aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Palermo. Processo per estorsioni alla Focacceria
Mostrati i video degli incontri
In aula ha deposto "l'insider"

La difesa ottiene la visione dei filmati realizzati dai carabinieri e dal telefonino del tenente Massimiliano Bolis. Gli incontri coinvolgono Conticello e i tre imputati: Francesco Spadaro, Giovanni Di Salvo e Lorenzo D'Aleo. Ieri sul banco dei testimoni "l'insider", Vito Seidita, che ha negato di conoscere Spadaro e ha basato la difesa sulla sua tossicodipendenza. La prossima udienza, il 23 ottobre, vedrà il colonello dei carabineri, Vittorio Tomasone, nel banco dei testimoni

 Due uomini a colloquio, uno molto agitato che gesticola vistosamente, l’altro fermo, calmo con le mani in tasca che ogni tanto si guarda intorno. È la scena dell’incontro fra Vincenzo Conticello, titolare del "Antica Focacceria San Francesco", e Francolino Spadaro, di fronte la pescheria "Ciccio Bellina", a Santa Flavia, nella costa palermitana.
Stamane, di fronte la terza sezione penale del Tribunale di Palermo, è stato mostrato questo filmato, girato dai carabinieri, insieme ad altri che mostrano le fasi clou della vicenda delle presunte estorsioni all'antica gastronomia palermitana. Nello specifico i video riguardano gli incontri avvenuti fra Conticello e Giovanni Di Salvo, il 25 novembre 2005 alla Focacceria, fra Conticello e Spadaro, il 9 febbraio 2006, e fra Lorenzo D’Aleo e Vito Seidita, lo stesso 9 febbraio 2006, di fronte il "Bar Touring" in via Lincoln, a Palermo.

I video. Il primo filmato, girato dal telefonino del tenente dei carabinieri, Massimiliano Bolis che si trovava dentro la Focacceria, mostra Vincenzo Conticello a colloquio con Giovanni Di Salvo di fronte due calici di vino. Secondo l'accusa è il momento in cui Di Salvo avrebbe mosso la richiesta di pizzo alla Focacceria. La data, il 25 novembre 2005, coincide, infatti, con il racconto fornito in aula dallo stesso Vincenzo Conticello.
Il secondo filmato, del 9 febbraio 2006, rappresenterebbe l’incontro in cui Conticello ha chiesto aiuto a Francolino Spadaro per la 'messa a posto' (il pagamento del pizzo), dietro indicazione di Vito Seidita e Maurizio La Corte.
L’ultimo filmato, con la stessa data, ritrae a colloquio Lorenzo D'Aleo e Vito Seidita.

L’insider. Ieri sul banco dei testimoni è stato chiamato a deporre Vito Seidita, quello che secondo l’accusa sarebbe "l’insider", l’uomo che da dentro la Focacceria ne coordinava la 'scalata' da parte del sodalizio mafioso guidato da Spadaro. "Giocavo col nome delle persone", ha sottolineato sin dall’inizio, volendo intendere di non conoscere Spadaro e di aver utilizzato il suo nome per impaurire Conticello al fine di essere assunto alla Focacceria. "L’ho incontrato (Spadaro, ndr) solo una volta, in un pranzo ad agosto del 2005, e mi è stato presentato come marito di una signora amica di Conticello". A chi gli ha fatto presente che potesse essere pericoloso spendere un nome senza averne l’autorizzazione, Seidita ha ripetutamente detto che "facevo uso di stupefacenti, di cocaina e non ci stavo con la testa". Questo farebbe intendere che, comunque, Spadaro è uno che conta. "Spadaro è una persona rispettata - ha detto in aula Seidita -, l'ho saputo da Maurizio La Corte e sapevo che Conticello lo conosceva".

Nell'udienza di ieri
un attimo di silenzio ha attraversato l'aula quando Vito Seidita, stuzzicato dall'avvocato di Conticello, Stefano Giordano, su chi avesse pagato il conto del pranzo di agosto del 2005 (in cui, secondo l’accusa a Conticello fu imposta la fornitura di pesce e latticini), si è rivolto direttamente a lui dicendo "quando veniva alla Focacceria, non le offrivo il caffè?". Si tratta di un episodio che si aggiunge alla deposizione dell'imputato Giovanni Di Salvo che, nell’udienza dello scorso 12 ottobre, ha voluto rendere dichiarazioni spontanee confessando la sua estraneità agli atti intimidatori perpetrati a danno dell'avvocato. Giordano, infatti, dopo il "j’accuse" di Conticello ha subito un furto nel suo studio legale e ha trovato le gomme tagliate della sua auto e di quelle di suoi familiari. Stefano Giordano è il figlio di Alfonso Giordano, il giudice del maxiprocesso a Cosa nostra degli anni Ottanta.
Andrea Cottone (16 ott 2007)
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