aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Secondo dati Unioncamere sono passate da 559 a 923
Imprese cinesi in Sicilia, raddoppiate in un anno

E' il dato che emerge dai registri dell'Unione delle Camere di Commercio. Le province con la maggiore concentrazione di imprese guidate da stranieri sono Palermo, Catania e Messina


In Sicilia le imprese individuali con titolare di nazionalità cinese sono quasi raddoppiate negli ultimi due anni. I dati che emergono dai registri imprese dell'Unioncamere evidenziano una notevole crescita dell’attività imprenditoriale cinese nella regione: se nel 2003, infatti, erano state registrate in tutte le province siciliane 559 imprese individuali, a distanza di un anno sono diventate 923. Lo stesso andamento si registra per le imprese con titolare extracomunitario in Sicilia: dal 2003 al 2004, infatti, si è passati da 8.460 imprese a 9.635.

Le province che spiccano per l'elevata concentrazione di imprese condotte da stranieri sono Palermo e Catania. Lo scorso anno è stata registrata la presenza di 2.183 imprese con titolare extra comunitario nella città di Palermo e 1.845 nella provincia di Catania (ma Messina segue a ruota, con ben 1.514 imprese). È evidente come anche la Sicilia sia perfettamente in linea con le tendenze nazionali di aumento delle imprese condotte da extracomunitari, anche di nazionalità cinese.

Ma cerchiamo di capire il fenomeno con l'aiuto di Julo Consentino, presidente di Confcommercio Sicilia. "Il fenomeno dell’espansione delle attività commerciali da parte di cinesi non è nuovo e coinvolge anche il resto d'Italia - precisa Cosentino - ma in questo ultimo anno e mezzo c'è stata un'intensificazione della presenza di questi esercizi. Io non sono contrario all'apertura di nuove attività di extracomunitari, anche se sono basse nel mercato, l'importante è che tutte le attività che vengono seguano le leggi di mercato e le regolamentazioni commerciali. Tutti i negozi che sono aperti devono essere in regola amministrativamente e le merci che vengono messe in vendita devono dimostrare una certa qualità al consumatore".

Ma è troppo presto per credere che le dinamiche  di mercati della Sicilia possano essere sconvolte dalle merci cinesi. "Non saranno, comunque, i duecento esercizi in più – precisa Cosentino – che possono alterare un equilibrio più complessivo del commercio a Palermo e della Sicilia. In Sicilia ci sono più di centomila aziende commerciali, quindi prima di cambiare la dinamica di mercato di centomila aziende ci vuole un fenomeno più imponente".
Il problema che i commercianti italiani si pongono è se le merci messe in vendita rispettino tutte le normative e le regole sui prodotti a basso costo.

"Oltre ad essere guidati dal mercato - spiega Cosentino - i prezzi seguono norme specifiche sui saldi e sulle vendite promozionali. Il prezzo di una merce messa sul mercato parte da un minimo che è il costo di base e cresce a seconda del margine di rivendita. Quando viene ribassato eccessivamente, rientra in un categoria normativa come quella delle vendite promozionali, oppure se è perennemente sotto costo, bisogna verificare quali sono i motivi. Se la merce venduta non è di buona qualità, o è venduta senza rispettare le norme amministrative e fiscali, si fa una concorrenza sleale. Le autorità comunali dovrebbero intervenire e comminare le sanzioni del caso. Magari con più controlli sul territorio. Ciò vale un po’ per tutti, ovviamente, non solo per le comunità cinesi".

Secondo il presidente regionale della Confesercenti, Giovanni Felice, "ormai è alto il tasso di merce importata dalla Cina in Italia e – sottolinea – sono convinto che almeno il 30-35 per cento delle merci importate provengono dalla Cina. La vera novità in questo fenomeno sta nella quantità di merci. I cinesi vendono sia al dettaglio che all’ingrosso e riforniscono tutta la rete di commercianti dei mercatini".

In Italia la situazione si sta evidenziando più nettamente che in Sicilia. Secondo dati forniti dall'Istat tra il 2002 e il 2003 più di 12.000 operai nel settore calzaturiero hanno perso il posto di lavoro, e altrettanti sono gli operai del settore tessile. I centri studi e di ricerca dei maggiori istituti bancari italiani evidenziano un’economia cinese in costante crescita. In alcuni
settori come il calzaturiero, l'importazione di scarpe è cresciuta  del 4647 per cento: parliamo di oltre 80 milioni di scarpe. Mentre nel settore tessile l'import ha superato il 300 per cento.
Silvia Iacono (9 mar 2005)
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