|
|||||||||
|
Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
|||||||||
|
› Home ›
Seconda pagina › Sport
› Cultura e spettacoli
› I nostri seminari ›
I nostri servizi › Chi
siamo › Speciale
dedicato a Mario Francese
|
Molte le indagini eseguite sui pazienti che riportano insufficienze cardiache, diabete, enfisemi o disturbi intestinali e che questa attività può allietare. I risultati sono stati evidenti a tal punto che a tutt'oggi è un'attività fruita Nel 1961 lo psichiatra Boris Levinson parla per la prima volta di Pet therapy nel suo lavoro chiamato "II cane come coterapeuta". Nel 1969 Levinson occupandosi di Pet therapy con i bambini, notò che quando riceveva nel suo studio un bambino con disturbi psichici, questo si dirigeva facilmente verso il suo cane, dimostrandosi più spontaneo e più disponibile ad interagire con lui. Ne dedusse che l'animale fosse un mediatore utile a ristabilire i contatti sociali e lo usò in maniera sistematica nella relazione psicoterapeutica con i suoi piccoli pazienti ottenendo risultati soddisfacenti. Nel 1981 anche Samul ed Elizabeth Corson si interessarono di applicare la Pet therapy questa volta ad adulti con problemi psichiatrici e ad anziani ricoverati in ospedali geriatrici. Sempre nel 1981 il ricercatore Aaron Honori Katcher studia l'influenza della presenza di animali domestici sulla pressione arteriosa. Dai risultati del le ricerche effettuate emerse che la pressione si abbassava dopo l'accarezzamento di un cane o di un gatto e successivamente bastava evocare tali immagini. Anche Michael Mc Cullach nel 1981 effettuando ricerche su pazienti con insufficienze cardiache, disturbi gastrointestinali, enfisemi e diabete, notava che la sicurezza emozionale dovuta al legame con il proprio animale faceva sopportare meglio la malattia favorendo un decorso positivo e che la diminuzione di ansia permetteva oltre che la ripresa di contatti sociali anche un miglioramento terapeutico. Una delle pioniere dell'ippoterapia è stata
la famosa amazzone danese Liz Hartnell, che colpita da poliomielite è
riuscita a riprendere una vita normale grazie alla collaborazione del
suo fadele cavallo Jubilee, che le ha permesso di ottenere la medaglia
d'argento in "dressage" alle olimpiadi di Stoccolma. |
||||||||
Ateneonline
- viale delle Scienze - Ed. 15 - 90128 Palermo - mail: ateneonline@unipa.it
- Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore:
Tel. 091/6528458 |