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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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dedicato a Mario Francese
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Lavora da un paio di anni in un noto viale di Palermo, di fronte un centro commerciale. La gente si fida di lui e gli lascia pure le chiavi. "Una volta - racconta - un abitante della zona mi ha difeso dalla polizia chiamandomi 'fratello' ". Dice di lavorare fino a 16 ore al giorno, guadagnando al massimo 35 euro Quando li cerchi non li trovi mai. In realtà, sono loro che trovano te. Ti vedono rallentare con la macchina mentre guardi a destra e sinistra quasi spaesato. Ma riconoscerli è facile: cappellino, maglietta, jeans e marsupio sulla vita. Il fischietto a tracolla di questi tempi fa troppo "rumore" ed è diventato raro da vedersi. Siamo in un noto viale di Palermo, nei pressi di un centro commerciale. C'è un grande via vai di macchine, posteggiare sembra impossibile. E invece si avvicina lui, Franco, 56 anni, che sposta addirittura la sua macchina per fare largo a noi. Senza ancora aver rivelato la nostra identità, domandiamo quanto "dobbiamo" per il disturbo. Lui, testa china e occhi all'insù, ci risponde: "Al vostro buon cuore". L'idea del parcheggiatore selvaggio che minaccia ed estorce denaro cambia all'improvviso: che esistano posteggiatori buoni? In effetti, è quanto denuncia Franco. "Non possiamo pagare le colpe degli altri posteggiatori che se ne approfittano - dice - loro si vogliono arricchire, io voglio solo tirare a campare". E allora la domanda è d'obbligo: quante sono le ore di lavoro e quanto si guadagna al giorno? Franco dice di arrivare a restare per strada anche fino a 16 ore. Poi butta lì una cifra, della quale vogliamo fidarci prendendola per buona: "Mediamente, ogni giorno riesco a mettere in tasca al massimo 35 euro". Nel frattempo che noi parliamo, qualcuno spontaneamente si avvicina prima di andare via con la macchina per regalargli qualche spicciolo. In effetti, in tre quarti d'ora ha racimolato circa due euro. Senza obbligare nessuno. Ma perché fare proprio questo lavoro? "Ho quattro figli, abito alle case popolari dello Zen e sono disoccupato. Questo è il lavoro più facile da trovare". Più in là ci sono altri due uomini. Chissà come dividono il territorio, se "qualcuno" assegna loro le zone di lavoro. Franco nega, dice che lui è arrivato per prima ed ha scelto quella porzione di strada, poi gli altri si sono sistemati più in là. Ormai è da più di cinque anni che lavora in quella strada, lo conoscono tutti gli abitanti della zona che ripongono in lui la massima fiducia. "Mi lasciano le chiavi tranquillamente, senza di me posteggiare qui sarebbe impossibile. Una volta mi hanno pure difeso davanti la polizia dicendo loro che ero un onesto lavoratore". Franco continua così parlando del suo rapporto con le forze dell'ordine. "Una volta è venuta una pattuglia, hanno cominciato col parlare di calcio, ma poi mi hanno perquisito e sequestrato quei pochi soldi che avevo, prendendomi le chiavi che avevo in tasca. Un signore del palazzo - continua - è sceso per aiutarmi, dicendo agli agenti che io ero suo 'fratello' e che i vicini erano liberi di darmi le proprie chiavi". Ma quella non era l'unica volta che il posteggiatore era stato fermato. "Un tempo ci dicevano semplicemente di spostarci. Ora è diventata una vera e propria caccia all'uomo. Ho un paio di multe che credo non pagherò mai, primo perché non ho i soldi e poi perché non possiedo alcuna proprietà". Ci salutiamo stringendoci la mano, mentre è viva in noi l'idea di quanta differenza passi tra un posteggiatore che estorce denaro atraverso ripetute minacce ed uno che "tira solo a campare". Se è vero che la legge è legge, il buon senso delle forze dell'ordine rimane l'ultima possibilità di discrezione. >>Torna all'articolo
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