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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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"Non rivelare i nomi delle proprie fonti ed evitare qualunque giustizialismo" Tenersi caro chi fornisce informazioni, garantirgli l'anonimato, corteggiare gli avvocati, non essere mai colpevolisti. E pubblicare gli scoop quando si è sicuri che la notizia è attendibile, anche se non è possibile verificarla in modo approfondito. Queste alcune regole del cronista di giudiziaria Riccardo Arena, che ha tenuto una lezione alla Scuola di giornalismo per spiegare ai praticanti i trucchi del mestiere Tenersi care le proprie fonti e non rivelare mai il loro nome. È questa la regola che il giornalista del Giornale di Sicilia Riccardo Arena, durante il seminario che ha tenuto oggi alla Scuola di giornalismo dell'Università di Palermo, ha messo al primo posto nel suo personale decalogo professionale: se scrivi di cronaca giudiziaria, hai bisogno di una rete di fonti che sia la più vasta possibile. E queste fonti, che siano i giudici per le indagini preliminari, i pubblici ministeri o gli avvocati, bisogna tenersele care. Quindi, non rivelare mai i loro nomi. "A meno che non ti obblighi il giudice. In questo caso, si può passare sopra anche al segreto professionale giornalistico", precisa Arena, sottolineando però che "violare il segreto professionale è, per un cronista di giudiziaria, come marchiarsi a vita". Si mette infatti a rischio quel prezioso rapporto di fiducia con le fonti di informazione che sono alla base del lavoro giornalistico. "Fare il cronista di giudiziaria non vuol dire aspettare il comunicato stampa nell'e-mail - dice Arena - ma cercare le notizie nei tribunali". Spesso gli stessi avvocati ("Cinquemila soltanto a Palermo", dice il giornalista) forniscono le notizie, legati al giornalista da un 'do ut des' utilitaristico. Conviene quindi sempre stuzzicarli per avere a portata di mano una fonte quasi inesauribile di novità. "Con i magistrati si corre un rischio di tipo diverso: può succedere che il giudice scambi il cronista per un suo 'scrivano' che dà visibilità soltanto alle informazioni provenienti da quel giudice. In tal modo si corrompono i rapporti con tutti gli altri magistrati che potrebbero non fornirgli più informazioni". Ecco perché, secondo Arena, il ruolo dello 'scrivano' è forse comdo per alcuni versi, ma alla fine si rivela un boomerang. Non solo magistrati e avvocati tra le fonti del cronista giudiziario: anche la polizia giudiziaria è una fonte preziosa: "Poichè si occupa delle indagini in senso stretto - dice Arena "È in grado di dare al cronista i particolari più 'gustosi' di una vicenda sconosciuti invece agli stessi magistrati". E se tra le mani ti capita la classica 'patata bollente'? Lo scoop che ti è stato rivelato da un pubblico ufficiale, di cui sei a conoscenza soltanto tu ma che rischia di sollevare un polverone se pubblicato in prima pagina il giorno seguente? "Se il cronista è certo che la notizia fornitagli da, per esempio, un magistrato, è attendibile, allora si pubblica. Anche se non è possibile verificarla perché ancora 'segreta'. Non resta che fidarsi della fonte e sperare di non dover pagare col carcere uno scoop" - dice Arena. "Mi impongo soltanto una regola - conclude il cronista - Non essere mai colpevolista. Occorre sempre cercare la replica della controparte". Vittoria Dragotta (7 giu 06) |
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