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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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Vittime sedici agenti in quattro anni Veicoli, commercianti, sindaco: tanti i responsabili della pessima qualità dell’aria a Palermo. Intanto, tra mascherine di protezione inadeguate, piano della circolazione schizzofrenico e commissariamento straordinario per l’emergenza traffico, sono andati in fumo quasi 2 miliardi e mezzo di euro. E i dati delle centraline Amat sulla rilevazione di agenti inquinanti sono coperti dal silenzio Si può morire d’inquinamento? A Palermo sì. L’organizzazione Mondiale della Sanità nei dati diffusi lo scorso ottobre parla di almeno duecento decessi annui nel capoluogo siciliano dovuti a patologie legate alla cattiva qualità dell’aria. Anche il corpo di polizia municipale conta le sue vittime: sedici morti per cancro negli ultimi quattro anni, mentre altri quindici combattono contro la malattia del secolo. Numeri da cui dissente l’ex commissario straordinario per il traffico e sindaco della città, Diego Cammarata. In un dossier di risposta all’interpellanza parlamentare presentata dal senatore Fabio Giambrone e dal deputato Angelo Lo Maglio, per il primo cittadino, i morti dovuti all’inquinamento sono appena nove. E’ certo che non siamo di fronte ad una battaglia di numeri, ma in una corsa a salvare più vite umane possibili. “Non ci sono prove certe dichiara Nicola Scaglione della Cisl, ma forti sospetti”. Sospetti che nel dossier di Legambiente sulla mobilità e l’inquinamento a Palermo trovano conferme, al punto da parlare di “emergenza e altissimo livello di rischio” per i cittadini. “Analizzando la qualità dell’aria, ribadisce Scaglione , il livello di inquinamento non dipende certamente dalle fabbriche praticamente inesistenti in città. Si deduce perciò che l’80% del problema è causato dai veicoli”. Infatti dati delle centraline di rilevamento delle sostanze chimiche inquinanti, poste in incroci critici per il traffico cittadino, rilevano valori che sforano continuamente i limiti previsti dalla normative. Il biossido di azoto, cancerogeno e irritante per le vie respiratorie, si attesta sempre intorno a 50 microgrammi al metro cubo, nonostante il valore non debba mai superare i 40 microgrammi. Le concentrazioni di benzene e le polveri sottili con un diametro inferiore a 10 micron, da gennaio a maggio 2006, hanno sforato i limiti per ben “53 giorni”. Dal 2003 l’incremento di questi agenti inquinanti è esponenziale in tutte le stazioni di rilevamento. I dati sono stati vagliati con precisione certosina dai volontari dell’associazione ambientalista, che hanno persino simulato l’operare dei vigili, muniti di speciali macchine a spalla per la rilevazione dei prodotti inquinanti ad altezza d’uomo e non a tre metri da terra come per le centraline. Gli agenti di polizia municipale indubbiamente sono tra le categorie più esposte, soprattuto coloro che svolgono servizio sulle strade. “Sperimentiamo sulla nostra pelle gli effetti deleteri dell’aria inquinata, dice Gianfabio Monacò dei Cobas, ed è per questo che abbiamo organizzato assemblee, corsi, proteste. Volevamo che tutti conoscessero quanto nel nostro settore il decreto legislativo 626 sulla tutela della salute del lavoratore fosse disatteso”. Eppure esistono i dispositivi di protezione individuale e tra questi le mascherine, costate all’amministrazione 200 mila euro. “Una spesa inutile”, per il commissario Giuseppe Messina della CGIL, che lo scorso febbraio ha presentato i dati di Legambiente, insieme al presidente dell’ordine dei chimici di Palermo, che si è espresso negativamente nei riguardi delle mascherine, ritenendo “estremamente imprudente l’uso di un dispositivo non testato per le polveri derivanti dal traffico veicolare”. A ciò si aggiunge l’assenza di uno screening sanitario periodico per gli agenti più esposti al rischio inquinamento. Dirigere il traffico non è l’unico servizio pericoloso svolto dalla polizia municipale. C’è anche il NOPA, il nucleo di protezione ambientale, impegnato nel sequestro di medicinali, amianto, costruzioni abusive. “Lavoriamo senza adeguata protezione”, dichiara Nicola Scaglione (Cisl). “Andiamo in divisa, senza abiti protetti e scarpe adeguate, mentre multiamo gli operai che non hanno mascherine, guanti e caschi omologati. C’è un forte rischio chimico, tipico da contatto con rifiuti tossici e discariche abusive. E invece, continua, siamo chiamati a tutelare senza aver tutela”. >> Torna all'articolo principale Maddalena Maltese (16 marzo 2007) |
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