aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
Testata giornalistica dell'Università degli Studi di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella
Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it
Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458

Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001
quadratino quadratino ATENEONLINE
quadratino Ateneo
quadratino Giornalisti
cuneo
Palermo. Il titolare della focacceria S. Francesco in aula
Conticello riconosce il suo estorsore
"E' lui che veniva a prendere il pizzo"

Vincenzo Conticello, uno dei titolari della storica gastronomia palermitana, depone al processo contro i suoi estorsori, li riconosce e ricostruisce le intimidazioni, le richieste e il piano criminale. In aula presenti i ragazzi di Addiopizzo, Pina Maisano Grassi e Tano Grasso. Parte civile anche Confesercenti ed Sos Impresa. Dalle testimonianze viene fuori il quadro di come la mafia aveva messo le mani sullo storico locale

 Nell'aula del tribunale di Palermo, dove si svolge il processo ai presunti estortori della "Antica focacceria S.Francesco" (nella foto), per alcuni secondi cala il silenzio. Un silenzio un po' irreale che dura giusto il tempo in cui Vincenzo Conticello, uno dei titolari della storica gastronomia palermitana, risponde alla richiesta di riconoscere il proprio estortore. "E' lui, l'uomo con le stampelle, quello che veniva nel mio locale a fare le richieste estorsive", ha detto indicando un uomo in piedi appoggiato al banco degli imputati che, intanto, sorrideva sormione.


La storia che ha portato a questo processo comincia nel novembre 2005, quando Maurizio La Corte, un addetto alla sorveglianza esterna del locale, annuncia a Conticello di non poter più restare, di dover andare via. "Ci sono comandanti nuovi e io con questi non voglio averci a che fare perché sono pericolosi ed è preferibile che io mi metta da parte perché io non lo so che intenzioni hanno questi nei vostri confronti, sono persone con cui non ci si può parlare" dice La Corte a Conticello. Un paio di giorni dopo alla focacceria si presenta Giovanni, mandato da Ettore, che chiede alla cassiera di parlare con Vincenzo Conticello che, però, rimanda l’incontro di mezz'ora. Un lasso di tempo in cui lui incontra un sedicente maresciallo dei carabinieri che lo mette in allerta sulla personalità che avrebbe incontrato.

L'incontro che si consuma con Giovanni (Di Salvo) non lascia adito a dubbi. "Io sono quello a cui devi pagare invece di Nino 'U Scintilluni'", incalza Di Salvo che chiede 500 euro al mese o l’assunzione di un sorvegliante con il quale se la sarebbero poi vista loro. Nino 'U Scintilluni' a cui faceva riferimento Di Salvo è Antonino Lauricella (boss dello storico quartiere della Kalsa, a oggi latitante), a cui Conticello aveva versato qualche offerta a Natale per i familiari dei carcerati.

È a questo punto del racconto che entra in gioco un personaggio centrale di questa storia, Vito Seidita. Vincenzo Conticello conobbe questo personaggio mentre scontava una ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati finanziari. Seidita ha aiutato Conticello nella sua permanenza in carcere supportandolo anche psicologicamente. Un valido aiuto che Conticello ha voluto ringraziare anche assumendo la moglie e affidandole un importante compito. Ma la riconoscenza, forse, non era abbastanza e Conticello ha accettato di avere in affidamento in prova lo stesso Seidita, consentendogli di uscire dal carcere. Il periodo di prova durò dal luglio al novembre 2005, quando cominciarono le richieste estorsive. Conticello non assunse Seidita perché "non lavorava e faceva comunella con gli altri dipendenti". Ma Seidita non molla e continua a frequentare regolarmente il locale. L’1 dicembre 2005 la denuncia già presentata da Conticello ai carabinieri si deve integrare con una strana offerta fatta da Antonella Bonanno di "Mi manda Picone", locale di fronte la Focacceria. L’offerta riguardava la licenza dell’enoteca che la Bonanno voleva vendere per 250 mila euro, sottolineando che lei aveva amici sia da una parte che dall’altra.

Non si fermano le intimidazioni. Il 15 dicembre 2005 due dipendenti trovano una serratura forzata e un vetro rotto nelle loro auto. Conticello comincia a preoccuparsi seriamente e decide di parlarne con Seidita che, con atteggiamento paternalistico, gli risponde "se ci fossi stato io…ma tu non mi hai voluto…". Conticello allora si rivolge a La Corte che si dimostra estraneo e gli consiglia di parlare con Francolino Spadaro, figlio di Tommaso il 're' della Kalsa, una soluzione caldeggiata dallo stesso Seidita. Conticello conosceva Spadaro dall’infanzia, quando frequentavano lo stesso lido, e l'ha poi rivisto in un pranzo alla Focacceria in cui era in compagnia di Seidita e di Lorenzo D'Aleo, suo braccio destro, quando cercarono di imporgli delle forniture di alimenti.

L’incontro fra Conticello e Spadaro avviene il 9 febbraio 2006 a Santa Flavia, nella costa palermitana. Prima dell’incontro, però, Conticello aveva ricevuto un altro avvertimento, i vetri fracassati e altri danneggiamenti alla sua auto mentre lui era a casa. E la stessa mattina del 9, nel parabrezza della sua auto, ha trovato una lettera minacciosa nella quale si chiedeva il pagamento di 500 mila euro. La risposta di Spadaro è stata semplice: prendere a lavorare Seidita perché lui avrebbe saputo cosa fare. Cosa che, effettivamente, Conticello farà ma che non gioverà alla sua situazione. Seidita, da vero e proprio 'insider', incontra anche Di Salvo e, con l’intercessione di Spadaro, la quota di 500 mila euro scende a 15 mila (a rate) o in alternativa l'aumento dello stipendio di Seidita di altre 500 euro, lasciando che poi sia lui a "mettere apposto" la situazione della Focacceria.

Ma in tutto questo gli inquirenti avevano sotto controllo la situazione e le utenze telefoniche di tutte le persone coinvolte erano intercettate, il ché ha consentito di ricostruire il piano criminale. Ovvero quell'insinuarsi, sfruttando la minaccia mafiosa, nelle attività economiche, non solo con l’assunzione di personale ma anche con l’imposizione di fornitori, una metodologia per cui è già stato condannato uno degli indagati (Francesco Spadaro). Ma la "scalata" alla Focacceria San Francesco è stata interrotta in tempo utile dagli inquirenti che hanno arrestato i quattro indagati: Francesco Spadaro, Vito Seidita (già condannato in abbreviato per questa vicenda a 8 anni), Lorenzo D’Aleo e Giovanni Di Salvo.

Andrea Cottone (18 set 2007)
Ateneonline - viale delle Scienze - Ed. 15 - 90128 Palermo - mail: ateneonline@unipa.it - Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458