aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Inchiesta sui prezzi di benzina e diesel a Palermo
L'esperto, Adam Asmundo: "Giunti al picco di estrazione"
Caro petrolio, siamo agli sgoccioli
Dall'impennata del greggio in borsa, il nervosismo del mercato e il sistema delle aspettative, ai possibili interventi governativi per ostacolare questa corsa al rialzo: parola al docente di Teoria e politica dello sviluppo economico

Le tasche dei consumatori sono sempre più afflitte dai prezzi alle stelle dei carburanti e la soluzione al problema appare lontana. Di questo e di altri problemi parla Adam Asmundo, docente di Teoria e politica dello sviluppo economico all'Università di Palermo.

Come si spiega questa corsa al rialzo del greggio e il nervosismo del mercato borsistico?
"C'è una produzione mondiale di petrolio che serve a produrre l'energia necessaria ai Paesi per crescere, e poi un'offerta di prodotti petroliferi che è determinata dalla disponibilità di questa materia prima. Se questa disponibilità, per qualsiasi motivo, viene meno i prezzi aumentano".
L'aumento del prezzo del barile si spiega allora con la scarsa disponibilità? I Paesi Opec promettono di aumentare la quantità offerta
"Bisogna chiarire che esistono diverse qualità di greggio e il petrolio Opec non è delle migliori, perché è piuttosto denso, ricco di zolfo e ha dei costi di raffinazione notevoli. Perciò ha un prezzo più basso. Al contrario, il brent (il greggio del Mar del Nord) e il Wti americano sono molto fluidi e facili da trasformare in oli leggeri con scarsi residui di lavorazione. Il paniere Opec incide poco sul prezzo internazionale, paradossalmente è quello che lo tira verso il basso. Il problema non è tanto la non disponibilità di questi Paesi a ridurre il prezzo, quanto la relativa incapacità mostrata ad aumentare la loro produzione. Questo influenza il prezzo, perché nei mercati finanziari incidono molto le aspettative sul futuro".
Quindi è tutto un problema di aspettative?
"Sì, sono queste che creano forti turbative. Se si sapesse, per assurdo, che tutte le riserve sono doppie questa corsa al rialzo non ci sarebbe. In realtà molti operatori ritengono che siamo in un momento critico in cui si sta raggiungendo il cosiddetto picco di estrazione, ovvero quando la produzione giornaliera non potrà superare un certo limite e le riserve verranno progressivamente meno. Qualche anno fa si prevedeva che questo momento si sarebbe raggiunto intorno al 2008, adesso alcuni analisti ritengono che arriverà nel 2006, perché è cresciuta molto la domanda di alcuni Paesi in via di sviluppo, soprattutto Cina e India".
Allora la promessa del presidente dell'Opec di aumentare la produzione di 500 mila barili al giorno è un bluff?
"È un segno per dire che questa disponibilità c'è e quindi per calmierare il mercato, anche soltanto agendo sulle aspettative. In fondo, infatti, si tratterebbe di un aumento modesto e tra l'altro su qualità medie. In questo momento, comunque, si compra di tutto. E allo stesso tempo si cercano nuovi siti, ad esempio qui in Sicilia, o tecnologie capaci di sfruttare meglio i giacimenti già esistenti".
Cosa può fare il governo?
"Bisogna prima chiarire che sul regime dei prezzi non agiscono solo domanda e offerta, ma altre componenti di costo, come per esempio il prelievo fiscale. In Italia, tra accise e iva, ammonta a quasi il 70 per cento del prezzo finale.
I rimedi possono essere di breve o di medio-lungo periodo. Nel breve si può immaginare una caduta della domanda solo nel caso di choc petroliferi improvvisi e particolarmente intensi come è già accaduto in passato. Attualmente però è difficile che ciò avvenga, perché nel breve periodo la domanda è molto rigida e l'economia non è in grado di ridurre improvvisamente i consumi di energia. Nel medio-lungo periodo, invece, le condizioni possono cambiare. Sarebbe utile che i prossimi governi favorissero con incentivi fiscali lo sfruttamento di risorse alternative, che sono complementari all'energia termoelettrica. Immaginare una crescita costante a livello europeo anche dell'1-2 per cento con uno sfruttamento costante di prodotti petroliferi comincia ad essere illogico. Oltre che a livello europeo e nazionale, la questione andrebbe affrontata anche a livello regionale e locale".
Insomma, non abbiamo scelta?
"Nel prossimo ventennio, gradualmente, la disponibilità di petrolio diminuirà e il prezzo tenderà di conseguenza ad aumentare. Questo renderà necessario sia sfruttare pozzi petroliferi di minore qualità sia soprattutto altre fonti. Non è fantascienza. Ad esempio a Messina è stata brevettata una turbina per sfruttare le correnti marine. Non è tanto un problema di incentivi quanto la creazione di una maggiore concorrenza nel settore energetico. Fino a pochi anni fa l'Enel aveva il monopolio del mercato e accadeva che ad esempio le raffinerie, che nel loro ciclo di lavorazione si trovavano a produrre energia elettrica in grosse quantità, non potevano immetterle in rete, ma dovevano venderla all'Enel".
Promuovere energie alternative non va però contro l'interesse delle casse dello Stato, vista l'alta speculazione sui prodotti petroliferi?
"Certamente dal punto di vista della contabilità è una perdita nel breve periodo. Dal punto di vista della collettività no, dal momento che lo Stato dovrebbe perseguire la salute e l'interesse pubblico. I costi indiretti, come l'inquinamento, sono tutti a carico dei cittadini e non delle imprese".
La riduzione delle accise allora non è una soluzione lungimirante?
"Il punto è che ridurre le imposte sul carburante significa incentivarne il consumo, e questo non è un bene per la salute pubblica né risolve il problema dell'esaurimento delle riserve petrolifere".
Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro?
"Si passerà gradualmente alle fonti rinnovabili e mi auguro a una diversa struttura dei consumi, con città più silenziose e dall'aria più pulita.
Per quanto riguarda il prezzo del petrolio non penso che si riassesterà sui livelli di inizio anno di 40 dollari a barile. Potrebbe scendere intorno ai 55. Per esperienza storica quando il prezzo si innalza notevolmente e poi si normalizza, non si torna mai proprio al livello di partenza".

Valerio Droga ed Ermes Dovico (5 set 05)

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