
Il
cabarettista è presidente dell'associazione Assoteatri
A colloquio con Gianni Nanfa
"Negli ultimi 25 anni - spiega - i
teatri privati hanno svolto l’importante funzione di formare nuovi
artisti, ruolo che spettava al teatro stabile e che invece ha disatteso.
Non esiste a Palermo una scuola di attori finanziata dallo Stato. Siamo noi
teatri privati che ci siamo sobbarcati il peso di un’attività fondamentale
per garantire la continuità del teatro e cioè la formazione"
Cos’è Assoteatri e da
quale esigenza nasce?
Assoteatri è un’associazione nata alla fine degli anni 90 e
attualmente composta da 7 teatri privati di Palermo: Crystal, Orione, Zappalà,
Metropolitan, Al Convento, Agricantus e Lelio.
L’obiettivo della nostra associazione è quello di salvaguardare
le attività promosse e svolte spesso a fatica dai teatri privati
che non riescono, da soli, a far fronte alle spese e rischiano continuamente
di chiudere.
Da cosa è dipesa la scelta dei sette teatri?
Dopo l’uscita del teatro Al Massimo è subentrato il Metropolitan
con l’intento di inserire teatri che non si facessero concorrenza
proponendo cartelloni simili ma facendo programmazioni abbastanza diversificate.
Perché è così importante per voi
mantenere in forze i teatri privati?
Negli ultimi 25 anni, i teatri privati hanno svolto un’importante funzione
che spettava al teatro stabile e che invece ha disatteso e che riguarda la
formazione di nuovi artisti. Non esiste a Palermo una scuola di attori finanziata
dallo Stato. Siamo noi teatri privati che ci siamo sobbarcati il peso di
un’attività fondamentale per garantire la continuità del
teatro e cioè la formazione. Non a caso molti artisti che popolano
la scena nazionale non vengono dal pubblico ma dal privato: si pensi a
personaggi del calibro di Burruano, Sperandeo, Ficarra e Picone.
Perché le spese per i teatri privati stanno diventando sempre più insostenibili?
Fino a quando i costi di gestione erano 1/10 degli introiti il teatro privato
riusciva a sopravvivere. Il problema più serio nasce dal fatto che
mentre il costo del biglietto è rimasto immutato dagli anni 80 ad
oggi invece, di fatto, i costi di gestione si sono decuplicati compresi i
costi pubblicitari. Se si sommano 1450 euro per le affissione pubblicitario
di uno spettacolo, i quasi 2 mila euro che un teatro come Il convento spende
per avere lo spazio sul giornale locale, lo stesso spazio che prima costava
300 mila lire, ci si rende conto di quanto anche l’avvento dell’euro
abbia contribuito a peggiorare le cose. Si aggiunga a questo che le paghe
degli artisti sono rimaste immutabile a fronte di affitti che sono lievitati
ed ecco spiegata la crisi che viviamo.
Tempo fa lei in quanto presidente di Assoteatri ha iniziato
una polemica con l’assessore alla cultura Puglisi al quale rimproverava
il disinteresse nei confronti di una realtà, come quella dei teatri
privati, che rischiano di chiudere i battenti per mancanza di fondi?
La polemica con l’assessore ha preso oggi toni più pacati. Non
pretendiamo assistenzialismo da parte delle istituzioni, è però innegabile
che per salvare questi teatri serve un centesimo di quanto è destinato
al solo teatro Biondo per stare aperti? Un teatro come il Metropolitan
di 1000 posti deve affrontare dei costi di gestione che non riesce a coprire
col solo sbigliettamento e un contributo da parte degli enti ci sembrerebbe
corretto.
Cosa rischiano i teatri privati?
Rischiano di soccombere di fronte alla spietata concorrenza del cinema
e delle partite di calcio del Palermo che da quando è in serie A,
per quanto involontariamente, ha inciso negativamente sulle presenze a
teatro.
Quanto percepite finanziariamente dagli enti pubblici?
Che la crisi economica ci sia e colpisca tutti è dimostrato dal fatto
che non percepiamo più fondi dal ministero, il quale ha ridotto
i contributi ai privati per far fonte alla crisi degli stabili. Mentre
con l’amministrazione
Orlando Assoteatri percepiva un miliardo. Nel bilancio comunale del 2004
la cifra destinata ad Assoteatri complessivamente per la gestione e le attività ammonta
a 150 mila euro. Le stesse convenzioni con la Provincia si sono ridotte
di un terzo rispetto a tre anni fa quando Assotetatri riusciva ad ottenere
60 mila euro.
Risultato?
Soltanto il teatro Il Convento paga di contributi previdenziali per artisti
e dipendenti 120 mila euro l’anno, le paghe ammontano a 170 mila euro,
l’affitto è pari a 55 mila euro e la pubblicità a quattromila
euro l’anno. Spostando lo sguardo il Crystal e l’Orione sono
sul lastrico. Avendo una media di 700 posti per poter riempire la sala hanno
bisogno di un cartellone ricco, che costa centinaia di milioni impensabile
senza contributi. Programmare un’intera stagione significa rischiare
la bancarotta fraudolenta. Risultato: si rischia meno andando meno in scena.
E i licenziamenti fioccano.
Per forza. Tra artisti e personale ruotano attorno ad assoteatri 150 persone.
Il personale fisso negli ultimi due anni si è ridotto
da 70 a 30. E non si tratta di imprenditori che possono cercare altrove
dove investire ma di semplici lavoratori.
Cosa chiedete agli enti pubblici?
Essendo la nostra una economia depressa, gli enti pubblici hanno il dovere
di intervenire. Non vogliano assistenzialismo. Grazie alla mediazione con
i sindacati siamo riusciti a chiarire anche con il Comune la nostra posizione.
Se non è possibile ottenere dei contributi per finanziare le attività,
si creino delle agevolazioni fiscali, sulla pubblicità, gli affitti
che ci consentano di superare lo stato di empasse e di sopravvivere alla
crisi.
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Manuela Pagano (14
ott 2005)