aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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In quattro anni l'affitto è 'salito' di 120mila vecchie lire
La storia di uno studente fuori-sede
"Un tugurio da 320 euro al mese"

Bivani più servizi. Il prezzo non sembra eccessivo, ma appena si entra in casa lo spettacolo è desolante. Infissi arrugginiti, calcinacci sul pavimento e mattonelle staccate dalle pareti. Le finestre vere sono soltanto due: cucina e bagno prendono aria da due piccoli punti luce aperti su un cortile. Su tutte le mura l'intonaco è cadente e lascia intravedere le precenti mani di vernice. E il contratto di locazione? Non esiste, ma il padrone di casa continua a chiedere aumenti

Palermo, via Cosmo Guastella. Isolato tra stazione centrale e via Perez. Definita tra le zone meno care. Almeno per le tariffe di locazione. Certo, qui non si raggiungono i 900 euro a trivani, come nelle facoltose via Libertà o viale Lazio, ma i "padroni di casa" non disdegnano aumenti che vanno ben oltre il tetto del 2 per cento consentito dalla legge. Per rendere meglio l'idea raccontiamo la storia di Lorenzo, studente universitario fuori-sede di 26 anni trapiantato a Palermo.
Ci ha aperto la porta della casa che ha preso in affitto quattro anni fa. "In principio fu una situazione di comodo - racconta - io e i miei due coinquilini sapevamo che non era una reggia, ma l'abbiamo scelta ugualmente perché economica e centrale".

Già il portone ha una storia da raccontare. Rosso, di legno e cigolante, per aprirlo ci vogliono otto giri di chiave. "Non sarebbero obbligatori - sorride Lorenzo - ma vista la zona e, dato che siamo a piano terra, è consigliato. Spesso i bambini della zona mettono nelle fessure i petardi e li fanno esplodere", aggiunge.
Una volta dentro, scopriamo che l'appartamento è stato ricavato in quello che prima era l'androne del palazzo. Un piccolo disimpegno e poi si aprono ai lati due vani e, di fronte, la cucina. Da qui si accede al bagno. Lo spettacolo è desolante. Infissi arrugginiti, calcinacci sul pavimento e mattonelle staccate dalle pareti. Le finestre vere sono soltanto due, mentre i servizi prendono aria da due piccoli punti luce aperti su un cortile. Su tutte le pareti l'intonaco è cadente e lascia intravedere le precenti, quasi ancestrali, mani di vernice.
In breve, 90 metri quadri: due stanze più servizi, niente linea telefonica, poca luce, impianto elettrico pressoché inesistente: per la modica cifra di 320 euro al mese. "Quattro anni fa l'affitto ammontava a 260 euro - continua Lorenzo - l'ultimo aumento risale allo scorso luglio. Il padrone di casa ha chiesto altri trenta euro in più". E naturalmente non esiste nessun contratto di locazione.

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Chiara Putaggio (13 set 06)

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