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Cultura e spettacolo
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050120pamaAP
E' la fisicità la protagonista dell'opera di Vanessa
Ambrosecchio
Cico c'è, la voce di un corpo che parla
Da quando
Mariù custodisce Cico dentro di sé comincia a studiare
le proprie sensazioni fisiche e impara a non averne paura, quella paura
che invece logora Erina, in perenne conflitto con se stessa. Storie
diverse, che si sfiorano sullo sfondo di una Venezia uterina che diventa
protagonista
Vincitore del premio "Vittorini opera
prima", finalista ai premi "Fiesole", "Città
di Roma" e candidato al premio "Strega", Cico
c'è, il libro dell'esordiente Vanessa Amborsecchio, edito
da Einaudi, ha tutti i numeri per far parlare di sé. Da mesi
in libreria, Cico c'è
continua ad attirare lettori nelle maglie della sua rete, catapultandoli
nel contorto e insieme sublime universo femminile delle tre protagoniste.
Pagina dopo pagina, la vita di Mariù, quella di Erina e di Rachele
si mescolano sapientemente. Si fa presto a capire che il vero protagonista
del libro è il corpo analizzato, monitorato, quasi con rigore
scientifico, nei suoi aspetti più fisiologici. Nell'atmosfera
umorale, resa ancora più marcata dall'ambientazione a Venezia,
città uterina per eccellenza, le sensazioni del corpo recuperano
la dignità che spetta loro.
A proposito della genesi del romanzo, l'autrice rivela che in un primo
momento erano nati dei racconti autonomi che avevano come protagoniste
tre donne. "Rileggendoli mi sono accorta - spiega Ambrosecchio
- che tutti e tre i racconti ruotavano quasi ossessivamente attorno
allo stesso tema, declinato in modi e con stili diversi. In sostanza
raccontavo la dimensione della donna col proprio corpo, nelle sue mille
sfaccettature". L'autrice sottolinea che non sempre questo rapporto
è vissuto serenamente, ma al contrario sembra radicata nelle
donne una sorta di paura a comunicare col proprio corpo, ad indagarne
i sintomi, ad osservarlo. Tra tante tipologie di donne, la scrittrice
ha scelto Mariù, diciottenne dal corpo chiuso come un fiore che
non si decide a sbocciare, che le crea complessi e imbarazzo. Quello
stesso corpo che custodisce Cico come un segreto che cresce senza chiedere
il permesso. C'è Erina, che col suo corpo è perennemente
in conflitto al punto da considerarlo il suo peggior nemico. Infine
Rachele, una ginecologa che ha dedicato la propria esistenza a
far nascere bambini e che per beffa del destino non può averne
uno suo.
La nota costante che emerge dal libro è la grande dignità
e forza delle tre donne, dal profilo così ben delineato che sembra
sfuggire a qualunque ingerenza da parte dell'autrice. “"Rivedendo
le tre storie mi rendevo sempre più conto - aggiunge Ambrosecchio-
che era necessario che le vite dei miei personaggi si sfiorassero. Così
è iniziato il lavoro di montaggio che ha dato vita al romanzo”.
Realizzato nell'arco di quattro anni, Cico
c'è è il frutto di un lavoro di limatura in cui
la scrittrice si è cimentata in una tecnica quasi cinematografica,
montando le scene senza apparente connessione per poi farle convergere
in una conclusione in cui tutto torna. In questo gioco di incastri,
realtà e dimensione onirica si rincorrono, il tema della maternità
si combina inevitabilmente con la sterilità, piaga del nostro
tempo. “"Accettare la maternità significa volere scommettere
e credere nel futuro; la sterilità è esattamente il contrario,
la paura che spesso diventa incapacità di ascoltare i messaggi
del nostro corpo". Cico, questo bambino che non è un bambino,
questo nome che non è un nome, assumedo i contorni della
metafora, è il “"seme"” che consentirà
a Mariù di crescere, di emanciparsi dalla paura del suo corpo
e dagli altri.
"Cico è tante cose insieme, a me piace vederlo come la riserva
di utopia che ciascuno di noi può ritrovare dentro di sé
per andare avanti", aggiunge Ambrosecchio. Nella stessa conclusione
un po'’paradossale di prosciugamento del mondo, Mariù è
l'unica che, grazie alla forza di Cico, può scommettere che riuscirà
a farcela. Non così Erina che, invece, in modo pessimista, teme
la fine del mondo. “"La bellezza della letteratura - conclude
l'autrice - è che si possono realizzare finali aperti. Il finale
di Cico c'è offre al lettore due possibilità:
scegliere la visione di Mariù o quella di Erina secondo la propria
sensibilità".
Manuela Pagano
(20 gennaio 2005)
rev giol
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Testata periodica registrata presso il Tribunale di Palermo al n. 10
del 1/6/2001
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Redazione a cura della Scuola di Giornalismo - Corso di laurea in
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