aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Giornalista di Ateneonline ai provini per il Grande Fratello
Io, aspirante concorrente del GF7
"Tre minuti per inseguire un sogno"
Tutti vorrebbero entrarci. Ma la casa del padre di tutti i reality apre le porte solo a pochi intimi. A Palermo, al Jolly Hotel, sono cominciate le selezioni per la settima edizione del format della Endemol. Tra giovani e meno giovani, anche un infiltrato a raccontare i segreti delle selezioni

 Quante volte ci ho fatto un pensierino. Perché non provare a partecipare al grande fratello? Le telecamere ad insidiarti 24 ore su 24, stati d’animo ed emozioni amplificati tra le quattro mura, il confronto a volte rissoso, altre volte piacevole con 14 reclusi, costretti a vivere, per 100 giorni, nella mitica casa di Cinecittà. E poi, il giudizio del pubblico a sancire il tuo destino mediatico, un successo che, a volte, si brucia subito e che ti riporta tristemente nell'anonimato. Nel frattempo, ospitate in tv, interviste, soldi che fioccano a palate che, per un attimo, non ti fanno sentire più il signor nessuno.

Un'idea che però ho ricacciato subito, perchè tanto, la probabilità che prendano me, è la stessa di vincere la lotteria di Capodanno. Ma quest'anno il provino l'ho fatto, non per dare sfogo ai miei presunti sogni di gloria artistici, ma per vivere e raccontare l'esperienza delle selezioni.

Mi alzo in orario per evitare la probabile ressa. Scelgo un look sobrio, che non dia troppo nell'occhio per non sembrare il tipo che vuole puntare tutto sull'immagine. In controtendenza con quello che vedrò fuori dal Jolly Hotel, dove si svolgono le selezioni. Spicca su tutti il prototipo "Costantino", poco nobile prodotto televisivo che, seppur decaduto, fa ancora scuola fra gli aspiranti machi. Le ragazze sono regolarmente in tiro, poche minigonne per la verità, ma viso ben truccato e qualche accessorio particolare che caratterizzi l'appeal. Da sottolineare, le acconciature, con netta preferenza del capello lungo specie per i maschietti, sulle cui teste trionfano chili di gel. L'iter è semplice. Prendo numero adesivo, da mettere bene in mostra e compilo un modulo che richiede le generalità e qualche domanda personale. Qual è l'esperienza che ti ha segnato la vita? Perchè dovremmo scegliere te per il GF 7?

A seguire, vengo scaglionato in un gruppo di 30 e attendo di essere chiamato. Un’attesa non troppo lunga. Intanto, mi soffermo ad osservare incuriosito i vari personaggi che via via riempiono l'ingresso dell'Hotel. Su tutti, due ragazzi che si confrontano sulle rispettive esperienze televisive: Amici, Uomini e donne, concorsi di bellezza. Insomma, due veri e propri habituè dei palinsesti televisivi. Poi, una madre e una figlia insieme appassionatamente, entrambe in abiti rigorosamente da teenagers. L'impressione, visto l'entusiasmo, è che sia stata la madre a partorire l’iniziativa. Capita anche questo.

Finalmente chiamano il mio gruppo. Vengo condotto in una stanza e mi si presentano, dinanzi agli occhi, i selezionatori, due giovani che raccolgono i moduli di partecipazione e spiegano le modalità del colloquio. "Avete tre minuti ciascuno per presentarvi e dirci perchè volete fare il Grande Fratello e cosa sapreste essere in grado di offrire dentro la casa. Non venite a dirci che volete fare un'esperienza diversa o che siete delle persone solari perché sareste scontati. Cercate di “vendervi” nel miglior modo possibile e di dimostrarci che siete adatti per stare nella casa. Se dovessimo trovare qualche persona interessante, la ricontatteremo più tardi o nei prossimi giorni per un ulteriore provino". Un pò pochini tre minuti per raccontarsi e per cercare di fare colpo su qualcuno per il quale sei solo un numero come tanti. L'impressione è che si cerchi di scovare tra esibizionisti, egocentrici, arrivisti o semplici curiosi, il classico fenomeno da baraccone. Una persona che buchi il video, che sappia divertire ed accattivarsi le simpatie del telespettatore, specie in un periodo obiettivamente di stanca del reality show.

Arriva il mio turno. Mi viene posta la domanda di rito: "Perchè vuoi partecipare al GF?" La mia risposta è stata studiata prima. Meglio buttarmi sul simpatico o sul serioso? Ma si, alla fine una buona battuta paga sempre e così la butto lì: "In verità il mio sogno è di partecipare all'Isola dei famosi, ma siccome non sono famoso penso che sia meglio diventarlo col Grande Fratello e poi provare l'avventura dell'Isola". I due si lasciano andare ad un sorriso accennato, mentre io cerco di rinforzare la mia affermazione. "Scherzi a parte, mi reputo una persona molto fatalista, per cui credo fortemente che nella vita ci siano degli incroci assolutamente casuali e fortunati. Chissà che il GF non possa essere l'occasione della mia vita". L'uomo poi guarda la mia scheda e legge nel mio profilo che sono un praticante giornalista, e quasi provocatoriamente mi chiede: "Ma cosa ci viene a fare un giornalista nella casa del Grande Fratello?" Una domanda che mi aspettavo. Fortunatamente. La mia risposta è dunque pronta: "Nelle precedenti edizioni, nella casa, sono entrati personaggi privi di qualsiasi qualità artistica e che poi invece hanno fatto strada nel mondo dello spettacolo. Non vedo perchè io, che sto inseguendo il sogno di diventare giornalista, non possa mettermi in mostra e avere una chance, una volta uscito dalla casa. Del resto il GF è e rimane una efficacissima vetrina. Involontariamente si innesca una polemica. "Quindi lei pensa che finora nella casa siano entrati solo degli imbecilli?", replica lui. Una domanda che mi coglie alla sprovvista. "Cavolo. Qui mi sono giocato le mie residue chance di essere scelto per i successivi provini", penso tra me e me. Ma poco mi importa rispetto ad affermare una mia convinzione. Faccio cenno con la testa come per confermare la sua sensazione e proseguo nella mia discussione: “Credo che l’intellettuale funzioni poco in questo tipo di programmi. Per me il GF è un modo per tirare fuori il proprio modo di essere in un contesto diverso da quello abituale. Posso piacere come posso essere detestato. E’ il pubblico che giudica. E che sceglie. Certamente in pochi minuti non potrete mai capire chi sono. Né io posso essere me stesso. Ognuno ha i suoi tempi, specie nel rapportarsi e nell’aprirsi con gli altri. La mia discussione termina qui. Sul volto dei selezionatori, nessun segnale, nessun cenno che lasci trapelare l'esito del provino. Mi aspetto il classico "le faremo sapere", ma l'unica frase che mi concedono è un "può andare, arrivederci".

I miei minuti finiscono così. Troppo presto. E intanto, è già il turno di un altro numero. Un numero come i tanti che aspettano dietro a quel cancello, l’occasione di una vita. Un’occasione da giocarsi in appena tre minuti.
Mario Basile (9 nov 2006)
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