, evidenziando colloqui e simboli e la rete di paura tessuta attorno a Conticello dai solidali per farlo giungere a Spadaro, il 'deus ex machina' della vicenda che dispensa consigli che hanno, però, il valore di diktat. Lia Sava ha passato a rassegna, minuziosamente, l'operazione di polizia giudiziaria che ha visto coinvolti, anche nel processo, il colonnello dei carabinieri Vittorio Tomasone, il maresciallo Michele Goscia e il tenente Massimiliano Bolis, puntando a dimostrare che gli imputati coinvolti erano "gente nota" o "persone di interesse operativo" per gli investigatori. Ha proseguito analizzando la rete di relazioni degli imputati e fra gli imputati. Per dimostrare la sua tesi ha fatto ricorso alle intercettazioni, telefoniche e ambientali, nella fase delle indagini. In questa parte il pm ha contestato le dichiarazioni degli individui coinvolti nel 'trust' laddove fossero incongruenti con quanto hanno raccontato in aula i Conticello. Maurizio La Corte, il posteggiatore che aveva lasciato il posto di lavoro per l'arrivo di nuovi capi, aveva addotto che questa giustificazione fosse una scusa. Ma le indagini dicono che con la dipartita di boss quali Lo Presti e Lauricella, in tutta la città erano cambiati i posteggiatori. Inoltre La Corte al telefono non si dimostra per nulla sorpreso di quanto stava accadendo a Conticello, chiosando con frasi del tipo: "Ma Vito (Seidita, ndr) c’era?" oppure "c’hai parlato con quello delle mozzarelle (Spadaro, ndr)?". Infatti è proprio La Corte il primo a fare il nome del figlio di Masino, il 're' della Kalsa. Il pm continua a puntare alle questioni sollevate dalla difesa per perorare la loro tesi. Come la presunta conoscenza diretta fra Vincenzo Conticello ed Ettore Seidita, dubbio inesistente per l'accusa che cita una conversazione in cui l’imprenditore chiede, con franchezza: "Ma cu è stu Ettore?". La parte conclusiva della requisitoria del pm focalizza la costruzione del clima di terrore fatto ad hoc dal gruppo criminale prima di giungere alle richieste di pena. Sorprese giungono, invece, dalla requisitoria della parte civile in rappresentanza di Vincenzo Conticello. L'avvocato Stefano Giordano, già bersaglio di atti intimidatori durante l’arco del processo, ha espresso le sue riserve sul coinvolgimento di Giovanni Di Salvo nella secondo tentativo di estorsione: la richiesta di 50 mila euro, poi scesa a 15 mila euro a rate. Inoltre, sempre Giordano, stupendo lo stesso pm Lia Sava, ha chiesto la condanna per associazone mafiosa a carico di Spadaro e Di Salvo. Infine la richiesta di 600 mila euro di risarcimento per Vincenzo Conticello e altri 600 per la Focacceria. A seguire le requisitorie dei legali di Confesercenti, Sos Impresa, e della Fai. Andrea Cottone (06 nov 2007) |
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