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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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In Sicilia più colpiti giovani e anziani Nessuna crescita nei redditi delle famiglie italiane fra il 2004 e il 2005. Il mezzogiorno resta sempre enormemente dal centro e dal nord. Le nuove forme di lavoro precario, le basse pensioni e la poca attenzione alle famiglie numerose incidono sulla rilevazione Torna d'attualità la mai risolta questione meridionale dal recente rapporto dell'Istat sulla povertà relativa in Italia nell'anno 2005. I dati sulla povertà relativa rivelano un divario significativo fra nord (4,5%), centro (6,0 %) e mezzogiorno (24%), mentre è evidente che nulla cambia nei redditi delle famiglie italiane prendendo in considerazione le rilevazioni del 2003 e del 2004. Così gli indicatori di povertà dicono che nel mezzogiorno quasi una persona su quattro può definirsi povera (5.484 su un campione di 20.660), con un'incidenza della povertà del 26, 5 per cento. Mentre, ad esempio, le persone povere nelle regioni del nord risultano una ogni 20 (1.343 su un campione di 26.253), con un'incidenza del 5,1 per cento. I dati parlano da soli, ecco perché si sostiene che il 70% delle famiglie povere è residente nel mezzogiorno. Il dato che più interessa è quello della Sicilia che varia in un intervallo fra il 27,7% e il 33,9%, tenendo conto dell'errore di campionamento del 5,1%. Segnali positivi arrivano comunque dall'Abruzzo, dove la percentuale delle famiglie povere e dell'11,8%, dato prossimo alla media nazionale (11,1%), mentre piccoli passi avanti hanno fatto la Sardegna e la Puglia che si discostano dal dato aggregato sul mezzogiorno (24%) con un'incidenza rispettivamente del 15,9% e 19,4%. All'interno dei nuclei familiari i più penalizzati sono le famiglie numerose, o con due o più minori a carico. Il legame fra la povertà e la partecipazione al mercato del lavoro è molto forte. Le famiglie meno abbienti sono quelle col capofamiglia in cerca di occupazione, con un'incidenza del 43,3%. Così come incidono negativamente i nuclei familiari con più persone in cerca di occupazione, con un'incidenza del 39,8% (dato aggregato nazionale). Nel confronto con il 2004 pare peggiorata la situazione delle famiglie con minori a carico, o con anziani. A causa della diffusione del lavoro precario e dalla permanenza nei nuclei familiari originari, i capifamiglia giovani, nel mezzogiorno, devono attendere la fascia di età fra i 45 e i 64 anni, per avere un reddito che meno incide sulla povertà. >> Come si calcola il tasso di povertà
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