aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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La 30esima fatica letteraria di Leone Zingales
Falcone "visto" dalle sue sorelle
Alla scoperta di un uomo normale

Un libro sul magistrato ucciso due mesi prima del collega Paolo Borsellino. Una conversazione di Anna e Maria Falcone con il giornalista palermitano, in cui vengono sviscerati argomenti privati della vita del magistrato simbolo dell’antimafia. Un ritratto quasi del tutto inedito, accompagnato da decine di istantanee tratte dall'album di casa

Un Giovanni Falcone inedito, raccontato attraverso le fotografie di famiglia e soprattutto dalla viva voce delle sorelle Anna e Maria. Gli aneddoti, i risvolti privati, le impressioni di chi è stato e continua ad essere vicino al magistrato ucciso il 23 maggio 1992 a Capaci, sono stati raccolti e messi nero su bianco dal cronista di nera Leone Zingales, recentemente confermato alla guida dell'Unci Sicilia.

"Giovanni Falcone, un uomo normale. Conversazione di Leone Zingales con Anna e Maria Falcone" (Aliberti Editore, Reggio Emilia, luglio 2007, 15 euro, pagine 192), trentesima fatica letteraria del giornalista palermitano, ha dato risalto non al Falcone magistrato, bensì all’uomo. Il profilo tratteggiato dalle sorelle del giudice è quello di una persona semplice, genuina, amante della buona cucina. "È stata un’intervista – dice l’autore - fatta in diverse tappe. I ricordi delle due sorelle sono tanti, drammatici ma sempre nitidi". Nel volume si sviscerano tutti gli argomenti privati relativi ai fratelli Falcone: l'infanzia, gli studi, i pranzi, le cene e le vacanze. E ancora le riunioni segrete, la vita sotto scorta. "Falcone – continua Zingales - era un uomo attaccato ai valori della famiglia. Quando andava a trovare sorelle e nipoti staccava la spina dal lavoro. Anche se i familiari si rendevano conto che lui era preoccupato, deluso, amareggiato perché alcuni apparati della politica non lo convincevano sull’efficacia degli interventi contro la mafia".

Un ritratto quasi del tutto inedito, accompagnato da decine di istantanee tratte dall'album di casa. "Molte foto – spiega il giornalista - provengono dall’archivio privato di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo. Ritraggono il magistrato in momenti di spensieratezza: a mare, mentre fumava, durante le feste con i familiari. Un uomo normale, ma la cui vita da 'blindato' lo costringeva giocoforza a modificare le sue attività giornaliere".

Un giovane magistrato che andava incontro al suo destino col sorriso amaro sulle labbra, consapevole del suo 'mandato', tant’è che quando gli domandavano perchè avesse accettato di far parte del pool antimafia, perennemente a rischio, Giovanni Falcone rispondeva così: "Si vive una sola volta".

Sfogliando l’album dei ricordi, alle sorelle Falcone tornano in mente i luoghi della giovinezza, la vita in famiglia, la separazione del fratello Giovanni dalla prima moglie e le seconde nozze, persino gli hobbies. Il magistrato ne aveva uno in particolare: collezionava papere e paperette di legno, terracotta, vetro, ceramica e altri materiali.
Ecco allora che in questo lungo 'rewind' prende il sopravvento la nostalgia per i tempi che furono. "La nostra – riferisce Maria Falcone all’autore - era una famiglia molto tradizionale dove la regola principale era il dovere ma al tempo stesso regnava l’amore e l’affetto reciproco. Era una famiglia come tante del secondo dopoguerra, dove sicuramente non esisteva il consumismo perché soldi ce n’erano pochi". E poi i futili screzi che capitano da piccoli. Che carattere aveva Giovanni, da bambino? Chiede Zingales a Maria. "Un po' permaloso. Io, in particolare, conoscendo questo suo aspetto caratteriale, mi divertivo a prenderlo in giro. Per questo litigavamo, ma tutto finiva, come sempre, in una piena riappacificazione".

I ricordi di Maria si incastrano alla perfezione con quelli della sorella Anna, secondo cui "la principale caratteristica di Giovanni era la fiducia nelle sue possibilità, quel suo particolare impegnarsi al massimo per raggiungere quegli obiettivi che si era prefissato".
Due voci in una, un racconto all’unisono, fino a quando Zingales domanda ad entrambe le sorelle: "E se dovesse rivolgergli adesso delle parole, cosa gli direbbe?" Qui le risposte divergono. Maria afferma: "Mi verrebbe da dirgli di scappare subito da Palermo, per quel che riguarda l’aspetto della sicurezza personale. Poi, però, riflettendoci un po’ gli direi: sei stato un grande. Papà e mamma sarebbero fieri di te". Anna, invece, risponde rivolgendo altre due domande che cadono, però, nel vuoto: "Giovanni, hai visto che fine hai fatto? Ne valeva la pena?"

Il libro contiene anche una finestra su alcuni significativi discorsi ed interventi di colui che era ritenuto il nemico numero uno, assieme a Paolo Borsellino, di Cosa nostra e sull'impegno antimafia di Maria Falcone attraverso la Fondazione "Giovanni e Francesca Falcone". Inoltre l’autore ha riportato anche il contenuto di alcuni bigliettini lasciati dalla gente comune, non solo palermitani, sotto l’albero 'Falcone', il ficus di via Notarbartolo divenuto simbolo della lotta alla mafia. In appendice, infine, una mappa su vecchi e nuovi boss di Cosa nostra. Per non dimenticare.
Daniele Ditta (19 luglio 2007)
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