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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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Presunto boss: "La mafia mi fa schifo" Sul banco dei testimoni Francolino Spadaro, secondo l'accusa il referente per la 'messa a posto' dei Conticello (i titolari della storica gastronomia palermitana), e Giovanni Di Salvo, l'uomo additato in aula da Vincenzo Conticello come l'esattore materiale del pizzo. La prossima udienza è fissata per lunedì 15 ottobre "La mafia mi fa schifo, le estorsioni mi hanno sempre fatto schifo, porto un cognome pesante ma ho espiato le mie colpe". A parlare, di fronte la terza sezione penale del tribunale di Palermo, è Francesco Spadaro, detto Francolino, figlio di Masino, il "re della Kalsa", imbeccato dall'avvocato della difesa, Rosanna Vella. Nel processo ai presunti estorsori della "Antica Focacceria San Francesco", oggi sul banco dei testimoni sono stati sentiti due degli imputati, Giovanni Di Salvo e Francolino Spadaro, il cui racconto non si è distaccato particolarmente da quello fatto da Vincenzo Conticello nella sua deposizione dello scorso 18 settembre.Sul banco dei testimoni Francolino Spadaro, l'uomo che, secondo il racconto di Vincenzo Conticello, era stato indicato come principale referente per la 'messa a posto' (il pagamento del pizzo). Dopo aver riferito come suo padre, Tommaso detto Masino, era soprannominato il "re" della Kalsa (in un’intervista si era vantato di lavorare con le sigarette di contrabbando perché così "faceva campare le famiglie"), l’imputato passa in rassegna i suoi guai giudiziari che hanno occupato gli ultimi 25 anni della sua vita: un procedimento in corso per concorso in omicidio alla Corte d’assise d’appello di Palermo, condanna per traffico di stupefacenti. Nel suo racconto l'imputato ha riferito delle occasioni in cui ha incontrato Vincenzo Conticello. Un pranzo nell’estate del 2005. In quell'occasione, secondo il racconto di Vincenzo Conticello, Spadaro, con Lorenzo D'Aleo e Vito Seidita, avrebbe imposto le forniture di pesce e di latticini alla Focacceria. Spadaro riporta, invece, di essersi trovato lì occasionalmente, per andare a prendere la suocera e la figlia e di aver conosciuto in quell'occasione Vito Seidita, che "sembrava lui a dirigere", mentre era già di sua conoscenza Lorenzo D’Aleo perché lavorava con sua suocera nel commercio dei latticini. In quel pranzo Spadaro conobbe Vincenzo Conticello e quella fu la circostanza, secondo il racconto dell'imputato, in cui si strinsero accordi per la fornitura di pesce, visto che Spadaro lavorava alla 'Sea food international' e collaborava con 'La marittica'. Il secondo incontro fra Vincenzo Conticello e Francolino Spadaro ebbe luogo il 9 febbraio del 2006, a Santa Flavia, come riportato anche dal titolare della Focacceria. A fare da intermediario per l’incontro era stato Lorenzo D'Aleo, che pur lavorando per la suocera di Spadaro, occasionalmente distribuiva il pesce alla Focacceria per conto di Francolino. Per l'imputato si trattava solo di un incontro di lavoro ma di fronte ai discorsi di Conticello che Spadaro riporta ("ho ricevuto minacce di estorsione, ho bisogno d’aiuto"), la risposta data all'imprenditore è stata netta: "Non voglio entrare in queste situazioni, ho già pagato, lasciami stare, ho la mia vita, la mia famiglia. A me queste cose mi hanno sempre fatto schifo". Continua l'imputato: "Lui insisteva, avvilito, e io gli ho detto: posso solo dirti di non pagare, altrimenti ti rovini la vita". Così, secondo l'imputato, Conticello troncò il discorso e passò a lamentarsi di Vito Seidita con cui aveva problemi e i rapporti non erano più buoni, fino a chiedere a Spadaro un'altra persona che potesse garantirgli la sicurezza, guardando l'esterno del locale. "Cercai di venirgli incontro - continua nella sua deposizione - e gli dissi: vi conoscete, perché non te lo tieni, è difficile trovare un altro che ha lo stesso carisma per affrontare i ladruncoli, che può evitare liti, è stato in carcere. Cercavo soluzioni favorevoli a Conticello. Poi non l’ho più visto". Al termine dell'interrogatorio siparietto con l'avvocato della difesa: "Ha detto che le estorsioni le fanno schifo, quindi anche la mafia le fa schifo?". "Si, la mafia mi fa schifo", ha risposto Spadaro. All'apertura dell’udienza Giovanni Di Salvo, l'uomo additato in aula da Vincenzo Conticello come l'esattore materiale del pizzo, ha voluto rendere dichiarazioni spontanee confessando la sua estraneità agli atti intimidatori perpetrati a danno di Stefano Giordano, legale di parte civile per Conticello, che ha subito un furto nel suo studio e ha avuto tagliate le gomme della sua auto e di quella dei suoi familiari. Dichiarazioni che "non riguardano il processo in corso", ha tagliato corto il presidente della Corte, Leonardo Loforti. "Ero in condizioni familiari disastrose a causa del sequestro dei due locali di mia sorella, per la pena scontata in carcere e non riuscivo a trovare lavoro - queste le parole di Giovanni Di Salvo durante la deposizione -, per questo mi sono rivolto a Ettore Seidita che mi ha consigliato di andare alla Focacceria e parlare con Vincenzo Conticello che prendeva detenuti a lavorare". "Vacci a nome mio" avrebbe detto Seidita a Di Salvo. Ma la richiesta a Conticello non portò alcun frutto, "eravamo a stagione finita", dice l’imputato, e, dopo aver insistito, l’unica cosa che avrebbe ricavato era l’offerta di un posto per la sorveglianza degli arredi esterni. Incarico che Di Salvo non poteva assumere a causa delle sue condizioni fisiche. Per il resto dell’interrogatorio Di Salvo nega di aver mai conosciuto i suoi co-imputati. Andrea Cottone (12 ott 2007) |
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