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Inchiesta
sui prezzi di benzina e diesel a Palermo
L'esperto, Adam Asmundo: "Giunti al picco
di estrazione"
Caro petrolio,
siamo agli sgoccioli
Dall'impennata del greggio in borsa,
il nervosismo del mercato e il sistema delle aspettative, ai possibili
interventi governativi per ostacolare questa corsa al rialzo: parola
al docente di Teoria e politica dello sviluppo economico
Le
tasche dei consumatori sono sempre più
afflitte dai prezzi alle stelle dei carburanti e la soluzione al
problema appare lontana. Di questo e di altri problemi parla Adam
Asmundo, docente di Teoria e politica dello sviluppo economico all'Università di
Palermo.
Come si spiega questa corsa al rialzo del greggio e il
nervosismo del mercato borsistico?
"C'è una produzione mondiale di petrolio che serve
a produrre l'energia necessaria ai Paesi per crescere, e poi un'offerta
di prodotti petroliferi che è determinata dalla disponibilità di
questa materia prima. Se questa disponibilità, per
qualsiasi motivo, viene meno i prezzi aumentano".
L'aumento del prezzo del barile si spiega allora con
la scarsa disponibilità?
I Paesi Opec promettono di aumentare la quantità offerta
"Bisogna chiarire che esistono diverse qualità di greggio
e il petrolio Opec non è delle migliori, perché è
piuttosto denso, ricco di zolfo e ha dei costi di raffinazione
notevoli. Perciò ha un prezzo più basso. Al contrario,
il brent (il greggio del Mar del Nord) e il Wti americano
sono molto fluidi e facili da trasformare in oli leggeri con scarsi
residui di lavorazione. Il paniere Opec incide
poco sul prezzo internazionale, paradossalmente è quello
che lo tira verso il basso. Il problema non è tanto
la non disponibilità di
questi Paesi a ridurre il prezzo, quanto la relativa incapacità mostrata
ad aumentare la loro produzione. Questo influenza il prezzo,
perché nei
mercati finanziari incidono molto le aspettative sul futuro".
Quindi è tutto un problema di aspettative?
"Sì, sono queste che creano forti turbative. Se si
sapesse, per assurdo, che tutte le riserve sono doppie questa corsa
al rialzo non ci sarebbe. In realtà molti operatori ritengono
che siamo in un momento critico in cui si sta raggiungendo il cosiddetto
picco di estrazione, ovvero quando la produzione giornaliera
non potrà superare un certo limite
e le riserve verranno progressivamente meno. Qualche anno
fa si prevedeva che questo momento si sarebbe raggiunto intorno
al 2008, adesso alcuni analisti ritengono che arriverà nel
2006, perché è cresciuta molto la domanda di
alcuni Paesi in via di sviluppo, soprattutto Cina e India".
Allora la promessa del presidente dell'Opec di aumentare
la produzione di 500 mila barili al giorno è un bluff?
"È un segno per dire che questa disponibilità c'è e
quindi per calmierare il mercato, anche soltanto agendo sulle
aspettative. In fondo, infatti, si tratterebbe di un aumento modesto
e tra l'altro su qualità medie. In
questo momento, comunque, si compra di tutto. E allo stesso
tempo si cercano nuovi siti, ad esempio qui in Sicilia, o tecnologie
capaci di sfruttare meglio i giacimenti già esistenti".
Cosa può fare il governo?
"Bisogna prima chiarire che sul regime dei prezzi non agiscono
solo domanda e offerta, ma altre componenti di costo, come per
esempio il prelievo fiscale. In Italia, tra accise e iva, ammonta
a quasi il 70 per cento del prezzo finale.
I rimedi possono essere di breve o di medio-lungo periodo. Nel
breve si può immaginare una caduta della domanda solo nel
caso di choc petroliferi improvvisi e particolarmente intensi
come
è già accaduto in passato. Attualmente però è difficile
che ciò avvenga, perché
nel breve periodo la domanda è molto rigida e l'economia
non è in grado di ridurre improvvisamente i consumi di energia.
Nel medio-lungo periodo, invece, le condizioni possono cambiare.
Sarebbe utile che i prossimi governi favorissero con incentivi
fiscali lo sfruttamento di risorse alternative, che sono complementari
all'energia termoelettrica. Immaginare una crescita costante a
livello europeo anche dell'1-2 per cento con uno sfruttamento costante
di prodotti petroliferi comincia ad essere illogico. Oltre che
a livello europeo e nazionale, la questione andrebbe affrontata
anche a livello regionale e locale".
Insomma, non abbiamo scelta?
"Nel prossimo ventennio, gradualmente, la disponibilità
di petrolio diminuirà e il prezzo tenderà di
conseguenza ad aumentare. Questo renderà
necessario sia sfruttare pozzi petroliferi di minore qualità
sia soprattutto altre fonti. Non è fantascienza. Ad
esempio a Messina è stata brevettata una turbina
per sfruttare le correnti marine. Non è tanto
un problema di incentivi quanto la creazione di
una maggiore concorrenza nel settore energetico. Fino a pochi
anni fa l'Enel aveva il monopolio del mercato e accadeva
che ad esempio le raffinerie, che nel loro ciclo di lavorazione
si trovavano a produrre energia elettrica in grosse quantità,
non potevano immetterle in rete, ma dovevano
venderla all'Enel".
Promuovere energie alternative non va però contro
l'interesse delle casse dello Stato, vista l'alta speculazione
sui prodotti petroliferi?
"Certamente dal punto di vista della contabilità è una
perdita nel breve periodo. Dal punto di vista della
collettività no,
dal momento che
lo Stato dovrebbe perseguire la salute e l'interesse pubblico.
I costi indiretti, come l'inquinamento,
sono tutti a carico dei cittadini e non delle
imprese".
La riduzione delle accise allora non è una soluzione
lungimirante?
"Il punto è che ridurre le imposte sul carburante significa
incentivarne il consumo, e questo non è un bene per
la salute pubblica né risolve
il problema dell'esaurimento delle riserve petrolifere".
Cosa dobbiamo aspettarci
dal futuro?
"Si passerà gradualmente alle fonti rinnovabili e mi
auguro a una diversa struttura dei consumi, con città più silenziose
e dall'aria più pulita. Per
quanto riguarda il prezzo del petrolio non penso che si
riassesterà sui
livelli di inizio anno di 40 dollari a barile. Potrebbe
scendere intorno ai 55. Per esperienza storica quando il
prezzo si innalza notevolmente e poi si normalizza, non si
torna mai proprio al livello di partenza".
Valerio Droga ed Ermes Dovico (5
set 05)
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