aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Il racconto di una cronista infiltrata tra gli aspiranti
"Nella casa né attori, né giornalisti"
Ragazzi ben curati e giovani donne spavalde. Sosia di Bruno Lauzi, Luca Bizzarri e Jonathan. In fila pure un settantaquattrenne. Buttafuori in stile gangster. Ansie e confidenze ai provini palermitani della settima edizione del primo reality italiano

Embedded ai provini del “Grande Fratello”. 6463 il mio numero per partecipare alle selezioni - che si sono svolte stamattina al Jolly Hotel di Palermo - della settima edizione della “casa”. Tra stivaloni e trucchi sgargianti, infiltrata tra ragazzi aspiranti ad essere spiati, ascoltati e controllati, pur di trovare “un posto al sole”.
Imberbi con occhialoni anni ’60, vogliono “riscattarsi” agli occhi dei genitori. Desiderosi - mi raccontano - di far vedere alla madre di essere stati capaci di entrare in uno dei “salotti” più ambiti d’Italia. “Li ho delusi troppe volte. Devo riuscirci”, dice Umberto.
“Cercano me”, dice Emanuela, accompagnata dalla sorella. Ventinovenne, jeans attillati, camicia bianca, bel portamento, occhi grandi e verdi, non stupidi. “Sento che sono io quella cercano. Non sono la solita biondina-scemina”.
Fard, profumo intenso e colpi di sole. Così si presenta Chiara (n.d.r.), tranquilla mentre mi confessa di esser pronta a fare l’amore anche davanti alle telecamere, pur di cambiare vita. “Da lavapiatti a cameriera, lavoricchio”, mi confessa.
Non mancano i sosia di personaggi famosi alle selezioni. C’è il clone di “Jonathan”, il pupillo di Maria De Filippi che nega con forza di voler imitare lo stile del “fortunato” di Mediaset. Il suo corpo parla da solo, però. Stesso colorito (si sarà informato con Jonathan sul numero delle lampade a cui si è sottoposto). Stesso look di capelli (corti con qualche ciocca scombinata), perfettamente sbarbato, labbra imburrate e stessi atteggiamenti effeminati.
C’è pure Gioacchino alias “Luca Bizzarri”. Ristoratore che, tra un piatto di spaghetti e un arrosto di vitello, trova il tempo per andare in giro stile Iene. Camicia bianca, cravatta nera e occhialoni scuri, ha abitato in America vicino alla casa di Jim Morrison, adesso sogna di far parte dei dodici ragazzi della “casa”.
La sua chioma grigia, ricciuta, arruffata. Vuole imitare Bruno Lauzi, lui. Non più giovane, in prima fila, dietro i cancelli alle 8 del mattino, sicuro di entrare per la sua sessualità non definita.
Il cappello da cow boy è il simbolo degli stravaganti: bianco per la maggiore. Poche le gambe scoperte, più diffusa la ricerca di trasparenze. Magliette bianche, decolletè provocanti e pantaloni a vita bassa. Ragazzi dai capelli ben fonati, lisci e curatissimi. Questo il modello imperante.
Ma non c’è limite di età per desiderare di entrare al “Grande Fratello”. Salvatore, settantaquattro anni, è stanco di annoiarsi da quando ha smesso di vender vestiti. Alto, emozionato per le domande che potrebbero fargli, mi chiede cosa ne penso dei suoi capelli: “Meglio lunghi, vero? Sono più sexi, adesso”, dice mostrandomi una foto con i capelli corti. “Berlusconi, il mio mito. Sono di Alleanza nazionale, ma voto Silvio, di cui apprezzo la sicurezza e l’eleganza. Magari con quest’esperienza riuscirò a conoscerlo”.
In seicento con il “grande occhio” già sul collo. Sorvegliati da tre buttafuori in stile gangster. Giù dalle macchine come star, in solenni abiti gessati, i controllori si sono inchiodati davanti ai cancelli. Con sguardi perentori, attentissimi che la macchina organizzativa non si inceppi. Ti accompagnano pure alla toilette gli uomini del Grande fratello! Perfettamente inquadrati ad evitare persone sospette e critiche al sistema del no-privacy.
E per finire il provino. Tre minuti ciascuno in cui far emergere le proprie potenzialità nell’ambito dello spettacolo. In gruppi da trenta, esaminati da una coppia: un uomo stile George Clooney e una donna ben calata nel ruolo di maestra. “La regola principale? Allontanarsi dalla scrivania se si supera il metro e ottanta”, ammonisce lei.
Attenti a mantenere le distanze dagli scopritori di talenti! Addestratissimi a cercare “ragazzi da confessionale”, guai a fare critiche!
La possibilità per i reality di cambiare format per continuare a fare proseliti? “Proponi” - mi dicono. “Più materia grigia tra i concorrenti”, rispondo. “Non abbiamo bisogno né di giornalisti, né di attori”, dice lei guardando la mia scheda di presentazione. Non dimenticare che è un reality”.
Forse troppo scomode per “la casa” entrambe le modalità di vita. Quasi a confermare che la regola del Grande Fratello è dar voce a tipi ben stereotipati e incapaci di chiedere perché.
Giuseppina Varsalona (09 novembre 2006)
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