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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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dedicato a Mario Francese
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Le tariffe del brent e del Wti hanno superato i loro record La furia di Katrina ha messo in ginocchio la produzione petrolifera delle compagnie presenti nell'area e accelerato la corsa al rialzo del greggio. Bush ha autorizzato il ricorso alle riserve strategiche. Il presidente dell'Opec, Al Sabah, ha affermato che l'organizzazione è disposta ad aumentare la produzione giornaliera di barili Un
record tira l'altro.
L'espressione
forse è la più adatta a riassumere l'andamento del prezzo
del petrolio negli ultimi mesi: martedì 30
agosto, al Nymex, la borsa petrolifera di New York, l'oro nero ha
raggiunto il picco dei 70,90 dollari. È la cifra più alta
nella storia del greggio, anche se soltanto in valore assoluto. A parità di
potere d'acquisto, infatti, nel 1980, a causa della crisi petrolifera
innescata dalla rivoluzione iraniana, un barile era arrivato a valere
gli 82 dollari attuali. Se a inizio anno suscitava apprensione il superamento del tetto dei 40 dollari a barile, oggi il ritorno a quella soglia sarebbe un sollievo. E non solo per i consumatori, ma anche per diversi governi, alle prese con sempre più pressanti richieste di abbassare le imposte sui carburanti. STATI UNITI. Ci mancava solo
Katrina. Se la corsa al rialzo del costo del petrolio già procedeva
spedita per conto suo, la furia dell'uragano che ha devastato l'America
sud-orientale l'ha resa ancora più frenetica. Come spesso accade,
le speculazioni borsistiche sono andate a nozze con le catastrofi naturali.
Quattro gli Stati americani colpiti da venti oltre i 200 chilometri
orari, diverse le compagnie petrolifere presenti nell'area e costrette
a interrompere la loro attività di routine. I colossi Chevron,
Exxon, Shell, Total e Bp, infatti, hanno dovuto tagliare la produzione
e chiudere alcune raffinerie (nove quelle ferme), che tradotto in cifre
significa riduzione di un quarto del greggio giornaliero made
in Usa.
A
queste condizioni la macchina dei consumi a stelle e strisce marcerebbe
a rilento e metterebbe a repentaglio la sopravvivenza delle multinazionali
dell'energia. Da qui la decisione di George W. Bush di
ricorrere alle riserve strategiche del Paese (circa 700 milioni di
barili di greggio) per far fronte al forzato crollo dell'offerta delle
compagnie attive nella regione del Golfo del Messico. In ITALIA continuano i
rincari di benzina e diesel, tanto
che da giorni circolano indiscrezioni su un possibile
decreto legge del governo, teso a ridurre le accise gravanti
su benzina e diesel. |
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