aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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I nostri seminari. Gaetano Paci, pm alla Dda di Palermo
Il giornalismo d'inchiesta, questo sconosciuto
"I media dovrebbero lasciare la funzione 'servente' che hanno assunto in questi ultimi tempi, e riappropriarsi della voglia di libertà che avevano un tempo", ha detto il sostituto procuratore ai praticanti della Scuola di Giornalismo del capoluogo siciliano. Il problema della segretezza delle fonti

"Il giornalismo dovrebbe lasciare la funzione 'servente' che ha assunto in questi ultimi tempi, e riappropriarsi della voglia di libertà che aveva un tempo". E' quanto detto da Gaetano Paci (nella foto, il primo da sinistra), sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, durante un seminario svoltosi alla Scuola Superiore di Giornalismo dell'Università di Palermo. "Non esiste più il giornalismo d'inchiesta - ha detto Paci - e sono quasi inesistenti casi di vicende giudiziarie innescate a seguito di denunce reiterate da parte della Stampa".

Al centro dell'incontro-dibattito con i praticanti e molti studenti giunti da altre facoltà, il difficile rapporto tra il sistema dell'informazione e quello della giustizia. "Negli anni Sessanta alcuni giornalisti come Mario Francese hanno perso la vita per cercare la verità. - ha continuato il sostituto procuratore - Oggi sono troppi gli interessi che stanno contribuendo ad appiattire il mondo dell'informazione".

Il riferimento, in particolare, va alle recenti notizie riguardanti la cattura del boss Bernardo Provenzano e alla scelta fatta da molti giornali di focalizzarsi su cose, a detta di Paci, "irrilevanti" rispetto ai retroscena. "Sui giornali ormai il rapporto tra Cosa nostra e il resto della società in cui opera, il mondo delle professioni, della politica e dell'imprenditoria, è ridotto alla cattura di Bernardo Provenzano, e anche su questo i giornali non aiutano la giustizia a scovare fatti tenuti nascosti". Non si parla più di legami tra la mafia e tutti quei soggetti che non fanno parte dell'organizzazione ma a questa conferiscono un contributo in termini di risorse finanziarie enormi. Gli organi d'informazione - ha spiegato Paci - preferiscono concentrarsi sui fatti più curiosi, come la permanenza di Provenzano in una clinica francese, invece di capire quali rapporti ha la mafia con i potentati economici e politici della città".

Si è assistito negli ultimi anni, in sostanza, ad un capovolgimento: "Nelle redazioni, i ”deskisti” ormai si limitano a copiare i comunicati stampa adattandoli ad articoli. Pochissimi gli approfondimenti. Il massimo sforzo che fanno i giornalisti è quello di partecipare alle conferenze stampa. Questi metodi portano ad un isterilimento dell'informazione che invece deve restare libera. Un giornalista dovrebbe potere scegliere non solo se pubblicare una cosa o no, ma anche se sollevare un caso oppure no".

"Lo stato attuale della situazione per me è preoccupante, nella misura in cui i giornali hanno la sola finalità di dare un'immagine rassicurante dello stato dei lavori nell'attività di contrasto al grande crimine organizzato".

Al centro del dibattito di oggi anche il reperimento delle fonti, che nel sistema della giustizia non è mai affare da poco. Non esistono uffici stampa nella Magistratura e le investigazioni sono coperte da segreto istruttorio. Ecco che capita spesso di assistere a casi di "fughe di notizie". Il sostituto procuratore comunque chiarisce: "Sta a voi cercare di capire quando una notizia è utile all'informazione o solo a chi ve l'ha passata. Mi auguro che siate voi giovani a fare tornare in luce il giornalismo d'inchiesta e della verità di un tempo".
Annalisa Spinoso (3 marzo 2005)
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