aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Palermo. Secondo un'indagine condotta su nove atenei
La laurea triennale? Non basta
"Servono capacità specifiche"

Secondo una indagine effettuata su nove atenei italiani, il diploma di primo livello garantisce l'ingresso nel mercato del lavoro soltanto al 40.1 per cento dei laureati. La stima scende al 27.6 per cento se si considera il solo ateneo palermitano. Il rettore Silvestri: "Occorre forgiare competenze settoriali"

A un anno e mezzo dal conseguimento del titolo di studio triennale, oltre la metà dei laureati (58.6 per cento) dell’Università di Palermo decide di proseguire il percorso formativo, mentre il 27.6 riesce a inserirsi nel mercato del lavoro. L’11.2 per cento, infine, cerca un’occupazione.

Questi i dati più significativi emersi da un’indagine realizzata nel 2006 su un campione costituto da nove atenei italiani, presentata oggi a palazzo Steri. Il rapporto, stilato nell’ambito del progetto ‘Stella’ (statistiche in tema di laureati e lavoro), prende in considerazione le attività post-lauream dei ragazzi che hanno discusso le loro tesi tra maggio e dicembre 2004.

Palermo resta dunque sensibilmente indietro rispetto alla media nazionale. In questo caso, infatti, i giovani che riescono a trovare un’occupazione nei diciotto mesi successivi alla laurea costituiscono il 40.1 per cento del totale. Sempre a livello aggregato, le aree disciplinari in grado di garantire un più celere inserimento nel mercato del lavoro sono il settore agrario e quello medico-sanitario. Ottime possibilità anche per chi sceglie l’ambito dell’educazione fisica. Un alto tasso di proseguimento degli studi, invece, si riscontra nel gruppo ingegneristico, nel quale il 75 per cento dei laureati opta per un perfezionamento della propria preparazione, ritenendo il titolo triennale poco utile per soddisfare le esigenze del mercato. Discorso analogo anche per quanto concerne il gruppo giuridico e quello geo-biologico. Le prospettive cambiano notevolmente se si analizzano i dati relativi alle lauree del vecchio ordinamento. Da questo punto di vista i corsi ‘tradizionali’ sono quelli che offrono le possibilità migliori. Le retribuzioni percepite una volta occupati? Due volte su tre si attestano tra i 1000 e i 1500 euro.

“La laurea - spiega Giuseppe Silvestri, rettore dell’ateneo palermitano - costituisce un valore aggiunto per lo studente. Il compito delle università deve essere quello di forgiare delle competenze che, al termine del percorso didattico, possano trovare riscontro nel mercato”.

Secondo i dati messi in luce dal rapporto, gran parte dei laureati occupati trova sbocco nelle piccole e medie imprese. Fanno eccezione gli esperti nel settore medico-sanitario che, mediamente, vengono ingaggiati più spesso da grandi aziende. Tuttavia, quasi la metà del totale (49 per cento) viene assunta con contratti a tempo determinato.

“In questa fase – afferma Marcello Fontanesi, rettore dell’Università Milano-Bicocca – abbiamo grandi responsabilità nei confronti dei nostri giovani. Occorre infatti trasmettere loro, oltre alle normali nozioni di base, quelle capacità pratiche utili a favorire un più agevole accesso al mondo del lavoro. Oggi, in tal senso, la laurea triennale non sembra essere uno strumento sufficiente per formare dei professionisti, ma rappresenta solo una tappa intermedia”.
Roberto Rizzuto (11 gen 07)
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