aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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L’ultima opera dello scrittore discussa all'Università
Giuseppe Savagnone agli studenti:
"Non siate cortigiani del sistema"

"Sotto il segno di Hermes" è il libro dell’autore palermitano che affronta temi e problemi legati alla comunicazione giornalistica. La rappresentazione dei conflitti, la costruzione delle notizie, la ricerca del consenso a tutti i costi, il controllo critico, la verità dei fatti e i diritti sindacali, sono state le questioni al centro del dibattito che si è tenuto ieri alla Scuola di Giornalismo alla presenza dell’autore palermitano

"Il tentativo del libro di Savagnone non è tanto quello di costruire una teoria dei media, ma di costruire un sistema di valori di riferimento per la professione". Così Franco Nicastro, presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, durante un incontro tenutosi alla Scuola di Giornalismo "Mario Francese" dell'Università di Palermo, in cui è stato presentato il libro Sotto il segno di Hermes.

Al dibattito, moderato da Vincenzo Morgante, caporedattore del Tgr Rai Sicilia, erano presenti anche il sociologo Antonio La Spina, presidente del coordinamento dei corsi di laurea di Scienze della comunicazione, nonché direttore della Scuola di giornalismo. 

"Viene in mente - prosegue Franco Nicastro - il rapporto tra giornalismo e verità e, in proposito, la frase di Aristotele: 'Vero è dire quel che è e che non è quel che non è'. È un’illusione pensare che il giornalismo possa rappresentare la verità. Il giornalismo deve però cercarla, mettendo in campo tutti gli strumenti necessari, come l’onestà intellettuale e il rigore morale, per approssimarsi, quanto più possibile, alla verità". Il testo di Savagnone che descrive in modo chiaro e diretto temi complessi legati alla comunicazione giornalistica e di cui si è discusso, complice la situazione attuale.

Vincenzo Morgante non ha dubbi: "L’informazione è il nutrimento essenziale della democrazia. Ma se è condizionata dai pregiudizi e dalle falsità, si deteriora, diventando un veleno". Il sociologo Antonio La Spina rivendica, dal canto suo, il primato della filosofia come strumento per capire meglio la realtà e aggiunge: "Basti ricordare il successo in certe città degli 'happening filosofici'".

Le questioni che si pongono subito riguardano la rappresentazione della realtà nel sistema mediatico attuale. Riprendendo il motto della rivoluzione francese usato da Savagnone nella sua opera, Franco Nicastro ricorda quanto sia dimenticato oggi il principio della fraternità, facendo degli esempi concreti: "Ogni straniero è un potenziale nemico o terrorista. Persino i giornali americani - che possono vantare una tradizione onorata come 'watchdog' o cani da guardia del sistema - hanno dovuto ammettere, tardivamente, di non essere stati all’altezza nel controllare l’opinione pubblica, che ha creduto alle bugie sulle armi di distruzione di massa per la guerra in Iraq".

A finire sotto esame sono i processi di costruzione delle notizie che sempre più spesso subordinano la verità dei fatti alle aspettative del pubblico. "Ma inseguire il consenso a tutti i costi porta a un livellamento verso il basso come dimostra la ferrea legge dell’Auditel, indipendente dai contenuti.
Sono pochi oggi i giornalisti che trovano le notizie, mentre sono le notizie a rincorrere i giornalisti. È un sistema - prosegue il presidente - che aggira i filtri del controllo critico e che è agevolato dalla bulimia dei media che si ingozzano, a ritmo frenetico e con superficialità, delle notizie. Un processo che ha creato le condizioni per l’esistenza dei grandi monopoli: solo chi ha grandi risorse può creare imperi mediatici e in Italia abbiamo esempi eloquenti".

Franco Nicastro rivendica con forza una libertà e un’autonomia per i giornalisti che oggi è messa sempre più a rischio dalla routine produttiva e dalla situazione di alcune redazioni siciliane che "hanno sfidato il sindacato sul piano dei diritti, andando in edicola durante lo sciopero. Assistiamo a una progressiva riduzione degli spazi di autonomia professionale che dovrebbe preoccupare l’opinione pubblica". Una 'perdita dell’innocenza' che interessa anche il nostro Paese, dove il sistema dei media, secondo Nicastro, "si è sviluppato in un modo tale da aver prodotto un’eccessiva prossimità dei nostri giornali al potere politico ed economico che condiziona l’indipendenza e la credibilità".

La parola passa a Giuseppe Savagnone, che spiega le ragioni che lo hanno portato a scrivere Sotto il segno di Hermes: "Questo libro è nato da un rapporto concreto con il pubblico, attraverso dei seminari che ho tenuto in Argentina per un forum di scienze umane. Nessuna comunicazione è innocente. Oggi vige una sorta di totalitarismo dei media basato su delle certezze infondate".

L’autore palermitano individua cause e responsabilità dei media per spingere gli operatori del settore a una riflessione profonda sulla professione: "La comunicazione è sempre formativa, il problema è capire quale tipo di formazione dare: intere generazioni di ragazzi sono plasmati dalla tv. Come in una sorta di anestesia diffusa, sulla stampa si mettono sullo stesso piano dettagli insignificanti insieme a notizie gravi. La funzione del giornalismo consiste nel cercare di svegliare le coscienze, come ricorda il filosofo Eraclito, 'la differenza fondamentale tra gli uomini è tra i desti e i dormienti'".

Coscienze che devono essere vigili, secondo Savagnone, anche quando si cerca di relativizzare ogni verità: "Se non c’è la verità non c’è neanche la falsità. Ogni forma di irregimentazione della realtà, tradisce la libertà. È necessario che il giornalismo torni ad essere un grande bacino di confronto. Senza essere, però, cortigiani del sistema".


Antonella Lombardi (21 feb 07)
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