aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Palermo. Il denaro pubblico è diminuito ed è crisi
Fare teatro in città: una questione di soldi
Strutture pubbliche o private. La soluzione delle fondazioni. Le spese superiori agli introiti. Polemiche e soluzioni che coinvolgono piccoli e grandi teatri e la ricerca di un dialogo con le istituzioni. In Sicilia, la riduzione dei contributi prevista già nel bilancio regionale del 2004 che rifletteva una crisi economica generale non ha fatto altro che peggiorare una situazione di per sé già precaria

Nonostante i palermitani vantino tra i teatri stabili il secondo più grande d’Europa, altri due gioielli di architettura di fine ottocento e una fervente attività di diverso genere, la crisi che in questi anni il mondo del teatro sta attraversando è nota. "Si parla di teatro e si finisce per parlare di soldi e di politica", è una frase tristemente frequente negli ambienti dei teatranti e di chi col teatro ci lavora e ci vive.

Sul fronte nazionale, il taglio al Fondo unico dello spettacolo (il cui testo integrale è disponibile all'indirizzo http://www.parlamento.it) supera il 35 per cento, passando da 464 a 300 milioni di euro. Inevitabili le conseguenze: le fondazioni liriche si limiteranno a pagare gli stipendi ai dipendenti, mentre i teatri stabili e le compagnie di prosa rischiano a tutti gli effetti l'inattività. In risposta al taglio del Fus l'intero mondo dello spettacolo si è mobilitato per la prima volta in assoluto, con la partecipazione di imprenditori, artisti e lavoratori impegnati oggi nella sospensione delle attività.

In Sicilia, la riduzione dei contributi prevista già nel bilancio regionale del 2004 che rifletteva una crisi economica generale non ha fatto altro che peggiorare una situazione di per sé già precaria. Non c’è d’altronde buon teatro senza buone compagnie e senza finanziamenti. Il problema che si pone è dunque stabilire di chi sono le responsabilità e sapere individuare oneri e onori. E’ opportuno fare una distinzione concettuale tra teatri pubblici e teatri privati. Di fatto a Palermo i teatri pubblici sono il Teatro stabile Biondo, Il Teatro Massimo e il Teatro Politema. Negli ultimi due casi si è tentata la strada delle fondazioni nella speranza che l’intervento privato potesse migliorare l’andamento.

"Quando si è affidata la gestione dei teatri pubblici alle fondazioni l’intento era quello di creare una collaborazione con i privati che avrebbero potuto contribuire finanziariamente favorendo un’attività propulsiva, di fatto però sono ancora gli enti pubblici, Comune, Provincia e Regione a farsi carico delle spese, erogando numerosi contributi", spiega l’assessore comunale alla cultura Gianni Puglisi. Sono inevitabilmente tante le spese da affrontare per mantenere in piedi un teatro: ci sono i costi di gestione della struttura, ci sono i dipendenti, la promozione pubblicitaria della stagione e ci sono le compagnie. E questi costi diventano sempre più difficili da sostenere quando si parla di piccoli teatri privati che spesso lamentano di essere abbandonati a se stessi. Una situazione precaria che ostacola anche le iniziative singolari che le compagnie dei teatri cosiddetti "minori" cercano di realizzare per avvicinare di più la gente al teatro popolare siciliano.

A questo proposito è da segnalare anche la tendenza da parte dei gestori dei teatri privati a consociarsi mettendo insieme le risorse e facendo fronte comune alle difficoltà. Per i piccoli teatri privati il problema è la sopravivvenza. Si ricorda l’Associazione piccoli teatri tra cui spicca il teatrino Ditirammu e Assoteatri presieduta dal cabarettista Gianni Nanfa che puntando sulla associazione di sette teatri privati cerca di offrire una risposta alternativa alle offerte del teatro pubblico e a mantenersi in piedi. “E’ già tanto che con le sole nostre forze e grazie all’interessamento della provincia e della regione, scongiuriamo il pericolo di chiudere, cosa che è successa all’Orione e al Crystal perché i costi erano nettamente superiori agli introiti”, ammette Nanfa.

Nonostante sembri superata la polemica con l’assesore Puglisi cui Nanfa in rappresentanza dei teatri privati rimproverava la scarsa presenza e partecipazione la realtà dei teatri privati resta comunque difficile. Non esiste infatti una regolamentazione sui teatri e nessuna voce in bilancio è specificamente destinata ai teatri privati. Sarebbe inoltre necessario una normativa relativa ai criteri di valutazioni dei progetti proposti dalle compagnie. L’erogazione dei fondi dovrebbe avvenire tenendo conto di criteri valutativi e comparativi che al momento mancano.

Manuela Pagano e Letizia Loiacono(14 ott 05)

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