aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Il coniglio viene usato per la riabilitazione dei bimbi ciechi
Pet therapy anche con delfini e pappagalli
Non solo ippoterapia o cinoterapia, ma vengono anche arruolati animali come coloratissimi volatili, simpatici cetacei marini o morbidi roditori per chi ha problemi sia motori che di linguaggio

La delfinoterapia è un'attività praticata negli Stati Uniti da oltre 15 anni, in Italia è giunta verso il 1993 e viene svolta nei mesi estivi, nei delfinari di Rimini e Brindisi. E' una terapia indicata nei casi di autismo infantile, negli stati depressivi degli adulti e per taluni disturbi psichici. I benefici di tale attività sono dati dal rilassamento e da un completo benessere psico-fisico che si basa su contatti spontanei tra i delfini e le persone che nuotano e giocano con loro. Per tale attività viene richiesta una buona acquaticità (purtroppo è problematico parteciparvi perché vi sono liste di attesa lunghissime, di circa 6 mesi). I delfini, hanno la facoltà di saper leggere il linguaggio corporeo (espressione del viso, atteggiamenti, paralinguaggio, prossemica) e di percepire, attraverso le produzioni ormonali, i diversi stati emotivi del l'altro.

"Molto importante è l'elemento Iudico (gioco) - ricorda Tiziana Compagno, psicologa - il bambino in particolar modo attraverso il gioco raggiunge risultati difficilmente ottenibili con attività imposte prettamente terapeutiche e/o riabilitative.

"Oltre al cane o al cavallo - sottolinea Compagno - la pet therapy viene applicata usando anche animali come il coniglio e i pappagalli. I primi vengono utilizzati soprattutto con bambini ciechi, perchè attraverso il tatto, quindi la loro morbidezza, si crea una relazione con il roditore". "I pappagalli - continua compagno - invece si utilizzano con bambini con problemi motori o di linguaggio".
Stella Belliotti (14ott 05)
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