aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Seminario di Michele Prestipino all'Ateneo di Palermo
La comunicazione di Cosa Nostra
durante il regno di Provenzano

L'incontro, a Scienze della Formazione, è stato introdotto da Antonio La Spina, presidente dei corsi di laurea in Scienze della Comunicazione, ed ha trattato, "pizzini alla mano", il delicato tema delle trasformazioni del sistema comunicativo all’interno della mafia. Il pm della Dda ha parlato anche della latitanza di "Binnu": "Credo che Provenzano prima di Corleone abbia vissuto per molti anni a Palermo. A ritardare la sua cattura hanno influito sicuramente le cosiddette talpe in procura"

 La comunicazione all’interno di Cosa Nostra, i suoi mutamenti genetici, i nuovi codici e le nuove strategie nell’era Provenzano. Ma anche il futuro dell’organizzazione dopo la cattura della "Primula rossa" . Sono stati alcuni dei temi affrontati da  Michele Prestipino, sostituto procuratore alla Dda di Palermo, nel corso del seminario "Carta Canta - La comunicazione e il linguaggio di Cosa Nostra nei pizzini". L’incontro, rivolto agli studenti dei corsi di laurea in Giornalismo per uffici stampa e Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico, si è svolto stamattina alla facoltà di Scienze della Formazione ed è stato coordinato dal cronista di giudiziaria Riccardo Arena e introdotto da Antonio La Spina, presidente dei corsi di laurea in Scienze della comunicazione.

Un sistema di comunicazione, quello della mafia siciliana, che è andato cambiando nel corso degli anni ma che è stato sempre strumento fondamentale che riflette la struttura dell'organizzazione “Cosa Nostra è un’organizzazione che viene da lontano, ha una prospettiva e guarda lontano – ha spiegato Prestipino – e per essere tale ha avuto necessità di un sistema di comunicazione valido. Un sistema che è si è adattato, in maniera flessibile, al contesto in cui la mafia si è trovata ad operare”.

 Così dalla cattura di Totò Riina avvenuta nel 1993 fino all'arresto di Bernardo Provenzano, datato 11 aprile 2006, il dialogo interno alla struttura si è andato mutando da 'verticale' e 'collegiale' a 'orizzontale' e 'individuale' nella gestione dei rapporti tra gli affiliati: “Dopo le stragi del 1992 e l’arresto nel gennaio del 1993 di Riina, il sistema è andato mutando – ha continuato – . Prima le decisioni avvenivano in modo collegiale, c’era una forte struttura gerarchica organizzata su commissioni provinciali, mandamenti e famiglie. Provenzano fa una scelta: sceglie la strategia della sommersione, niente più omicidi eccellenti e opta per una comunicazione mista. Se da una parte esiste sempre la struttura gerarchizzata dall’altro sceglie la comunicazione scritta, i pizzini, una comunicazione più orizzontale, una forma di esercizio del potere, che non ha bisogno della mediazione della struttura territoriale". Provenzano crea una sorta di rete di "ministri" a lui fidati, non "capimandamenti" con cui gestisce  direttamente alcuni settori dell'organizzazione. Una gestione degli affari nevralgici che avviene tra lui e i suoi "fidati ministri" in maniera individuale senza che i boss e i capi ne siano a conoscenza. "Una scelta 'geniale' perché mette al riparo le relazioni più importanti".

Tanti gli spunti di riflessione e le suggestioni, venute dagli studenti, sul futuro dell’organizzazione, sul momento attuale ma anche sul perché ci siano voluti così tanti anni per catturare Provenzano: “A rallentare la cattura di Bernardo Provenzano sono state da una parte le cosiddette 'talpe' ma anche la capacità del boss e dell’organizzazione di dissimulare. Nessuno dei suoi più fidati consiglieri, che si sono successivamente pentiti, sapevano dove lui stava e dove dormiva. Volete sapere il mio personale parere? Io credo che Provenzano abbia abitato a Palermo”. “Per quanto riguarda il momento attuale – ha aggiunto - penso che sia chiaro a tutti, che oggi siamo davanti a un’organizzazione che non ha un capo. Se Cosa nostra rimane senza una direzione unitaria, con capacità di elaborazione strategica avremo davanti una federazione di tante cosche che hanno perso la progettualità futura”.
Antonella Bonura (31 ott 2007)
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