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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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Libro inchiesta per svelare la verità Il professore di scuola media e corrispondente per "La Sicilia" a Barcellona Pozzo di Gotto, assassinato 13 anni fa, torna a far parlare di sé dalle pagine di un volume che scava nella sua vita per trovare i moventi della sua morte "Se non l'avessero ammazzato, di Beppe
Alfano non ne avreste sentito parlare". Le parole che troviamo nella
postfazione di Vincenzo Vasile all'ultimo libro inchiesta di Valeria Scafetta
la dicono lunga su un reporter, Beppe
Alfano, che ha dato la vita per dovere di informazione.
"Ammazzate Beppe Alfano. Il caso del giornalista sconosciuto" è
il titolo del libro presentato oggi a Palazzo delle Aquile
e che troviamo in questi giorni nelle edicole per la collana dell'Unità (diretta
da Vincenzo Vasile) Omissis. Tutto ciò che è stato
nascosto, censurato, dimenticato. Si parla di un professore di scuola
media assassinato da Cosa nostra nel suo paese, Barcellona Pozzo di Gotto.
Ucciso perché sapeva
e diceva troppo, in particolare descriveva il territorio di Messina non
come lo si ostinava a ritenere, non una "provincia babba" (cioè,
nel gergo di Cosa nostra, senza presenza mafiosa), bensì un luogo
dove i latitanti vivevano impenitenti e gli affari e i traffici della criminalità organizzata
trovavano un crocevia strategico. Sì, perché Alfano non era
solo un professore, collaborava con La
Sicilia, anche
se non ebbe mai il tesserino (nemmeno di pubblicista), se non dopo la morte.
"Il giornale non lo ricorda come merita, anche perché Alfano
ha contribuito molto a far vendere copie nel territorio del Messinese",
ha detto l'autrice nel corso della conferenza.Abbiamo incontrato Valeria Scafetta per porle alcune domande. Avevi già scritto un libro sul tema della mafia, U baruni di Partanna Mondello. Cosa ti porta di nuovo da Roma in Sicilia? "Il primo libro era per così dire dall'altra parte, perché mi sono occupata di Gaspare Mutolo, un mafioso che poi ha collaborato con la giustizia. Adesso torno con piacere a parlare dell'altra parte della barricata, quella buona". E cosa ti ha spinto a parlare di Beppe Alfano in particolare? "È stato Vincenzo Vasile, curatore di questa collana dell'Unità che mi ha chiesto di parlare di un mistero, ed io, amando questa terra e volendomi occupare di tematiche riguardanti Cosa nostra, ho trovato la storia di Alfano su cui non era stato scritto praticamente nulla e quindi ho cominciato a indagare". Su cosa hai fondato la tua ricerca? "Innanzitutto sugli articoli scritti da lui stesso, poi sulla relazione della Commissione antimafia che si è recata a Barcellona subito dopo la morte di Alfano e infine i documenti processuali, che ci dànno anche un'idea dello stato in cui si trova la giustizia siciliana. La famiglia aveva conservato un vero archivio storico sul caso, che ha messo a mia disposizione ed è stato fondamentale". Il tuo lavoro mette insieme tutti i tasselli e offre un quadro completo della vicenda. Ma scavando riesce ad andare anche oltre il punto attuale? "Innanzitutto aggiunge qualcosa, va cioè oltre il vuoto che c'era sul tema; era necessario tornare a parlarne. Spero però anche di essere riuscita a raccontare qualche verità in più. Mi auguro comunque che questo mio libro possa essere un contributo che aiuti a vincere quella sfida a cui tutti siamo chiamati, che è quella di non dimenticare". Valerio Droga (27 gen 06) |
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