aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Fa eccezione la Sicilia con 6500 istanze

Sanatorie: fallisce il condono ambientale
Nonostante l’enorme incidenza degli abusi edilizi e paesaggistici su tutta la penisola lo scarso successo della legge 308 del 2004 è giustificato dalla scarsa chiarezza della normativa e dall’intreccio di competenze tra Comuni e Regioni

Il condono paesaggistico, controversa misura legale che depenalizza gli abusi commessi n materia ambientale fino al 30 settembre 2004 nelle aree vincolate, non è stata accolta con entusiasmo dalle diverse regioni italiane e nei principali capoluoghi di provincia. Le richieste non arrivano nemmeno a 9 mila anche se è quantomeno curioso che di queste 6500 provengano solamente dalla Sicilia. Niente comunque di paragonabile alle 60 mila istanza previste per la sanatoria paesaggistica da Legaambiente che è stata tradita nelle sue proiezioni. Posto che lo scarso successo del condono paesaggistico non dipende dalla mancanza di abusi ambientali, appare legittimo domandarsi come mai sono così poche le istanze e perché i capoluoghi e le province siciliane fanno eccezione. Una prima risposta, all’interno di un quadro che risulta piuttosto controverso, sembra giungere dall’intreccio di compentenze tra Comuni e Regioni e dalla scarsa chiarezza della normativa. Un vero e proprio “pasticcio”di competenze si è verificato nel Lazio. A fronte delle sole due domande arrivate al Comune di Roma, la Regione ha dovuto protocollare circa mille domande, fra le quali molte riferite alla capitale. Le difficoltà maggiori provengono però dalla scarsa comprensione della norma e dalle complesse procedure da seguire. I commi 37 e 38 della legge 308 del 2004 dicono che il condono paesaggistico estingue il reato. Non c’è però alcuna precisazione sugli effetti amministrativi della sanatoria. Non è chiaro cosa accade nel caso di abuso che si intende condonare. Come sottolienano molte amministrazioni locali il rischio è che l’opera abusiva, una volta regolarizzata, debba comunque essere abbattuta poiché, di fatto, il condono assicurerebbe solo la depenalizzazione del reato. Secondo un’altra interpretazione, il condono amministrativo, inteso cioè come la conservazione del manufatto costruito, è reso implicito dall’ottenimento della compatibilità ambientale. In attesa di risolvere il problema delle competenze, visto che in diverse regioni non si è ancora stabilito a chi tocca occuparsi di questo condono, spetterà comunque alle amministrazioni locali esaminare le domande ed inviarle per il parere alle Sopraintendenze.
Manuela Pagano (22 feb 05)
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