aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Inchiesta sui prezzi di benzina e diesel a Palermo
Le tariffe del brent e del Wti hanno superato i loro record
L'oro nero galoppa, i mercati si allarmano
La furia di Katrina ha messo in ginocchio la produzione petrolifera delle compagnie presenti nell'area e accelerato la corsa al rialzo del greggio. Bush ha autorizzato il ricorso alle riserve strategiche. Il presidente dell'Opec, Al Sabah, ha affermato che l'organizzazione è disposta ad aumentare la produzione giornaliera di barili

Un record tira l'altro. L'espressione forse è la più adatta a riassumere l'andamento del prezzo del petrolio negli ultimi mesi: martedì 30 agosto, al Nymex, la borsa petrolifera di New York, l'oro nero ha raggiunto il picco dei 70,90 dollari. È la cifra più alta nella storia del greggio, anche se soltanto in valore assoluto. A parità di potere d'acquisto, infatti, nel 1980, a causa della crisi petrolifera innescata dalla rivoluzione iraniana, un barile era arrivato a valere gli 82 dollari attuali.
Se a inizio anno suscitava apprensione il superamento del tetto dei 40 dollari a barile, oggi il ritorno a quella soglia sarebbe un sollievo. E non solo per i consumatori, ma anche per diversi governi, alle prese con sempre più pressanti richieste di abbassare le imposte sui carburanti.

STATI UNITI. Ci mancava solo Katrina. Se la corsa al rialzo del costo del petrolio già procedeva spedita per conto suo, la furia dell'uragano che ha devastato l'America sud-orientale l'ha resa ancora più frenetica. Come spesso accade, le speculazioni borsistiche sono andate a nozze con le catastrofi naturali. Quattro gli Stati americani colpiti da venti oltre i 200 chilometri orari, diverse le compagnie petrolifere presenti nell'area e costrette a interrompere la loro attività di routine. I colossi Chevron, Exxon, Shell, Total e Bp, infatti, hanno dovuto tagliare la produzione e chiudere alcune raffinerie (nove quelle ferme), che tradotto in cifre significa riduzione di un quarto del greggio giornaliero made in Usa. A queste condizioni la macchina dei consumi a stelle e strisce marcerebbe a rilento e metterebbe a repentaglio la sopravvivenza delle multinazionali dell'energia. Da qui la decisione di George W. Bush di ricorrere alle riserve strategiche del Paese (circa 700 milioni di barili di greggio) per far fronte al forzato crollo dell'offerta delle compagnie attive nella regione del Golfo del Messico.

EUROPA. L'effetto domino non ha tardato ad arrivare nel vecchio continente. Mentre il Wti (West Texas Intermediate), il petrolio di riferimento per il Nordamerica, sfiorava quota 71, a Londra il brent, il greggio prodotto nel Mare del Nord, toccava i 68,89 dollari, nuovo massimo storico. Immediate le ripercussioni sui prezzi dei carburanti nei Paesi europei.

In ITALIA continuano i rincari di benzina e diesel, tanto che da giorni circolano indiscrezioni su un possibile decreto legge del governo, teso a ridurre le accise gravanti su benzina e diesel.

AREA OPEC. L'impennata dei prezzi petroliferi preoccupa anche gli 11 Paesi membri del cartello. Nei giorni scorsi, il presidente Al Sabah ha tentato di rassicurare i mercati, affermando che l'organizzazione è disponibile ad aumentare la produzione di 500 mila barili al giorno, portandola così a 28,5 milioni. La proposta, che verrà discussa alla riunione dell'Opec del 19 settembre a Vienna, rappresenta un tentativo di ridimensionare le quotazioni del greggio.

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Ermes Dovico e Valerio Droga (6 set 05)

Illustrazione di Adriano Droga

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