
Fa
eccezione la Sicilia con 6500 istanze
Sanatorie:
fallisce il condono ambientale
Nonostante l’enorme incidenza degli abusi
edilizi e paesaggistici su tutta la penisola lo scarso successo della
legge 308 del 2004 è giustificato dalla scarsa chiarezza della normativa
e dall’intreccio di competenze tra Comuni e Regioni
Il condono paesaggistico, controversa misura
legale che depenalizza gli abusi commessi
n
materia ambientale fino al 30 settembre 2004 nelle aree vincolate, non è stata
accolta con entusiasmo dalle diverse regioni italiane e nei principali capoluoghi
di provincia. Le richieste non arrivano nemmeno a 9 mila anche se è quantomeno
curioso che di queste 6500 provengano solamente dalla Sicilia. Niente comunque
di paragonabile alle 60 mila istanza previste per la sanatoria paesaggistica
da Legaambiente che è stata tradita nelle sue proiezioni. Posto che
lo scarso successo del condono paesaggistico non dipende dalla mancanza di
abusi ambientali, appare legittimo domandarsi come mai sono così poche
le istanze e perché i capoluoghi e le
province siciliane fanno eccezione. Una prima risposta, all’interno
di un quadro che risulta piuttosto controverso, sembra giungere dall’intreccio
di compentenze tra Comuni e Regioni e dalla scarsa chiarezza della normativa.
Un vero e proprio “pasticcio”di
competenze si è verificato nel Lazio.
A fronte delle sole due domande arrivate al Comune di Roma, la Regione ha
dovuto protocollare circa mille domande, fra le quali molte riferite alla
capitale. Le difficoltà maggiori
provengono però dalla scarsa
comprensione della norma e dalle complesse procedure da seguire. I commi 37 e 38 della legge 308 del 2004 dicono che
il condono paesaggistico estingue il reato. Non c’è però alcuna
precisazione sugli effetti amministrativi della sanatoria. Non è chiaro
cosa accade nel caso di abuso che si intende condonare. Come sottolienano
molte amministrazioni locali il rischio è che l’opera abusiva,
una volta regolarizzata, debba comunque essere abbattuta poiché, di
fatto, il condono assicurerebbe solo la depenalizzazione del reato. Secondo
un’altra interpretazione, il condono amministrativo, inteso cioè come
la conservazione del manufatto costruito, è reso implicito dall’ottenimento
della compatibilità ambientale. In attesa di risolvere il problema
delle competenze, visto che in diverse regioni non si è ancora stabilito
a chi tocca occuparsi di questo condono, spetterà comunque alle amministrazioni
locali esaminare le domande ed inviarle per il parere alle Sopraintendenze.
Manuela Pagano (22
feb 05)
rev anme