
Una strada ricca di cultura e antichi mestieri
Via Bara all'Olivella, un'isola felice
Chiusa da dieci anni al traffico
"Anche se l'amministrazione ci ha abbandonato - dice Mimmo Cuticchio, maestro puparo - noi cerchiamo di tenerla ordinata e pulita ogni giorno". La zona pedonale è segnalata con cartelli piazzati troppo in alto per essere visti, i dissuasori in metallo all'ingresso della strada sono stati tolti. Nelle strade laterali manca la segnaletica che indica la chiusura al traffico: qualcuno ha messo i tavolini o dei vasi per impedire il passaggio. Ma i motorini entrano lo stesso, rischiando di investire i clienti che escono dai negozi
Da dieci anni è uno dei pochi esempi di isola pedonale a Palermo, dove si mescolano mestieri antichi e cultura. Per ottenere la chiusura al traffico gli artigiani di via Bara all'Olivella hanno affrontato un lungo braccio di ferro con l'amministrazione comunale. 
Ma l’isola felice tra il Teatro Massimo e piazza Spinuzza – secondo i commercianti - vive solo grazie a chi l’ha voluta. "Questa via è come un figlio per noi - spiega Mimmo Cuticchio, maestro puparo - e ogni giorno cerchiamo di tenerla pulita e ordinata, anche se l'amministrazione ci ha abbandonato".
La zona pedonale è segnalata con cartelli piazzati troppo in alto per essere visti, i dissuasori in metallo all'ingresso della strada sono stati tolti. Nelle strade laterali manca la segnaletica che indica la chiusura al traffico: qualcuno ha messo i tavolini o dei vasi per impedire il passaggio. Ma i motorini entrano lo stesso, rischiando di investire i clienti che escono dai negozi. Secondo Giovanni Avanti, assessore all'Ambiente, "esiste una normativa che regola questi aspetti, ma se sono cartelli posti sul muro sono stati messi a quell'altezza per consentire il passaggio dei veicoli, come i furgoni".
"Per evitare che passino davanti alla porta - dice Alfio Ferlito, miniaturista - abbiamo messo delle piante, naturalmente di tasca nostra. Ma non solo. Se si rompe la pavimentazione chiamiamo noi i muratori e la facciamo riparare, perché il Comune non risponde".
Ma c'è un risvolto poisitivo. "Da quando la via è chiusa al traffico – dice l'orafo Roberto Intorre – gli affari sono migliorati. Mi hanno anche chiamato da Parigi e Tokyo per inserire il mio negozio nelle guide degli artigiani. Dovrebbero chiudere tutto il centro storico – continua - e renderlo un giardino come lo avevano progettato secoli fa. Chi è contro la chiusura è stupido. Ma è anche vero che prima di adottare questo provvedimento si devono creare le infrastrutture. Per esempio il tram che va da via Roma fino a via Maqueda, o il biglietto unico a un euro per tutta la giornata".
Della stessa opinione gli altri artigiani della via. "La chiusura del centro non significherà meno vendite per i commercianti – dice Ferlito- se io voglio andare da una parte ci arrivo comunque, anche senza auto. Però capisco le loro preoccupazioni, se l’amministrazione adottasse dei provvedimenti più seri credo che non protesterebbero".
Ma sono tanti ancora i problemi da risolvere. "Abbiamo segnalato, con numerosi fax, che alcuni lampioni non funzionavano - spiega Cuticchio - ma anche in questo caso non abbiamo avuto risposta. Allora sono andato alla presentazione di un libro, dove c'era anche il Sindaco, l'ho fermato e gli ho spiegato il problema. Solo così ci hanno dato ascolto".
In piazza Olivuzza i dissuasori in cemento sono stati rotti così da poter essere spostati per far passare le macchine. Nella maggior parte delle aiuole crescono alberi storti piegati dal vento, nessuno è venuto a mettere dei rinforzi per raddrizzarli e dove sono stati sradicati non ne hanno piantati altri, ma i proprietari dei locali hanno messo le pedane di legno per far posto ai tavolini. "Se questa è l’idea che hanno gli amministratori di isola pedonale", dice Cuticchio scuotendo la testa.
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Antonella Lombardi e Laura Nicastro (6 nov 2006)